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ANALISI 1 Agosto Ago 2014 1703 01 agosto 2014

Gaza, perché il rapimento di un soldato israeliano è strategico

Con il rilascio di Shalit, Hamas ottenne la liberazione di 1.027 prigionieri palestinesi.

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Gilad Shalit.

Quando un soldato israeliano viene rapito dai guerriglieri di Hamas - come accaduto nella Striscia di Gaza il primo agosto - i palestinesi esplodono colpi in aria al grido di Allah akbar, Allah è grande.
In un conflitto che al 31 luglio ha causato 1.500 vittime, di cui 62 soldati israeliani, il rapimento di un militare potrebbe sembrare quasi irrilevante. Invece così non è.
UNO VALE 1.027. La vita di un soldato di Tel Aviv, infatti, vale. E molto. Quanto lo dimostra l'ultimo rapimento del 2006. Gilad Shalit venne sequestrato da Hamas in un posto di blocco e liberato cinque anni dopo, in cambio del rilascio di 1.027 prigionieri palestinesi.

La copertina del magazine del New York Times in occasione del rilascio di Shalit.

Lo scambio, per quanto potesse apparire sproporzionato, venne approvato dal governo di Tel Aviv con 26 voti contro tre. E fu appoggiato da quasi l'80% dei cittadini israeliani.
Del resto il servizio militare nell'Idf è obbligatorio. E l'esercito, come ha ricordato il Washington Post, è un'istituzione fondamentale per lo Stato d'Israele. Per questo la liberazione di Shalit assunse un valore fortemente simbolico. Anche perché fu il primo soldato rapito a essere stato rilasciato vivo in 26 anni.
PER HAMAS UN OSTAGGIO VALE ORO. Lo scambio di prigionieri, oltre al tragico bilancio dell'ultima operazione israeliana, rende bene la differenza di forze tra le fazioni in guerra. Va da sé che un ostaggio vale oro per Hamas.
Con l'operazione Shalit, Hamas ottenne più di quello ottenuto da Mahmoud Abbas in mesi di trattative diplomatiche.
E con l'ultimo rapimento potrebbe avvenire lo stesso. Il prezzo fissato per il rilascio del soldato rapito potrebbe essere il rilascio dei prigionieri palestinesi, la fine del controllo alle frontiere di Gaza e il pagamento dei 40 mila dipendenti pubblici della Striscia.
E se la trattativa andasse a buon fine, Hamas - in difficoltà economica e di consensi - otterrebbe nuova linfa vitale

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