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ATTACCO 2 Agosto Ago 2014 2100 02 agosto 2014

Beppe Grillo: «Siamo pronti al voto a ottobre»

E lancia la proposta: «Sì ai dazi doganali».

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Beppe Grillo a Palau prima d'imbarcarsi sul gommone per La Maddalena (2 agosto 2014).

Prima d'imbarcarsi su un gommone, assieme ad alcuni parlamentari del Movimento 5 stelle, per recarsi a La Maddalena e «vedere lo scempio lasciato dal G8», Beppe Grillo è tornato ad attaccare l'accordo tra Matteo Renzi e Silvio Berlusconi: «Da parte di Renzi non c'è nessuna apertura. Uno salva l'altro. Berlusconi pensa alle sue imprese e in cambio voterà le riforme. Basta. E basta col parlamento di nominati che ancora pretendono l'immunità. Sono personaggi televisivi».
Non si tratta di eliminare il Senato, «ma di risolvere il problema di un parlamento di nominati che poi nomina il Consuglio superiore della magistratura». È un Paese «più antidemocratico dell'età fascista. Noi studiamo, loro votano, modificano i regolamenti. E Grasso sostiene questa infamia democratica».
PRONTI AL VOTO. Il Movimento 5 stelle, ha aggiunto l'ex comico, «è pronto ad andare al voto anche a ottobre e con l'attuale legge elettorale». Ha quindi rinnovato l'intenzione di farsi da parte nel caso di una sconfitta elettorale: «Chiunque faccia parte di questo sistema non deve più stare al potere ma se gli italiani voteranno ancora per loro vorrà dire che ho sbagliato per sette anni e sono pronto a farmi da parte».

«La Maddalena, lo scandalo dimenticato»

Una panoramica dell'ex Arsenale militare a La Maddalena.

Beppe Grillo il 2 agosto ha visitato La Maddalena.
E sul blog ha spiegato i motivi del blitz sull'isola, al largo della Sardegna che avrebbe dovuto ospitare il G8 nel 2009.
Il post inizia con una serie di dati sulla costruzione delle infrastrutture «ora dimenticate» e «i numeri dello scandalo».
«Oggi (2 agosto, ndr) Beppe e alcuni parlamentari M5s sono in visita a La Maddalena. Come già accaduto per Expo, per la Terra dei Fuochi, andiamo a vedere e a mostrare a tutti ciò che è stato nascosto, insabbiato o come in questo caso opportunamente dimenticato. Perché lì ci sono 12 mila cittadini che non contano nulla e che stanno ancora pagando con i loro soldi, la loro salute e il loro futuro l'ennesima porcata all'italiana stile prendi i soldi e scappa. Fino a quando, fino a quando, si abuserà così della nostra pazienza?».
L'ATTACCO A BERTOLASO E ANEMONE. Beppe Grillo è un fiume in piena: «12 mila persone, gli abitanti dell'isola, non contano nulla, e non rientrano in nessun computo. Ma sono loro che hanno subìto le peggiori conseguenze per il disastro di una strombazzata Grande Opera degradata poi in fretta e furia a 'sito di interesse regionale'. Chi doveva mangiare aveva mangiato, ricordate? Balducci, Bertolaso, Anemone, De Santis, nomi diventati celebri per appalti truccati, risatine sui terremoti, case in affitto, palestre abusive, insomma il solito giro dei 'seri e competenti' a cui si affidano le Grandi Opere in Italia. Expo e Mose degni eredi».
DALLA SARDEGNA A L'AQUILA. Di quel G8 nato morto (fu spostato a L'Aquila per opportunità pubblicitarie dell'allora governo) «sopravvive però molto. E quello che sopravvive è inutile e dannoso. Idrocarburi, arsenico, amianto, cadmio, piombo, rame, mercurio che si muovono liberi sui fondali, e che nessuno ha soldi né intenzione di rimuovere».
Una seconda Ilva «in territorio sardo; gli hotel e centri conferenze 'gestiti' dall'azienda della Marcegaglia: cinque stelle pronti per l'apertura e rimasti a prendere polvere, con tanto di arredi e perfino le lenzuola, e con incorporato un tassametro Imu che gira e costringe la Regione (a cui sono stati affibbiati) a spendere decine di migliaia di euro in tasse per edifici non richiesti, che non servono e non rendono un centesimo. La Maddalena vanta persino la fibra ottica: 13 chilometri di cablaggi che potrebbero almeno servire al digital divide, solo che... mancano 100 metri di cavi per chiudere l'opera e poterla usare. Chissà, magari 'non ci sono i soldi' neanche lì».
OK AI DAZI DOGANALI. E per proteggere made in Italy e l'economia italia, il leader del Movimento 5 stelle si è detto favorevole «ai dazi sociali. Il Giappone ha un debito pubblico enorme, ma lo gestisce lo Stato, mentre da noi comandano le banche».

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