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DISCORSO 31 Luglio Lug 2014 1641 31 luglio 2014

Riforme, Renzi in direzione Pd: «Non evitare canguro ma lumaca»

Governo battuto, il premier: «Non è un remake di Prodi».

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Matteo Renzi alla direzione del Pd.

Governo ko al Senato durante il voto, a scrutinio segreto, su un emendamento della Lega che conferisce anche al nuovo Senato la competenza legislativa su materie 'eticamente sensibili' come diritti civili, famiglia e matrimonio. L'esecutivo di Matteo Renzi è andato sotto di sette voti (154 a favore dell'emendamento, 147 contrari e due astenuti) e non è mancato chi, tra gli stessi Dem, ha citato «la carica dei 101» del Pd che lo scorso anno contravvennero alle indicazioni ufficiali del partito e affossarono l'elezione di Romano Prodi alla presidenza della Repubblica.
Il premier, che sta cercando di ricucire con i frondisti dem, ha tolto di mezzo il paragone, ammettendo però che il voto «lascia l'amaro in bocca» e che «viene scritta una pagina non positiva». Renzi è convinto che «non sia una vicenda tutta interna al Pd, anzi oggi scommetterei che sono stati altri. L'idea che le riforme si facciano tutti incappucciati di nascosto col voto segreto perché non si ha il coraggio di dire le cose, non funziona».
CACCIA AI FRANCHI TIRATORI. Nessun commento da parte del ministro Maria Elena Boschi che è rimasta in Aula dopo la votazione. Nella maggioranza è già caccia ai franchi tiratori: si cerca chi ha tradito nel segreto dell'urna. Nel Pd, intanto, gli occhi sono puntati su quei senatori che hanno pubblicamente espresso le proprie perplessità sulla riforma. Felice Casson in Aula ha annunciato il proprio sostegno all'emendamento, aggiungendo la propria firma al testo, ma è l'unico che ci ha messo la faccia.
ZANDA ATTACCA GRASSO. Ma la tensione è forte anche nei confronti del presidente del Senato Pietro Grasso. Il capogruppo dem Luigi Zanda lo ha attaccato duramente per la decisione di aver concesso il voto segreto sull'emendamento proposto dal senatore della Lega Stefano Candiani e per la gestione dell'Aula: «Le norme sul voto segreto non sono state previste per dare scorciatoie politiche e per la tutela del franco tiratore politico e non morale», ha detto Zanda. Parole alle quali, però, la seconda carica dello Stato non ha voluto replicare.

Renzi apre alle preferenze sull'Italicum

Renzi si è presentato in direzione nazionale con l'obiettivo di compattare il Partito democratico intorno alle riforme poche ore dopo lo scivolone del governo in Aula. «Noi abbiamo e avremo uno stile sulle riforme, che non è evitare il canguro, ma la lumaca: le riforme non devono diventare l'ennesima discussione su cui stare anni e anni, noi abbiamo voglia di cambiare assieme ai cittadini», ha detto.
Insomma, bisogna fare in fretta ad approvare una riforma «importante e storica»: «Stiamo mettendo fine a anni di bicameralismo perfetto che persino nella costituente fu visto come un limite».
MODIFICHE ALL'ACCORDO SULLA LEGGE ELETTORALE. Quindi il presidente del Consiglio ha chiesto «un mandato alla direzione sulla necessità di apportare all'accordo sulla legge elettorale alcune modifiche». Al Senato bisogna «cercare di alzare un po' la soglia per il premio di maggioranza» e «introdurre le preferenze».
Renzi ha poi risposto a chi vede segreti e misteri dietro l'accordo con Berlusconi: «Il patto del Nazareno è un atto parlamentare, può piacere o no, si può cambiare o no. I correttivi si possono fare ma lavorando insieme ai contraenti del Patto».

Spending review avanti anche senza Cottarelli

Le polemiche interne all'esecutivo sono tornate a riaccendersi anche con le affermazioni di Carlo Cottarelli, che ha criticato l'uso che il governo fa delle risorse provenienti dalla spending review: «Rispetto e stimo Cottarelli: farà quello che crede. Ma non è Cottarelli il punto fondamentale: la spending review la facciamo anche se va via, dicendo con chiarezza che i numeri sono quelli», ha affermato Renzi.
«ECONOMIA ALTALENANTE». Il premier poi è passato ad analizzare la situazione economica del Paese: «I dati sono altalenanti», la disoccupazione va meglio ma la «crescita è decisamente più bassa di quello che ci aspettavamo e non siamo in condizioni di avere un percorso virtuoso che avevamo immaginato».
Ciò nonostante Renzi rimane positivo: «Sono convinto, certo e sicuro che l'Italia è nelle condizioni di guidare la ripresa dell'Europa. Ma o lo fa il Pd non lo fa nessuno». Parlando di Ue, il presidente del Consiglio ha aggiunto: «Saluto con grande attenzione ciò che ha detto Juncker» sugli investimenti annunciati, «lo aspettiamo alla prova dei fatti. È un risultato del Pse aver portato Juncker a dire le cose che ha detto. Ora bisogna vedere se lo fa».

Politica estera al centro: dalla Russia a Gaza e la Libia

Al centro del discorso anche la politica estera e gli scenari più caldi del momento: «L'accusa di qualche giornale internazionale di accondiscendenza nei confronti della Russia è da respingere al mittente», ha detto Renzi dopo aver sottolineato che il ministro degli Esteri Federica Mogherini «sta facendo un grande lavoro».
Per quanto riguarda Gaza, secondo il capo del governo, «c'è un'unica carta che oggi va giocata, è la proposta egiziana su cui dobbiamo insistere e investire».
E ancora: «Restare in Libia significa tentare di avere un ruolo su alcune delle questioni geopolitiche più importanti dei prossimi anni, pace, sicurezza e immigrazione. Siamo rimasti noi e gli inglesi come ambasciata».

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