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PARLAMENTO 7 Agosto Ago 2014 1618 07 agosto 2014

Decreto Pa, la Camera converte il testo in legge

La riforma passa con la fiducia.

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Il ministro della Pubblica amministrazione Marianna Madia.

Il decreto Madia sulla riforma della Pubblica amministrazione è legge. La Camera, in terza lettura, lo ha approvato definitivamente con 303 sì, 163 no e 9 astenuti.
VENTESIMA FIDUCIA. In precedenza Montecitorio aveva confermato la fiducia al governo sul dl con 346 sì, 177 no e otto astenuti.
Il decreto era stato già approvato in prima lettura dalla Camera il 31 luglio e poi modificato dal Senato il 4 agosto. Il termine per la conversione era il 23 agosto. Si tratta del 20esimo voto di fiducia per il governo Renzi.
MOBILITÀ OBBLIGATORIA FINO A 50 KM. Tra le principali novità il testo licenziato prevede per i dipendenti pubblici la mobilità obbligatoria fino a 50 chilometri di distanza dalla sede di appartenenza e la rimodulazione del turn over, che diventa più flessibile, per il quinquennio 2014-18.
«Il decreto @mariannamadia è legge», ha scritto il presidente del Consiglio Matteo Renzi, retweettando un messaggio del ministro, che sintetizza in «equità di compensi pubblici, anticorruzione, semplificazione ed efficienza con mobilità» i contenuti della legge.. «Adesso sotto con la delega e i decreti attuativi #lavoltabuona».

Resta il nodo della quota 96, quella dei docenti che sarebbero dovuti andare in pensione, su cui l'esecutivo ha fatto marcia indietro: «Il governo è unito. I rilievi del Mef ci hanno fatto fare una scelta politica», ha commentato il ministro Madia. «Non è che c'è una Ragioneria dello Stato e un governo. Non mi è piaciuto questo dibattito finale in Aula».
«MAGGIORE COORDINAMENTO TRA MEF E COMMISSIONI». Il ministro, che quindi si «assume la responsabilità» della decisione, ha comunque sottolineato: «Questa vicenda dovrebbe arrivare a far lavorare in modo più coordinato il Mef e le commissioni».
Quanto al decreto legge, che ha ricevuto il sì definitivo dalla Camera dei deputati, Madia ha spiegato: «È il primo tassello di una riforma importante». Ma il cantiere sulla Pubblica amministrazione resta aperto, con il ministro che si augura di potere iniziare al più presto con il disegno di legge delega sulla Pa, «chiudendolo per la fine dell'anno, in modo da poter dedicare il prossimo anno alla sua attuazione».

La nuova legge capitolo per capitolo

ABOLITO TRATTENIMENTO IN SERVIZIO. Dalla fine di ottobre nessun dipendente pubblico potrà restare a lavoro dopo avere raggiunto i requisiti pensionistici, mentre finora la carriera poteva protrarsi ancora per due anni.
La regola vale anche per i magistrati, anche se con 'un'attenuante': per loro lo stop scatterà solo a inizio 2016. Anche perché in magistratura gli anni extra concessi erano cinque (fino ai 75 anni).

PENSIONAMENTI D'UFFICIO A 62 ANNI. Le pubbliche amministrazioni potranno mandare a riposo i loro dipendenti a 62 anni, purché abbiano l'anzianità massima. Si tratta di uscite anticipate di quattro anni rispetto al limite dei 66 anni. La possibilità era già prevista, ma la ricetta viene modificata, includendo anche i dirigenti.
La soglia d'età non è però uguali per tutti, per i medici sale a 65 anni. Sono esclusi magistrati, professori universitari e primari.

MILLE NUOVI VIGILI DEL FUOCO. Si passa dalle persone alle risorse, per cui le amministrazioni possono procedere ad assunzioni che non superino il 20% delle spese sostenute per quanti sono usciti nel 2014, la percentuale si alza al 40% nel 2015 per arrivare al 100% nel 2018. Le maglie possono allargarsi per gli enti territoriali 'virtuosi'.
Delle accelerazioni sono previste per i vigili del fuoco, con la creazione di oltre 1.000 nuovi posti, e per le forze di polizia, con uno scorrimento veloce delle graduatorie, in vista di Expo.

MOBILITÀ OBBLIGATORIA, NON PER MAMME. Un dipendente pubblico potrà essere trasferito da un ufficio all'altro, nel raggio di 50 chilometri, senza motivazioni. Tutto ciò non vale per i genitori con bambini sotto i tre anni o sotto la legge 104.
I criteri generali per la mobilità saranno decisi, ed è una novità, insieme ai sindacati. Lo stesso vale per il demansionamento: al massimo si potrà scendere di un gradino.

STOP A INCARICHI UNA VOLTA IN PENSIONE. Le modifiche introdotte nell'iter parlamentare hanno esteso la platea anche a società ed enti a controllo pubblico, a eccezione dei componenti delle giunte degli enti territoriali e dei membri degli organi elettivi di ordini professionali.
Nessun cedimento sul dimezzamento di permessi e distacchi sindacali.

RAZIONALIZZAZIONE AUTHORITY. Resta in piedi l'ipotesi di accorpamento delle sedi, ma solo se non vengono rispettati i nuovi vincoli: il 70% del personale deve essere concentrato nel 'quartier generale'. Nel mirino ci sono anche le cariche: ecco che i dirigenti usciti da Banca d'Italia, Ivass e Consob nei due anni successivi non possono ricoprire ruoli nei soggetti regolati.

RIDUZIONE DIRITTI CAMERALI. I dimezzamento delle somme dovute dalle imprese alle camere di commercio ci sarà, anzi la prospettiva è l'abolizione. Ma la sforbiciata arriverà con gradualità, come richiesto da Unioncamere. Il taglio viene, infatti, spalmato in tre anni: nel 2015 la riduzione sarà pari al 35%, nel 2016 al 40%, con il dimezzamento slittato al 2017.

SEMPLIFICAZIONI, MODULI ONLINE. Il decreto lancia il vademecum per la sburocratizzazione, con moduli standard per l'edilizia e l'avvio di attività produttive (Scia), da scaricare su www.impresainungiorno.gov.it.
Sempre sul fronte informatizzazione, il dl mira anche a velocizzare il processo amministrativo digitale.

TETTO STIPENDI MANAGER. Viene abbassata del 20% la remunerazione per i membri dei Cda delle società partecipate che lavorano pressoché esclusivamente per la Pa.

ANAC, POTERI A CANTONE. Viene allargato il campo d'azione del presidente dell'Autorità anticorruzione, ruolo ricoperto da Raffaele Cantone.
La sua vigilanza sui contratti d'appalto a rischio coinvolgerà pure le concessionarie e potrà proporre commissariamenti anche nei casi in cui il procedimento penale non sia stato ancora aperto.

STRETTA ASPETTATIVE MAGISTRATI. Le toghe che ricoprono incarichi in uffici di diretta collaborazione con la Pa, pure se solo di consulenza giuridica, non possono più godere dell'aspettativa, devono quindi per forza andare fuori ruolo, posizione per cui gli spazi non sono infiniti (la durata massima è di 10 anni). La regola però non vale per coloro che hanno già incassato il 'diritto' all'aspettativa.

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