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ECONOMIA E DIRITTI 5 Agosto Ago 2014 0929 05 agosto 2014

L'Africa da Obama, maxi summit alla Casa Bianca

Invitati 50 leader in chiave anti-Cina.

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Il presidente degli Usa Barack Obama con il suo vice Joe Biden.

Primo maxi vertice Stati Uniti-Africa ospitato alla Casa Bianca da Barack Obama.
Un summit dedicato soprattutto a cooperazione economica, investimenti ed energia. Ma la cui agenda rischia di essere stravolta dall'emergenza Ebola e da quella legata all'offensiva del terrorismo islamico.
WASHINGTON SUPER BLINDATA. Sono 50 i leader africani giunti in una Washington super blindata e in stato di massima allerta anche sul fronte sanitario, con controlli a tappeto sui membri di tutte le delegazioni partecipanti, capi di Stato e di governo compresi.
Con gli agenti del Secret Service istruiti da esperti medici e pronti ad affrontare qualunque emergenza.
«NIENTE DEMOCRAZIA SENZA DIRITTI». E se molte associazioni per la difesa dei diritti civili avevano criticato la Casa Bianca per aver invitato anche alcuni leader africani molto discussi sul fonte del rispetto dei diritti umani (non sono comunque stati chiamati Sudan, Eritrea, Repubblica Centrafricana e Zimbabwe) l'amministrazione Obama ha voluto subito mettere le cose in chiaro con i due interventi inaugurali del vice presidnete Joe Biden e del segretario di stato John Kerry.
«Non c'è democrazia senza una cittadinanza informata e una socieà civile attiva», ha affermato Biden. Mentre il capo della diplomazia Usa ha citato più volte lo scomparso leader sudafricano Nelson Mandela per sottolineare come «una società civile forte e il rispetto per la democrazia, per lo stato di diritto e per i diritti dell'uomo debbano essere dei valori universali».
LIMITARE I MANDATI DEI GOVERNANTI. Di qui l'invito a centrare ovunque in Africa un obiettivo di cui si è tanto parlato: limitare a un massimo di due i mandati dei capi di Stato e di governo. Un punto che vede favorevole la maggioranza della popolazione africana e che aiuterebbe a limitare la corruzione e le derive autocratiche.
Kerry ha ammonito: «Le Costituzioni non possono essere modificate dai leader a vantaggio dei loro interessi personali o politici».
In platea, ad ascoltare, i dirigenti di regimi discussi come quelli di Congo, Guinea Equatoriale, Ruanda, Uganda, Angola e Camerun.
STOP AL CARCERE PER I GIORNALISTI. L'appello di Kerry è stato anche quello di rispettare la libertà di stampa e di porre fine all'imprigionamento di giornalisti perseguiti come terroristi o per ragioni arbitrarie solo per aver svolto il loro dovere di informazione.
Le discussioni ora entrano nel vivo e devono affrontare tutto lo spettro di opportunità per rafforzare i legami economici e commerciali tra gli Stati Uniti e i Paesi africani, ricchi di giacimenti energetici e di materie prime.
CONTRASTARE L'AVANZATA CINESE. Non è un mistero che l'obiettivo dell'amministrazione americana sia quello di contrastare l'avanzata in Africa degli interessi della Cina, che negli ultimi anni ha investito miliardi di dolalri in una sorta di neocolonizzazione del continente.
Anche se per molti osservatori la mossa di Obama nell'organizzare questo summit senza precedenti è di fatto tardiva e arriva fuori tempo massimo.

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