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LA MODA CHE CAMBIA 3 Agosto Ago 2014 1635 03 agosto 2014

Semplificazioni? In coda alle Poste

Disavventure burocratiche nell'Italia dell'innovazione (solo) promessa.

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Poste Italiane

Se credete che la semplificazione delle procedure, lo snellimento della burocrazia e tutte le altre formule con cui ci / vi stanno rassicurando da anni, e da mesi con particolare enfasi, siano pura aria fritta, provate a consegnare un bando per via telematica all'indirizzo www.postacertificata.gov.it.
APERTI DUE ORE A SETTIMANA. Il sito web della Pec, la posta elettronica certificata, secondo quanto si legge perfino sull'organo ufficiale dei nerd chic, il mensile «Wired», avrebbe velocizzato tempi e modi di consegna di fatture, documenti, contratti, nonché la verifica e dunque la certificazione di quanto contenuto negli stessi. L'innovazione, a voi che prestate la vostra opera (fra le tante necessarie a sfangarla in questo particolare momento storico) per un ente pubblico, era stata presentata come una «velocizzazione incredibile» rispetto alle tempistiche vissute, o per essere più precisi subite, negli ultimi nove anni da parte di un ufficio di segreteria che, facendo a sua volta parte di un ente pubblico italiano, si comportava di conseguenza, rimanendo aperto per questo genere di pratiche due ore alla settimana.
Se per caso, com'è appunto il caso, abitavate in un'altra città e prestavate la suddetta opera per il citato ente pubblico in altro giorno della settimana erano affari vostri, cioè dovevate cercare un'anima pia (nel caso specifico una delle gentili assistenti) che consegnasse al vostro posto i documenti, previa consegna di una delega, come vi aveva spiegato la segretaria delle due ore settimanali che trovavate molto spesso al bar di facoltà, intenta a mettersi e togliersi un paio di occhiali a specchio, allo scopo di ritoccarsi il trucco.
UNA PASSWORD FACCIA A FACCIA. L'adozione della Pec vi era insomma sembrata una liberazione dall'ignavia di occhiali a specchio. Poi avete dovuto aprire un account sul sito della Pec, e pur essendo nati in anni pre-fax, in venti minuti ve la siete cavata, congratulandovi con voi stessi ma domandandovi pure come avrebbe fatto nel caso vostra madre che ha ottantatre anni e già si sente moderna perché usa whatsapp. Quindi, avete scoperto che avreste dovuto «completare l'attivazione» non aspettando l'invio di una password sul vostro pc, come avviene in tutto il mondo per qualunque servizio, ma recandovi fisicamente in posta, o per essere più precisi nell'ufficio postale abilitato più vicino». Dove? Impossibile scoprirlo, perché il servizio era momentaneamente sospeso.
Nell'attesa che passassero le 24 ore comunque necessarie, senza neanche prendervela troppo per quell'innovazione digitale che vi avrebbe comunque portati in fila alle poste a difendere il posto di lavoro di tanta brava gente, o anche dell'unico impiegato presente su sei sportelli ufficialmente aperti, com'è spesso il caso, siete dunque partiti per qualche giorno di vacanza.
LA CARTA «PER SICUREZZA». Ventiquattr'ore dopo, posate finalmente le valigie e con un sacco di lavoro arretrato da portare a termine in agosto, ma almeno respirando aria buona, avete cercato sul web l'ufficio postale abilitato più vicino. Venti chilometri. Auto, parcheggio e naturalmente fila, ma fila da primo agosto dei tempi buoni, cioè quando la gente andava in vacanza tutta insieme, e naturalmente un solo, unico, singolo sportello aperto perché «vorremo pure esaurirle anche noi queste ferie no?», come vi hanno risposto secchi dopo venticinque minuti di attesa e una domanda generica, volta giusto a capire. Quindi, di nuovo auto, collegamento al pc, inserimento dati, verifica e conferma del corretto invio.
Passati tre giorni, telefonata dall'ente pubblico banditore: «Sarebbe così gentile da portarcene una copia cartacea, con comodo? Sa, per sicurezza». In Italia non ci fidiamo del pc. Occhiali a specchio mi aspetta al bar.

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