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ESECUTIVO 3 Agosto Ago 2014 2337 03 agosto 2014

Governo Renzi e riforme: gli ostacoli in parlamento e con i conti

Difficoltà tra patto del Nazareno e conti.

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La settimana è di quelle cruciali. Il governo deve ottenere il via libera al disegno di legge sulle riforme entro venerdì 8 agosto e così incassare, prima della pausa estiva, una vittoria utile per rilanciare la sua azione politica. Matteo Renzi sta investendo molte energie sull'obiettivo. Ma proprio dalle file renziane, con Nardella, successore del premier nella poltrona di primo cittadino di Firenze, si riaffaccia una pulsione al voto anticipato che, al momento, non sembra attrarre il premier. Non è l'unico segno di fibrillazione. Dalle parti del Nuovo centro destra (Ncd) il prossimo appuntamento di Renzi con Berlusconi crea più di un mal di pancia.
OPPOSIZIONE PUNTA SU IMMUNITÀ. Al Senato, intanto, nel pomeriggio dell'8 agosto, dovrebbe riprendere la maratona: maggioranza e opposizione per tutta la settimana saranno impegnati in Aula fino a notte tarda per sfoltire gli oltre 3700 emendamenti ancora da votare. L'opposizione punta tutto sugli emendamenti che riguardano immunità parlamentare dei membri del nuovo Senato e numero di firme necessarie per i referendum popolari.
Sel, M5S e Lega sperano di approfittare di un eventuale voto segreto per riuscire a battere il governo, come avvenuto sull'estensione al Senato delle competenze su temi «eticamente sensibili». Sicuramente daranno battaglia in Aula.
TRATTATIVA ANCHE SUI REFERENDUM. La maggioranza, per ridurre gli emendamenti, potrebbe aprire su alcuni, ma non tutti, i punti oggetto di trattativa: immunità, referendum, leggi di iniziativa popolare e corpo elettorale per nominare il presidente della Repubblica. Anche il governo si è mosso.
Sul tavolo pesa molto la trattativa parallela sulla legge elettorale, in particolare sulle soglie e sulle preferenze. Renzi ha tenuto a legare molto Berlusconi alla partita. Mostrandosi peraltro ottimista sulla possibilità di approvare l'Italicum entro la fine dell'anno o persino prima. I duepotrebbero incontrarsi già martedì ma il vertice non è ancora fissato.

Patto del Nazareno, Cicchitto: «Senza i voti di Ncd niente riforme»

Fabrizio Cicchitto, Ncd.

La mossa del premier, però, ha messo in agitazione gli alleati, preoccupati che l'intesa Pd-Fi sulle riforme possa penalizzarli sulla legge elettorale e persino negli equilibri digoverno. Il leader di Ncd Angelino Alfano avvisa il premier: «Non credo che Forza Italia abbia l'unità e la forza perchiedere un rientro nel governo». Più diretto Fabrizio Cicchitto: «Senza i voti di Ncd non si andava da nessuna parte» sulle riforme. Per la legge elettorale è certamente giusto che Renzi incontri Berlusconi ma le riforme certamente non possonoessere fatte contro le forze che fanno parte di maggioranza egoverno». Intanto, rispunta fuori il «partito del voto anticipato» nelle file renziane.
LO SPAURACCHIO DELLE URNE. Il sindaco di Firenze Dario Nardella in un'intervista ha proposto le urne, così come aveva già fatto il vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti, in una lettera al premier: «Di fronte all'accidia diforze politiche che sanno dire solo no - dice oggi Nardella -tanto varrebbe fare la nuova legge elettorale e andare al voto». Il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda e la senatrice Maria Di Giorgi, però, bollano l'idea come una «ipotesi fuori dalla realtà» e «un danno grave per l'Italia». Renzi non commenta ma ambienti vicini al governo lasciano intendere di condividere la tesi dei due senatori. Ancor meno sarà piaciuto dalle parti di Palazzo Chigi l'editoriale di 'Repubblica',critico sulle riforme, sul peso del premier (paragonato al'socialista di destra' Bettino Craxi) e sulla capacità delgoverno di incidere sulla fase economica, al punto da invocare una sorta di commissariamento da parte della 'troika').
L'ipotesi del voto anticipato attrae, invece, Beppe Grillo. Il leader del M5S, che il 2 agosto ha auspicato le urne ad ottobre, da'una forte sterzata alla strategia cinquestelle: stop al dialogo. Altro che tavolo delle trattative.

Attesi i dati sul Pil, Renzi punta tutto sulla spending review

Carlo Cottarelli.

Ma oltre ai fronti aperti in Parlamento, la settimana è decisiva anche per l'economia, con i due decreti legge sulla riforma della P.a e quello sulla competitività che hanno ancora diversi nodi da sciogliere. E che sono la vera partita del governo.
CRESCITA STENTATA. Mercoledì 6 agosto l'Istat dovrebbe diffondere i dati sul Pil del secondo trimestre che dovrebbero indicare che l'Italia si è fermata ad un +0,2% e alla luce di quelli già diffusi sulle prospettive dell'intero anno che prevedono uno crescita stentata per il nostro Paese tra lo 0,2% e lo 0,3%.
Martedì 5 agosto il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan riferisce alla Camera sulla spending review dopo le polemiche degli ultimi giorni e gli interrogativi sulle sorti dell'attuale commissario Carlo Cottarelli con il possibile arrivo di una task force di esperti. Ma resta chiaro comunque a tutti che è proprio la voce spending quella su cui si conta con i 17 miliardi previsti per il 2015.
Nella lista della spesa ci sono 14,3 miliardi che servono per stabilizzare gli 80 euro e il calo del 10% Irap; 4,9 miliardi per correggere il deficit come previsto dal Def e circa 3 miliardi per evitare che scattino tagli agli sconti fiscali previsti come clausole di salvaguardia.
Il governo ha già cominciato a rifare i conti «con l'obiettivo certo di far quadrare tutto senza una manovra correttiva», spiegano fonti dell'esecutivo. Per ora è solo ancora dibattito generale di cui però lo schema complessivo va ricercato nelle parole del premier Renzi», dicono, sia per quanto riguarda le cose da fare, sia sul fronte della spending review.

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