Brando Maria Benifei 140728122205
INTERVISTA 1 Agosto Ago 2014 0600 01 agosto 2014

Benifei: «Noi giovani in Europa per cambiare tutto»

Dagli scout alle feste dell'Unità sino al seggio a Bruxelles.

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da Bruxelles

Brando Maria Benifei, classe 1986, è il più giovane eurodeputato italiano insieme con il grillino Marco Zanni.
Nel mondo del lavoro non è ancora entrato - a ottobre discute la tesi di laurea in Giuriprudenza - ma in quello della politica è quasi un veterano. Ha iniziato al liceo come rappresentante di istituto, poi si è fatto le ossa nella sede del Pd di La Spezia, sino a diventare consigliere provinciale.
IL PASSATO SCOUT. Da sempre volontario alle feste dell'Unità e scout (come il premier Matteo Renzi) - «anche se non sono cattolico, ma agnostico», tiene a precisare -, Benifei è invece un europeista convinto: è stato vicepresidente dei Giovani socialisti europei e responsabile Europa dei giovani democratici.
A 28 anni ha un ufficio al 15esimo piano del parlamento di Bruxelles e tre assistenti, suoi coetanei, che lo aiutano a organizzare il lavoro.
LOBBY A FAVORE DEI GIOVANI. «Siamo un lobby group a favore dei diritti dei giovani in chiave progressista», dice a Lettera43.it mentre spiega che a Bruxelles è venuto con un sogno: quello di cambiare tutto.
«Oggi l'Unione europea non è democratica perché la gente non la capisce: è troppo complicata. Per questo, da federalista quale sono, mi impegnerò per la convocazione di una convenzione per la riforma dei trattati con il coinvolgimento dei cittadini».
DA CUPERLO A RENZI. «Non sono figlio di politici», racconta il giovane eurodeputato. «Renzi non mi ha nominato all'ultimo momento per andare a Ballarò e diventare la star che prendeva i voti. Ho dovuto battere il territorio palmo a palmo, parlare con la gente, perché io», ribadisce con orgoglio, «vengo dal territorio e mi sento lontano dalle dinamiche correntizie».
Per questo, la sua elezione a Bruxelles, ammette, è stata una scommessa. «Io al congresso ho votato Cuperlo», spiega. Anche se ora Renzi è il suo leader: «Lo apprezzo per il lavoro che sta facendo in Europa, ma», sottolinea, «sono contro il modello troppo privatistico di politica e il taglio al finanziamento pubblico».

DOMANDA. Qual è la prima cosa che vuole fare qui a Bruxelles?
RISPOSTA.
Occuparmi della Garanzia giovani. Il nostro obiettivo è quello di allargare il budget. Oltre ai 6 miliardi decisi per i primi due anni, vogliamo chiedere alla Commissione altri 20 miliardi.
D. Sempre che i Paesi riescano a spendere quelli già stanziati…
R.
In Italia molte Regioni sono ancora indietro con il piano di attuazione, quindi serve un monitoraggio attento per non sprecare queste risorse che seppur poche abbiamo. Ma non basta.
D. Che cosa propone?
R.
Una vera politica industriale comunitaria, più risorse al bilancio europeo tassando le transazioni finanziarie speculative e istituendo una carbon tax sui maggiori inquinatori. Perché il rischio è che la Garanzia giovani in un contesto di bassa crescita diventi un ammortizzatore sociale e non più una politica attiva del lavoro.
D. Che la disoccupazione giovanile sia la più grande emergenza europea lo dicono tutti, ma nessuno agisce.
R.
La grande innovazione della presidenza italiana è che si parla finalmente di stabilizzatori automatici per contrastare la disoccupazione, almeno all'interno dell'area euro. Un dibattito sempre difficile e l'Italia è stata coraggiosa a metterlo sul tavolo. Un buon inizio.
D. Sì, come il tema della flessibilità. Però poi alla fine il governo italiano continua a ripetere che rispetterà le regole...
R.
Se avessimo vinto le elezioni europee oggi faremo sicuramente un'altra politica, ma le abbiamo perse. Ha vinto il partito popolare. La magra consolazione è che almeno questa volta popolari e socialisti sono più vicini come peso in parlamento e quindi riusciremo a ottenere qualcosa in più.
D. Per esempio?
R.
A livello di nomine prima di tutto. Poi il governo italiano sta comunque provando a lavorare per una riforma del patto di stabilità che ora non guarda alla qualità della spesa pubblica. Questo è il grosso tema.
D. Un tentativo che la Germania e i Paesi rigoristi hanno già bocciato.
R.
Quello di Angela Merkel è un governo miope perché non guarda al benessere di lungo termine. O l'Europa intera recupera una solidarietà e una fiducia reciproche o altrimenti non riusciamo a uscire dalla crisi. Ci possiamo salvare solo se stiamo tutti insieme.
D. Il ministro Pier Carlo Padoan allora dovrebbe imporsi un po’ di più?
R.
Certo ora è prudente perché è chiaro che se non riusciamo a cambiare gli equilibri politici non possiamo fare molto. Comunque già una lettura più flessibile del patto può darci grandi risultati.
D. Sì, ma quando?
R.
Servirà una lunga e continua contrattazione politica, che però come italiani facciamo con il vento in poppa, visto che il Pd è stato il partito più votato. Inoltre abbiamo Renzi che ha una grande leadership europea riconosciuta.
D. Certo se migliorasse il suo inglese le contrattazioni potrebbero essere più proficue...
R.
A parte qualche simpatico svarione, Renzi conosce meglio l'inglese dei tre quarti dei politici italiani.
D. Ma gli altri non devono convincere Merkel a essere più flessibile...
R.
Io conosco l'inglese perfettamente ma non mitizzerei le lingue. Massimo D'Alema riusciva a fare una grande politica internazionale da ministro degli Esteri e da premier senza sapere bene l'inglese.
D. Ma dai giovani rottamatori di oggi ci si aspetta qualcosa in più.
R.
La nostra generazione di 40enni non sa bene le lingue. E comunque Merkel non parla mai inglese nelle occasioni pubbliche perché è cosciente che non deve avere nessuno complesso di inferiorità. Anche se è importante, non penso che la competenza linguistica sia centrale.
D. Complessi linguistici a parte, che cosa non le mancherà dell'Italia?
R.
Le eccessive divisioni personalistiche basate più che sulla politica, sulla figura del leader. Qua ci si confronta sui temi, non sul «con chi stai». C'è meno l'ansia di rispondere a delle filiere rigide.
D. Già. Ma lei con chi sta?
R.
A me piace il Pd plurale anche se a volte c'è un correntismo troppo personale: renziani, bersaniani, civatiani.
D. Lei ora è un renziano anti-civatiano?
R.
Ho un ottimo rapporto con Civati, condivido tante battaglie che ha fatto per una maggiore democrazia nel partito, ma ora non capisco questo atteggiamento distruttivo rispetto all'azione del governo.
D. I politici che apprezza di più?
R.
Sono quattro: Renzi sta facendo un ottimo lavoro sui temi europei e ha avuto il coraggio di fare aderire il Pd al Pse. Poi certo non condivido tutto: sulle riforme istituzionali serve uno sforzo di mediazione maggiore rispetto alle giuste preoccupazioni manifestate.
D. Secondo?
R.
Fabrizio Barca per la sua riflessione sul ruolo dei corpi intermedi. Condivido la sua proposta alternativa di riduzione e trasparenza assoluta sul finanziamento ai partiti. Dopo quello che è successo con il Mose forse bisognerebbe vietare il finanziamento privato alla politica non quello pubblico.
D. Terzo?
R.
Federica Mogherini 10 anni fa è stata vicepresidente dei giovani socialisti europei come me, è una ragazza tutt'altro che inesperta come invece viene dipinta.
D. Quarto?
R.
Il ministro alla Giustizia Andrea Orlando, che è spezzino come me. Con lui ho cominciato a fare attività politica. Anche se non sono d'accordo con tutte le sue scelte, ha un approccio che condivido: studia le cose, ascolta tutti e lavora tanto.
D. E D’Alema?
R. Ha fatto bene a non ricandidarsi e a partecipare insieme con Veltroni al ricambio. Penso che abbia un ruolo importante da spendere a livello europeo. Se al posto di Lady Ashton, oltre a Mogherini facessero il suo nome sarei contento.
D. Come dire: avanti i giovani.
R.
L’uno non esclude l’altro. A volte si sceglie secondo il criterio dell’esperienza, a volte secondo quello del rinnovamento. Ora per esempio sto promuovendo la formazione dell'intergruppo dei giovani parlamentari, perché credo molto nel dialogo tra i giovani di tutti gli schieramenti.
D. Anche con i grillini?
R.
Sì, Grillo è un leader autoritario e reazionario, ma tra i 5 stelle ci sono tante persone intelligenti con cui penso ci si possa e si debba confrontare.

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