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STRATEGIE 2 Agosto Ago 2014 2138 02 agosto 2014

Riforme, Berlusconi pronto a riscrivere l'Italicum

L'ex Cav trova quadra su aggiustamenti. Ma sui conti sarà battaglia.

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L'ex premier Silvio Berlusconi.

Lo schema è già pronto e l'incontro della prossima settimana - quasi certo ma non ancora nell'agenda di Silvio Berlusconi - servirà solo a sancire, con una stretta di mano e una firma simbolica, che su riforme e legge elettorale l'ex Cavaliere e il premier Matteo Renzi viaggiano sulle stesso binario. E le parole del capo del governo: «È importante che Berlusconi stia al tavolo», sono risuonate ad Arcore come un'ulteriore legittimazione di quel Patto del Nazareno che, oltre a essere il chiavistello per aprire la scomoda cassaforte delle riforme, viene considerato come il sigillo alla fine di una logorante guerra dei 20 anni.
Anche per questo l'incontro tra il premier e il leader di Forza Italia si farà la prossima settimana, l'ultima utile, probabilmente.
L'INNALZAMENTO DELLE SOGLIE. E quando i due contraenti torneranno a vedersi, i punti da riconsiderare nello schema dell'Italicum, saranno già tracciati: innalzamento della soglia per il premio di maggioranza al 40%, preferenze ma con i capilista bloccati - e con la possibilità di inserire uno stesso capolista in più collegi - e abbassamento delle soglie di sbarramento per i partiti, almeno quelli dentro una coalizione, al 4%.
Modifiche che, se da un lato vanno incontro ai partiti minori, a cominciare da Sel e Ncd - che punta all'abbassamento, in toto, delle soglie - dall'altro rendono meno ardua quella formazione di una coalizione di centrodestra alla quale Berlusconi non smette di guardare.
AUTUNNO CALDO IN COMMISSIONE. «Morire per Danzica», puntando i piedi sui dettagli della modifica dell'Italicum, non varrebbe la pena, è il ragionamento di Silvio, consapevole che la vera battaglia sulla legge elettorale comincerà in commissione a settembre. E vedrà schierarsi chi, in Fi, guarda al sistema dei capilista bloccati come a una condanna politica.
Ma è sull'altro binario, quello economico, che Berlusconi e i suoi fedelissimi sono oggi, più che mai, concentrati. «La Spagna cambia verso, l'Italia no e spariscono pure 80 euro», è il tweet con cui il consigliere politico Giovanni Toti, mette nero su bianco il ragionamento del leader azzurro.

Con i dati delle ultime settimane che sembrano fare il gioco di chi, come il partito dell'ex Cav, è sempre stato critico nei confronti dell'approccio renziano puntando sulla necessità di uno choc economico di ben altra matrice.
L'IDEA DI APPOGGIO ESTERNO. Da qui il ruolo di primo piano al quale si prepara i Berlusconi per il prossimo autunno, con l'ipotesi di un appoggio esterno, al premier, perorata da Denis Verdini, per ora relegata alla fantapolitica.
Innanzitutto perché, al momento, dal punto di vista politico non converrebbe né all'ex premier né, soprattutto, a Renzi. E poi perché un eventuale appoggio esterno di Fi non potrebbe avvenire senza condizioni ma solo con uno schema condiviso ben preciso. Non va dimenticata infatti la partita per il Quirinale che dovrebbe giocarsi proprio tra i due.
Un po' troppo ora forse per il rottamatore.
Mentre Fi, se da un lato risponde presente sull'Italicum - «per riforme e legge elettorale Forza Italia c'è», ha assicurato Toti al premier, dall'altro si prepara a un autunno che, con la legge elettorale al Senato e i dati economici molto probabilmente negativi, si preannuncia davvero imprevedibile.

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