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PARLAMENTO 6 Agosto Ago 2014 1507 06 agosto 2014

Riforme, in Senato si riparte dagli articoli sul capo dello Stato

Inammissibile l'elezione diretta. Addio alle province.

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Sono ripresi il 6 agosto a Palazzo Madama i lavori nell'Aula del Senato sulla riforma costituzionale.
Si riparte dagli articoli 21 e seguenti del disegno di legge, che riguardano l'elezione e le funzioni del presidente della Repubblica.
INAMMISSIBILE L'ELEZIONE DIRETTA. Il presidente del Senato Pietro Grasso ha dichiarato inammissibili gli emendamenti per introdurre l'elezione diretta del capo dello Stato, tra cui quelli a prima firma Gasparri e Casini. «Non vi è alcun dubbio dell'importanza delle questioni trattate. La presidenza non può entrare nel merito ma tener conto dei rilievi tecnici», pertanto «ritiene di non procedere all'esame degli emendamenti» anche considerata «la valutazione di inammissibilità già svolta in commissione». Il Partito democratico si era detto contrario, mentre Corradino Mineo aveva firmato l'emendamento di Casini.
FIRME REFERENDUM A 500 MILA. Un emendamento dei relatori ha poi riportato a 500 mila il numero delle firme per chiedere un referendum.
Ma se i proponenti dovessero raccogliere più di 800 mila firme, scatta un quorum più basso per l'approvazione, calcolato sulla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni. Altrimenti serve, come oggi, la maggioranza assoluta degli aventi diritto.
Un'altra modifica proposta dai relatori prevede invece che siano non più 250 mila, ma 150 mila firme per le proposte di legge di iniziativa popolare. Si innalza poi la soglia di 50 mila firme previste dalla Costituzione attuale ma si ridimensiona il testo approvato dalla commissione.
Prevista poi l'introduzione di referendum propositivi e d'indirizzo.«La legge costituzionale», afferma la norma che deve essere votata in Aula, stabilisce «condizioni ed effetti» di quei referendum e «di altre forme di consultazione, anche delle formazioni sociali».
ESCLUSI I DELEGATI REGIONALI. L'Aula del Senato ha dato il via libera anche agli articoli 21-24 della riforma costituzionale, che riguardano il presidente della Repubblica.
L'articolo 21, in particolare, modifica il sistema di elezione del capo dello Stato, escludendo dalla platea i tre delegati in rappresentanza delle Regioni e cambiando il quorum di elezione.
SOLO LA CAMERA DARÀ FIDUCIA. «Il governo deve avere la fiducia della Camera dei deputati», è invece quanto afferma l'art. 25 approvato in Aula al Senato con 179 sì, 40 no e 8 astenuti.
Con questa modifica costituzionale il nuovo Senato non avrà il potere di dare e togliere la fiducia al governo, potere che spetterà alla sola Camera.

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Via libera dell'Aula del Senato anche alla soppressione del Cnel, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro. L'assemblea ha infatti approvato l'articolo 27 del disegno di legge riforme che ne prevede l'abolizione, con 203 voti favorevoli, 11 contrari e sette astenuti.
SI PASSA AL TITOLO V. Successivamente l'Aula del Senato è passata a esaminare la parte che riguarda il Titolo V. E proprio su questo fronte è arrivata la soppressione delle Province dall'art. 114 della Costituzione. L'Assemblea ha approvato infatti con 179 sì, 41 no e 9 astenuti l'art. 28 del disegno di legge, che sopprime la menzione delle Province tra le articolazioni territoriali della Repubblica.
QUATTRO ARTICOLI RIMASTI INDIETRO. Restano ancora da esaminare gli articoli 10, 11, 12 e 15, che riguardano alcuni tra i punti più delicati del testo, come le leggi di iniziativa popolare e le funzioni legislative del futuro Senato, e che erano stati rinviati per l'assenza per gravi motivi familiari del senatore leghista Roberto Calderoli.

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