Vito Petrocelli Grillo 140804155519
PALAZZO MADAMA 4 Agosto Ago 2014 1601 04 agosto 2014

Senato: i grillini lasciano l'Aula, ma la riforma sprinta

Via l'indennità, resta l'immunità. M5s fuori.

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Avanti tutta, pur senza il Movimento 5 stelle.
La riforma del Senato targata Matteo Renzi ha proseguito il suo iter in maniera spedita a Palazzo Madama, nonostante i grillini abbiano abbandonato i banchi dell'opposizione. L'obiettivo è ottenere l'ok entro l'8 agosto - ma si parla anche di giovedì 7 - e quella di lunedì 4 agosto è stata una giornata proficua: sette articoli approvati in poco meno di cinque ore e il nodo dell'immunità sciolto con un dibattito che, tra le fila del governo, si temeva ricco di insidie.
Complice l'Aventino (atto di protesta che prevede l'astensione dai lavori parlamentari) del M5s, il percorso del disegno di legge è filato via liscio senza contrapposizioni eclatanti.
«UNA PORCATA». Vito Petrocelli, capogruppo dei cinque stelle al Senato, ha preso le distanze dalle votazioni degli emendamenti con un duro commento: «Questa porcata di riforma non merita la nostra partecipazione».
Tanto che il presidente del Senato di turno, Maurizio Gasparri (vice di Pieto Grasso), lo ha ripreso per i toni troppo accesi.

SENATORI, MANDATO DI SETTE ANNI. Dopo il siparietto è stato approvato l'art. 3, che prevede per i senatori di nomina presidenziale un mandato non rinnovabile di sette anni.
Il via libera è giunto con 184 sì, 12 no e 11 astenuti. Assente, come detto, il M5s.
CANCELLATO 'SENATO' DALL'ART. 60. Ci sono voluti pochi minuti anche per approvare anche l'articolo 4 relativo alla durata della Camera dei deputati, con il quale si 'cancella' la parola Senato dall'articolo 60 della Costituzione sulla durata delle Camere sulla non prorogabilità di quest'ultima se non per legge o in caso di guerra: 184 voti favorevoli, 14 no e nove astenuti.
LIMITAZIONI ALLE NOMINE FUTURE. Via libera (con 188 voti favorevoli, 14 contrari, sette astenuti) anche all'articolo 5, secondo il quale è il regolamento a stabilire in quali casi le nomine alle cariche del futuro Senato possano essere limitate in ragione dell'esercizio di funzioni di governo regionali o locali.
Stessa sorte è toccata agli articoli 6 e 7 (l primo con 195 voti favorevoli e 10 contrari, il secondo con 189 sì, 13 no e 11 astenuti); 8 (194 sì, 10 no e quattro astenuti), che conferma l'assenza di vincolo di mandato per i parlamentari previsto dall'art. 67 della Costituzione; e 9 (193 voti favorevoli, 9 contrari e 8 astenuti), relativo alla previsione dell'indennità parlamentare per la sola Camera dei deputati. L'indennità dei futuri senatori è stata così esclusa.
SI VOTA FINO AL 9 PER L'ASSENZA DI CALDEROLI. I gruppi hanno poi accettato la proposta della relatrice al ddl Anna Finocchiaro (Pd), che ha chiesto di fermare, per il 4 agosto, il voto degli emendamenti all'art. 9, compreso, vista l'assenza del co-relatore Roberto Calderoli per un grave lutto familiare.
Finocchiaro ha sottolineato l'opportunità di fermare il dibattito prima dell'art.10 «poiché incontreremo il cuore del provvedimento sulle funzioni legislative del Senato».
La questione era stata al centro di uno scontro tra il Carroccio e il ministro Boschi, con la Lega che aveva chiesto di rinviare la discussione per la prossimità ai funerali della madre di Calderoli. Richiesta che non è andata a buon fine provocando l'irritazione del gruppo.
SULL'IMMUNITÀ TESTO CONFERMATO. Replicando a una sollecitazione di Vannino Chiti in Aula, Finocchiaro ha sottolineato la conferma del testo uscito dalla Commissione, che prevede l'immunità anche per i senatori: «I relatori restano al testo introdotto in commissione e dalla commissione approvato, ovvero la restaurazione del regime vigente».
In serata sono stati bocciati tutti gli emendamenti aggiuntivi all'art. 8, relativi all'immunità. Il testo della commissione Affari costituzionali è rimasto, su questo punto, quindi invariato: per i membri del futuro Senato, così come per i deputati, è prevista l'immunità.
Forza Italia e Nuovo centrodestra hanno garantito il loro sostegno a suon di votazioni, ma il 5 agosto è il giorno cruciale dell'art. 10, punto delicato perché verte sulle funzioni del Senato.

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