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DDL BOSCHI 6 Agosto Ago 2014 2130 06 agosto 2014

Riforme: Province abolite ma il governo scivola su emendamento Sel

Ddl riforme: l'esecutivo va sotto.

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Rottamate Cnel e Province dall'articolo 114 della Carta, escluso il potere di dare la fiducia al governo per il futuro Senato, avviate le modifiche ai quorum dei referendum. Mentre resta immutato il meccanismo di elezione del presidente della Repubblica col «no» all'elezione diretta. Il ddl riforme procede a Palazzo Madama in quella che è diventata ormai una corsa contro il tempo per arrivare al via libera già il 7 agosto. Una marcia che sta dando i sui frutti secondo la lettura del premier Matteo Renzi che valuterà al momento se presentarsi in Aula per salutare di persona quello che oggi ha definito «un passaggio storico, fondamentale» su cui «ci siamo».
GOVERNO BATTUTO SULLE MINORANZE LINGUISTICHE. Ma i rischi restano dietro l'angolo. In serata infatti il governo è scivolato su un emendamento di Sel riguardo alla competenza delle Regioni sulle materie che riguardano la rappresentanza in parlamento delle minoranze linguisriche.
La modifica, prima firmataria Loredana De Petris, sull'articolo 30 del ddl riforme che modifica il Titolo V è passata con voto segreto e approvato con 5 voti di scarto (140 sì, 135 no).
L'emendamento Sel «non ha nessuna portata normativa, e se l'avesse, sarebbe sovversiva», ha affermato la relatrice del ddl riforme Anna Finocchiaro intervenendo in Aula e invitando a «non insistere più su emendamenti privi di portata giuridica, illogici e in contrasto con i principi dell'ordinamento».
DIBATTITO ARENATOSI SULLE MODIFICHE AL TITOLO V. Tensioni anche sul dibattito sulle modifiche al Titolo V (che regolano i rapporti tra Stato ed enti locali) con la discussione in Aula più volte arenatasi con le opposizioni tornate in blocco e 'in onore' del quale sono rientrati pressoché stabilmente in Aula anche i 5 Stelle.
TITOLO V, PASSA LA CLAUSOLA DI SUPREMAZIA DELLO STATO. Alla fine però è arrivato il via libera alla modifica il Titolo V della Costituzione che prevede la scomaprsa della legislazione concorrente tra Stato e Regioni e sono ampliate le competenze esclusivamente statali. Lo Stato potrà esercitare una «clausola di supremazia» verso le Regioni a tutela dell'unità della Repubblica e dell'interesse nazionale.
REFERENDUM, ABBASSAMENTO QUORUM A 500 MILA FIRME. Sui referendum, Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli hanno presentato un emendamento per riportare le firme da 800 mila a 500 mila, relegando tuttavia l'abbassamento del quorum per l'approvazione - pari alla maggioranza dei votanti alle ultime elezioni - solo al primo caso. E trovando, per questo, il parere negativo di Sel, che ha già annunciato la presentazione di diversi subemendamenti. Con un altro emendamento, i relatori hanno invece introdotto la possibilità di referendum propositivi e d'indirizzo ed hanno abbassato da 250 mila a 150 mila (attualmente ne servono 50mila) le firme necessarie per le leggi d'iniziativa popolare.
INVARIATA L'ELEZIONE DEL CAPO DELLO STATO. Resta invece invariato l'art. 21 del ddl sull'elezione del Capo dello Stato, il primo degli otto approvati oggi. Platea e quorum restano quelli previsti dal testo uscito in Commissione (esclusi i tre delegati regionali, dopo il quarto scrutinio vale la maggioranza dei 3/5 dell'assemblea, dopo l'ottavo, è sufficiente la maggioranza assoluta) con il ministro Maria Elena Boschi che si è comunque impegnata a valutare ulteriori modifiche nel passaggio alla Camera.


DISCUSSIONE A OLTRANZA. La discussione è proseguita fino alle ore 24 con l'obiettivo di mettere in 'cascina' più articoli possibili e approdare al rush finale già il 7 agosto anche perché, a Palazzo Madama è in arrivo il dl competitività approvato alla Camera. Ma le incognite restano, come l'ipotesi - data per più che probabile - che al momento delle dichiarazioni di voto finali i 'frondisti' Fi che fanno capo a Raffaele Fitto dichiarino il proprio 'distacco' dal voto del gruppo. E su tutto potrebbe anche aleggiare l'ombra dei dati sul Pil snocciolati dall'Istat: il presidente Pietro Grasso, replicando ad una lettera del M5s, ha spiegato in serata che sono in corso contatti con il ministro dell'Economia Padoan per verificare la sua disponibilità ad intervenire in Aula. L'obiettivo, per il governo, è però incassare prima l'agognato sì dell'Aula alle riforme.

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