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IN AULA 5 Agosto Ago 2014 1521 05 agosto 2014

Pa, Senato approva dl con voto di fiducia

Ok al decreto. Nel testo mobilità e staffetta generazionale.

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L'Aula del Senato.

Il Senato ha approvato il decreto legge di riforma della Pubblica amministrazione, provvedimento su cui era stata posta la fiducia. I sì sono stati 160, contro 106 no. Ora il dl torna alla Camera.
268 PRESENTI. I presenti erano 268, mentre i votanti sono risultati pari a 266. È passato così il maxi emendamento, ovvero il testo della Camera così come modificato dalla commissione Affari costituzionali del Senato, con quattro emendamenti presentati dal governo in materia di pensione, tra cui la cancellazione della soluzione per qQuota 96, i 4 mila pensionamenti nella scuola, e l'abolizione dei pensionamenti d'ufficio già a 68 anni, quindi con due anni di anticipo, per professori universitari e primari.
DL DA CONVERTIRE ENTRO IL 23 AGOSTO. Il testo ha recepito anche il parere della Commissione Bilancio di Palazzo Madama, che ha fatto salve le aspettative in corso per i magistrati con incarichi nella Pa. Il provvedimento deve essere convertito entro il 23 agosto.

Tutte le misure contenute nel decreto

Ecco il decreto di riforma capitolo per capitolo, dalle misure volte a sbloccare la staffetta generazionale alla nuova organizzazione del lavoro pubblico, trasferimenti obbligati inclusi. Sono saltate diverse misure, tutte sul fronte pensioni. Viene invece reintrodotta una norma eliminata a Montecitorio, per cui restano salve, se già in corso, le aspettative dei magistrati con incarichi nella Pa.

- ABOLITO TRATTENIMENTO IN SERVIZIO. Dalla fine di ottobre nessun dipendente pubblico potrà restare a lavoro dopo avere raggiunto i requisiti pensionistici, mentre finora la carriera poteva protrarsi ancora per due anni. La regola vale anche per i magistrati, anche se con'un'attenuante': per loro lo stop scatterà solo a inizio 2016, al fine di garantire la funzionalità degli uffici giudiziari. Anche perché in magistratura gli anni extra concessi erano ciqnue (fino ai 75 anni).

- PENSIONAMENTI D'UFFICIO A 62 ANNI. Le Pubbliche amministrazioni potranno mandare a riposto i loro dipendenti, motivando la scelta, a 62 anni, purché abbiano l'anzianità massima. Si tratta di uscite anticipate di cinque anni rispetto al limite dei 66 anni. La possibilità era già prevista, ma la ricetta viene modificata, così da facilitarne l'applicazione, includendo nella platea degli interessati anche i dirigenti. La soglia d'età non è però uguale per tutti, per i medici sale a 65 anni. Sono esclusi invece magistrati, professori universitari e primari.

- TURNOVER, MILLE NUOVI VIGILI DEL FUOCO. Si passa dalle persone alle risorse, per cui le amministrazioni possono procedere ad assunzioni che non superino il 20% delle spese sostenute per quanti sono usciti nel 2014, la percentuale si alza al 40% nel 2015 per arrivare al 100% nel 2018. Le maglie per le entrate possono allargarsi negli enti territoriali che si mostrano virtuosi. Delle accelerazioni sono previste per i vigili del fuoco, con la creazione di oltre mille nuovi posti, e per le forze di polizia, per cui è previsto uno scorrimento veloce delle graduatorie, in vista di Expo 2015.

- MOBILITÀ OBBLIGATORIA, MA NON PER MAMME. Un dipendente pubblico potrà essere trasferito da un ufficio all'altro, nel raggio di 50 chilometri, senza previe motivazioni. Ma tutto ciò non vale per i genitori con bambini sotto i tre anni o tutelati dalla legge 104. I criteri generali per la definizione della mobilità saranno decisi, ed è una novità, assieme ai sindacati. Lo stesso vale per il demansionamento: al massimo si potrà scendere di un gradino.

- STOP A INCARICHI UNA VOLTA IN PENSIONE. Le modifiche introdotte nell'iter parlamentare hanno esteso la platea anche a società ed enti a controllo pubblico, ad eccezione dei componenti delle Giunte degli enti territoriali e dei membri degli organi elettivi di ordini professionali. Nessun cedimento sul dimezzamento di permessi e distacchi sindacali.

- RAZIONALIZZAZIONE AUTHORITY, RAFFORZATE INCOMPATIBILITÀ. Il dl fa ordine sul fronte Authority, resta in piedi l'ipotesi di accorpamento delle sedi, ma solo se non vengono rispettati i nuovi vincoli: il 70% del personale deve essere concentrato nel 'quartier generale'. Ma non è solo una questione di immobili, nel mirino ci sono anche le cariche: ecco che i dirigenti usciti da Banca d'Italia, Ivass e Consob nei due anni successivi non possono ricoprire ruoli nei soggetti regolati.

- RIDUZIONE DIRITTI CAMERALI, -50% MA IN 3 ANNI. I dimezzamento delle somme dovute dalle imprese alle camere di commercio ci sarà, anzi la prospettiva è l'abolizione, ma arriverà con gradualità, solo nel 2017, come richiesto da Unioncamere. Un emendamento ha infatti spalmato il taglio in tre tranche (per il 2015 -35%, per il 2016 -40%).

- AGENDA PER LA SEMPLIFICAZIONI, MODULI VIAGGIANO ON LINE. Il decreto lancia il vademecum per la sburocratizzazione e, nel dettaglio, prevede moduli, uguali a livello nazionale, per l'edilizia e l'avvio di attività produttive (Scia), da pubblicati sul portale www.impresainungiorno.gov.it.

- ANAC, POTERI A CANTONE. Viene allargato il campo d'azione del presidente dell'Autorità Anticorruzione, ruolo oggi ricoperto da Raffaele Cantone. La sua vigilanza sui contratti d'appalto a rischio coinvolgerà pure le concessionarie e potrà proporre commissariamenti anche nei casi in cui il procedimento penale non sia stato ancora aperto.

- STRETTA ASPETTATIVE MAGISTRATI. Le toghe che ricoprono incarichi in uffici di diretta collaborazione con la Pa, pure se solo di consulenza giuridica, non possono più godere dell'aspettativa, devono quindi per forza andare fuori ruolo, posizione per cui gli spazi non sono infiniti (la durata massima è di 10 anni). La regola però non vale per coloro che hanno già incassato il 'diritto' all'aspettativa.

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