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REAZIONI 7 Agosto Ago 2014 0750 07 agosto 2014

Italia in recessione, Renzi: «Non cambio linea, ora cinque riforme»

«Bocciato dal Pil? Lavorerò di più».

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Il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan e il premier Matteo Renzi.

Ha incassato il colpo. Ma è pronto a ripartire. Matteo Renzi non cambia linea dopo le previsioni sbagliate e la certificazione Istat che l'Italia è in recessione tecnica: «Il calo del Pil non va letto come una bocciatura, e bisognerà lavorare di più, trasformando questo numero in occasione per accelerare sulle riforme».
«NESSUNA MANOVRA». Così il premier in un'intervista con il direttore de Il Messaggero in apertura di prima pagina: «Niente manovra», ha precisato come del resto aveva fatto anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, «e ora cinque riforme».
Quali? La scommessa è: cambiare le regole del gioco, Costituzione e legge elettorale. Avere un profilo più marcatamente mediterraneo e africano nella politica estera. Un grande investimento su cultura ed educazione. E un'operazione sulla spending review.
«Con questi cinque punti la politica torna a essere degna di questo nome».
Renzi ha spiegato che gli italiani possono anche smettere di fidarsi dell'esecutivo, «ma quello di cui non possono accusarci è la mancanza di chiarezza».
«NIENTE APPOGGI ESTERNI». Possibile una sponda di Silvio Berlusconi anche per far ripartire il Paese? «Non è ipotizzabile che Forza Italia possa sostenere dei provvedimenti economici del governo», ha chiarito il presidente del Consiglio.
«Ma il grande fatto politico è che le riforme istituzionali si fanno insieme». E non è in discussione neppure un'ipotesi di appoggio esterno: «L'operazione regole ha senso proprio nel momento in cui ci riconosciamo avversari politici».
«PARTECIPATE DA DISBOSCARE». Intanto però, con la crisi che morde, occorre trovare la ricetta giusta. Avanti con le privatizzazioni, per esempio, «ma non con l'ansia di chi ha bisogno di realizzare».
Insomma «questo non è il momento di svendere». Si cominci dalle municipalizzate, multiutility, «alcune funzionano e altre no».
E «iniziamo a disboscare la giungla di partecipate, di poltrone, dicendo ai sindaci: noi vi diamo gli incentivi, ma voi mettete insieme le aziende».

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