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MAMBO 5 Agosto Ago 2014 1246 05 agosto 2014

Matteo Renzi, forse all'Italia serve un po' di «discussionismo»

La politica è nel caos. Le riforme stentano. L'economia fatica a crescere. E il futuro del nostro Paese è sempre più incerto. Per questo è necessario maggiore confronto.

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Matteo Renzi.

Confusamente la riforma radicale del Senato sta andando in porto. Ancora più confusamente scoppia l'affaire sulle pensioni degli insegnanti, sono i nuovi esodati?
Il ministro Orlando sta dando il via libera a una riforma 'leggera' della giustizia, che però già allarma la casta dei magistrati.
Il dibattito politico assomiglia sempre più a quella robaccia che leggiamo sui social, cioè «porco qui, porco là».
UN PAESE OSTAGGIO DELLE COMARI. In questo Paese in cui si sta smarrendo il pensiero, persino le grandi questioni epocali, come lo scontro tra Israele e i palestinesi, sono diventate oggetto di duro faccia a faccia fra tifosi che toglie la parola ai dubbiosi e ai riflessivi.
Questo Paese che è stato operoso, che ha inventato, anche nel mondo della produzione, tante belle cose nel 'miracolo italiano' e, conteporaneamente, ha dibattuto alla grande sui problemi della modernità, oggi si esaurisce nelle liti fra comari, come avrebbero detto, e come dissero, l'un contro l'altro, i senatori Rino Formica e Nino Andreatta.
Quando lamentiamo - alcuni di noi - l'assenza di pensieri lunghi, non vogliamo cadere in preda a quello che Renzi definisce il «discussionismo».
Lui sul Senato ha ragione: sono decenni che ne parliamo, era arrivato il momento di tirare le somme e con il referendum di affidare al popolo il giudizio sulla fine dell'insopportabile bipolarismo perfetto.
Non vorrei però che con il termine «discussionismo» si tenda a indicare tutto ciò che invece appartiere a quel lavoro politico-culturale preparatorio che dà sostanza alle riforme che un tempo avremmo detto di struttura.
I DUBBI SULLE BASI DELLA NUOVA ITALIA. Pongo a Renzi, pur sapendo come la sua giornata sia piena di cose da fare e di cose da dire (queste ultime troppe, talvolta), poche questioni.
Vorrei capire dove colloca l'Italia in questo scenario internazionale in cui il Medio-Oriente vede spappolarsi quasi tutti gli Stati: là dove qualcosa regge, avviene con spinte non limpidamente democratiche (Egitto e Turchia), e dove Israele sembra abbia deciso di fare tutto da sola, applicando anche il motto suicida verso gli amici per cui «chi non è interamente con me è contro di me».
Vorrei sapere, lo chiedo con insistenza, su quali basi economiche si costruisce la nuova Italia.
L'auto è andata via, non c'è siderurgia, non c'è chimica, abbiamo spazio e sicurezza con Finmeccanica, imprese a buon contenuto tecnologico sparse per il Paese, piccole imprese che sopravvivono, un agro-alimentare che non decolla, una prospettiva turistica non amministrata come fanno i francesi.
Da dove si parte? Dalle regole? Dall'articolo 18? Non scherziamo.
CHE COSA STA DIVENTANDO IL PD? Infine al Renzi segretario Pd vorrei chiedere che partito pensa di fare, visto che quello principale dà il segnale agli altri.
La situazione è questa: tutti i partiti personali sono falliti più velocemente di quelli tradizionali. Nessuno movimento politico sa di poter vivere oltre la stagione attuale, anche i democratici.
Nella Prima repubblica vi furono modelli di partiti contrapposti durati decenni. In altri Paesi europei più o meno l'offerta politica è consolidata, a parte le incursioni delle terze forze.
Qui il Pd che diavolo deve essere? Renzi lo definisce socialista ed elimina un problema che dannò l'anima ai suoi predecessori, ma lo vuole troppo leaderista, talmente troppo da creare leaderini, della sua maggiorazna e della sua opposizone, che soffocano la vita interna.
Forse un po' di «discussionismo» non guasterebbe.

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