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MAMBO 6 Agosto Ago 2014 1549 06 agosto 2014

Renzi e Berlusconi, perché il dialogo è la cosa giusta

Il premier ha scelto l'unica strada possibile. Il muro contro muro tra le fazioni politiche ha portato l'Italia a una catastrofica paralisi.

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Capiremo bene, forse, nelle prossime ore e giorni, che cosa hanno concluso nel lungo colloquio Matteo Renzi e Silvio Berlusconi.
Non so se ci piacerà, lo dico anche per me. So però che è accaduta una cosa che avrebbe dovuto svolgersi molti, molti anni fa.
Sono stato a lungo trattato male, direi pure insultato, per essere stato, fra i parlamentari dei Ds e dell'Ulivo, uno di quelli che voleva il dialogo.
La linea maggioritaria prevedeva invece lo scontro all'arma bianca e l'obiettivo della sconfitta giudiziaria dell'ex Cavaliere.
DIALOGARE NON È CEDERE. La linea del dialogo, chiamata anche del riconoscimento reciproco, però, non era un cedimento a vantaggio dell'avversario, né un addolcire i contrasti con lui e con il suo mondo, ma solo la banale presa d'atto che, in un Paese che non vuole crollare, i competitors si parlano, dialogano, fanno accordi di sistema.
Se fosse accaduto ci saremmo risparmiati molte brutture e soprattutto, forse, avremmo potuto raddrizzare la barca-Italia.
Siamo andati avanti invece verso lo scontro frontale, con interpreti risoluti in entrambi gli schieramenti, fino a bloccarci forse definitivamente e colpevolmente. Per un lungo tratto della vita repubblicana non ha prevalso la cultura dell'alternanza, che non esclude il dialogo, ma una linea radicale che immaginava solo un perenne Vietnam politico.
Una linea sostenuta da ragioni comprensibili, come lo era nel campo opposto la sopravvivenza dell'anticomunismo, ma portata avanti in modo distruttivo.
Renzi l'ha liquidata in un minuto, come ha liquidato il tema della collocazione internazionale del Pd italiano.
RENZI NELLA DIREZIONE GIUSTA. Il premier sta facendo probabilmente molti casini. Io gli imputo di occuparsi poco di economia, con l'idea tardo-liberista che l'economia viene da sé e non ha bisogno di intervento pubblico.
Imputo anche a Renzi errori della sua squadra davvero odiosi, come quello sugli insegnanti.
Tuttavia sta demolendo il totem del bicameralismo perfetto concludendo dibattiti durati oltre 50 anni e sta dicendo agli italiani quello che gli italiani sapevano e hanno dimenticato: gli opposti si parlano, devono farlo.
Tutto ciò gli farà guadagnare insulti, si moltiplicheranno i raccoglitori di firme, il suo cognome sarà orribilmente storpiato, ma il premier sta facendo una cosa buona: fa prevalere il dialogo sull'analisi del sangue dell'avversario.
Era banale nella Prima repubblica, è una rivoluzione nella Seconda.

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