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POLITICA 1 Agosto Ago 2014 1430 01 agosto 2014

Diritti civili, i cattolici frenano Renzi

L'ostruzionismo sui temi etici.

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Chi ha atteso per anni una legge sui diritti civili per gli omosessuali, che adeguasse quanto meno l'Italia agli standard europei, anche stavolta deve accomodarsi alla proverbiale finestra. Per assistere all'ennesimo rinvio di un dibattito che rischia di restare nei programmi elettorali.
Nemmeno il premier più giovane della storia repubblicana, infatti, è ancora riuscito a tirar fuori dalle secche della politica un tema su cui in tanti, per anni, da ogni latitudine, hanno fatto a gara per mandare a sbattere sull'insormontabile scoglio del 'benaltrismo'.
LA FORZA DEI TEODEM. La forza dell'ala cattolica del Pd, del resto, non può stupire. Per alcuni sarebbero stati proprio un manipolo di ex Dl ad aver boicottato il voto del 31 luglio in Senato sui temi etici, facendo andare sotto il governo. Non solo. Rimanendo alle cronache recenti, la nomina di Patrizia Toia, ex Ppi ed ex Margherita, a capodelegazione Pd a Strasburgo - a scapito di Simona Bonafè - ha rappresentato una vittoria del fronte cattolico dem.
SFUMATE LE PROMESSE. Renzi, che da quel mondo proviene, ha sempre cercato di mediare tra le diverse anime del partito. E qualche promessa solenne l'aveva fatta. Per esempio nelle campagne elettorali che si è trovato a condurre tra il 2012 (premiership) e il 2013 (segreteria nazionale del Partito democratico).
Il premier, di cultura cattolica, nel corso degli anni ha smussato parecchi angoli della sua formazione, arrivando a sposare testi come la Civil partnership alla tedesca e la Stepchild adoption.
In pratica istituti simili al matrimonio, con la possibilità di adottare i figli del compagno o della compagna.
Un compromesso, sia chiaro, in confronto a quanto chiedevano associazioni e cittadinanza, ma anche questo passo sarebbe stato meglio del nulla assoluto della legislazione italiana.
RINVIATO IL DIBATTITO. Nel cronoprogramma renziano, snocciolato una volta accettato l'incarico di presidente del Consiglio, non c'era la riforma dei diritti civili, ma nell'agenda di governo il mese di settembre era segnato in rosso.
Le cose per Renzi, poi, non sono andate come aveva immaginato. E ora, in pieno agosto, il premier, assieme ai suoi fedelissimi, si trova a combattere, voto segreto su voto palese, la battaglia per l'abolizione in prima lettura del bicameralismo perfetto, ultimo ostacolo temporale stabilito dal capo dell'esecutivo prima di affrontare i temi etici. Ergo, il dibattito subirà l'ennesimo slittamento e un testo potrebbe essere pronto non prima dell'inverno.
PRODI E IL FLOP DEI DICO. Tra il dire e il fare c'è, però, di mezzo il mare. Anzi, trattandosi di politica, la palude. Nella quale i parlamentari di stretta osservanza cattolica proveranno a impantanare il dibattito. E la pattuglia è numerosa, oltre che efficace: basti ricordare i tentativi di Romano Prodi nelle sue brevi esperienze al governo (i famigerati Dico a cui si oppose soprattutto l'alleato dell'epoca, Clemente Mastella). Ma anche oggi che lo scenario è cambiato, le resistenze (e i resistenti) sono sempre le stesse.

Al Senato resta il controllo di legiferare sui temi etici

Il dibattito sui diritti civili è possibile che slitti ben oltre settembre.

Il testo presentato dalla senatrice dem, Monica Cirinnà, a cui si è subito opposto il ministro di Comunione e liberazione Maurizio Lupi (Nuovo centrodestra), è bloccato nei meandri di Palazzo Madama, mentre in Aula i temi etici sono diventati addirittura il pugnale con cui accoltellare la riforma del Senato.
Perché il governo è andato sotto sul voto segreto all'emendamento del leghista Stefano Candiani, che appunto assegna alla prossima Camera delle Autonomie il potere di legiferare sui temi etici. Un pastrocchio che rischia di mettere in seria difficoltà l'impianto del ddl, se non ci saranno modifiche nei prossimi passaggi parlamentari.
STOP DEI CATTOLICI. E se la modifica proposta dall'esponente del Carroccio è passata, resta evidente che ci sia lo zampino anche dei senatori del Pd.
«Sono i popolari che non vogliono né la riforma del Senato, né le unioni civili», spiega a Lettera43.it un parlamentare di maggioranza. «In questo modo hanno lanciato due messaggi in uno a Renzi: da qui non si passa».
Il segretario-premier, però, deve inventarsi qualcosa, e alla svelta. Perché la base che lo ha sostenuto inizia a dare i primi segni di insofferenza.
APPELLO TRA I DEM. Già nelle scorse settimane una parte dei suoi sostenitori aveva consegnato al secondo piano di via del Nazareno un documento con migliaia di firme per ottenere una stretta sui tempi della nuova legge, ma anche quell'iniziativa non ha sortito gli effetti sperati. Tanto che sulle bacheche Facebook dei supporter renziani stanno comparendo, in tono polemico, i primi video del passaggio sui diritti degli omosessuali del confronto Sky tra i candidati alla segreteria del Pd, Gianni Cuperlo e Pippo Civati.
NUOVO SCONTRO NEL PD. Sarà una lotta dura, combattuta da un cattolico contro i cattolici, che rischia di lacerare soprattutto il Pd, anche più del Patto del Nazareno. Eppure Renzi deve metterci le unghie e i denti, oltre che la faccia, per portare a casa il risultato. Che non può essere un compromesso al ribasso con gli alleati di Ncd e Scelta civica, né il frutto dell'ennesima mediazione interna. Anche perché ora può trovare sponda nell'ala più riformista di Forza Italia, quella di tradizione socialista per intenderci, che conta addirittura sulle aperture di credito di Silvio Berlusconi.
TRAPPOLE BIPARTISAN. Il premier ha dunque spazio di manovra sui diritti civili, ma lastricato di trappole dell'area cattolica intransigente, che va da destra a sinistra senza distinzioni di sorta.
Per un leader politico cattolico, che ha sempre fatto un vanto del fatto di «aver giurato sulla Costituzione e non sul Vangelo», questa è una sfida da vincere. Altrimenti la sua azione sarà incompleta.

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