Senato 140801171005
APPROVAZIONE 1 Agosto Ago 2014 2150 01 agosto 2014

Riforme, il Senato dei 100 ottiene il via libera

Il governo incassa il sì all'articolo 2.

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La protesta del M5s in Aula.

Un passo avanti decisivo nel tribolato percorso in Aula del ddl costituzionale Boschi. L'esecutivo, seppur a rilento, ha incassato l'approvazione dell'articolo 2, vero e propro cuore della riforma, che istituisce il Senato «dei 100» e archivia definitivamente l'ipotesi dell'elezione diretta (leggi cosa cambia).
Una svolta preceduta da una giornata tumultuosa, scandita dall'Aventino del Movimento 5 stelle, ma anche dalla ripresa del dialogo tra Partito democratico e Sinistra, ecologia e libertà. Ciò che più importa a Matteo Renzi, tuttavia, è il raggiungimento del giro di boa: grazie ai salti consentiti dal meccanismo del 'canguro' e a tre giorni di sedute fino alla mezzanotte, sono stati archiviati 4.500 degli oltre 7 mila emendamenti al testo.
L'8 AGOSTO OBIETTIVO POSSIBILE. Il via libera alla riforma l'8 agosto non solo non è più una chimera, dunque, ma nella maggioranza non si esclude nemmeno di riuscire a chiudere il giorno prima: «La prossima settimana sarà conclusiva», ha esultato il premier.
A simboleggiare la tensione dei lavori dell'Aula, è bastata in mattinata l'immagine della senatrice del Nuovo centrodestra Laura Bianconi con una vistosa fasciatura al braccio: tutta colpa dei 'tumulti' scoppiati la sera precedente. Si è assistito a scene «inaccettabili» che minano «la dignità del Senato», ha scandito con durezza il presidente Pietro Grasso. «Simili comportamenti non saranno più consentiti», ha aggiunto con riferimento ai «disordini» causati dalla Lega, che hanno bloccato i lavori. E ha annunciato «pesanti sanzioni».
I CINQUE STELLE SUL PIEDE DI GUERRA. Ma la reazione delle opposizioni alle sue parole è stata altrettanto dura. I cinque stelle si sono imbavagliati e hanno annunciato di non voler più partecipare alle votazioni. La Lega ha abbandonato l'Aula, denunciando che si cambia la Costituzione come fosse un «regolamento di condominio». Hanno sautato e se ne sono andati anche i sette senatori di Sel: «Non ci sono le condizioni per un confronto democratico». In Aula sono rimaste soltanto maggioranza e Forza Italia. Mentre andavan oavanti le votazioni, con l'accantonamento grazie alla tecnica del 'canguro' di 13 mila emendamenti tra loro analoghi, Grasso ha abbandonato per la prima volta il suo scranno dopo tre giorni no stop per tentare di ricucire.
LA MEDIAZIONE DI GRASSO. Il presidente ha sentito i capigruppo e convinto M5s e Sel (non la Lega) a tornare in Aula, perché «per le riforme c'è bisogno del contributo di tutti». A quel punto, è arrivato un altro segnale di inversione di rotta: dopo la sollecitazione del dissidente dem Tocci e del coordinatore di Ncd Quagliariello, il ministro Maria Elena Boschi ha preso la parola per dire che, fermo restando il no al Senato elettivo, resta «la disponibilità del governo al dialogo e al confronto su alcuni temi» contenuti dagli articoli 3 a 40 del ddl. «Finalmente un primo segnale di disponibilità del governo», ha replicato Loredana De Petris (Sel): «Siamo disponibili a confrontarci». Ha avuto così inizio il disgelo tra i vendoliani e il Pd.

Renzi plaude al dialogo e apre alle modifiche

Il ministro per le Riforme, Maria Elena Boschi nell'Aula di Palazzo Madama.

Per svelenire un clima sempre più corroso e avviare la riforma su binari più sicuri, il governo aveva deciso di lanciare un segnale di distensione. All'ora di pranzo Renzi aveva ricevuto a Palazzo Chigi i capigruppo dei partiti di maggioranza e confermato che si può trattare su alcune modifiche. L'idea era quella di mettere al sicuro l'architrave della riforma, con l'ottenimento del via libera all'articolo 2 sulla composizione del nuovo Senato (95 senatori eletti dai consigli regionali, cinque nominati dal capo dello Stato). Poi, prendersi due giorni di riflessione nel fine settimana per provare a mediare su temi come la composizione della platea di elezione del Colle, l'immunità e, soprattutto, i referendum. È quest'ultimo il punto su cui viene considerata più probabile una modifica già a Palazzo Madama, mentre sugli altri si potrebbe discutere alla Camera. Subito dopo pranzo, Boschi ha visto i capigruppo di Sel e Lega: due incontri interlocutori, per costruire le basi del dialogo. «Dopo giorni di blindatura e ostruzionismo il governo apre una finestra», ha commentato soddisfatto Nichi Vendola.
BOSCHI NEL MIRINO DEI PENTASTELLATI. Meno soddisfatto il Carroccio, che ha presentao 10 proposte, ma ha mantenuto una posizione «negativa» ed è rimasto fuori dall'Aula. Mentre il M5s ha denunciato che la Boschi non li ha voluti vedere e ha fatto scattere l'Aventino: «Non parteciperemo mai più ai lavori sul ddl».
In Aula, complice proprio questo Aventino, i lavori sono andati avanti spediti e a fine serata si è riusciti ad approvare l'articolo 2 e archiviare così l'ipotesi dell'elettività diretta del Senato, per la quale si battevano i dissidenti di tutti i partiti. «Le riforme stanno andando avanti e sono molto soddisfatto», ha commentato Renzi. «In Senato sentivo urlare 'non si può, non si può', non voglio fare citazioni americane ma noi siamo quelli del 'si può fare'. Basta con la logica del no».

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