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CONVERGENZE PARALLELE 7 Agosto Ago 2014 0742 07 agosto 2014

Renzi e D'Alema, l'alleanza inedita tra due nemici

Sulle sfide più importanti, Matteo ha insospettabili alleati: i dalemiani.

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Massimo D'Alema con Matteo Renzi.

Non si amano, non si piacciono, non si pigliano, il re dei rottamatori e il principe dei rottamati.
Eppure, dal giorno di insediamento del governo, le loro strade non hanno smesso di incrociarsi, abbracciarsi e qualche volta persino sovrapporsi, forse più di quanto i due vorrebbero o avevano immaginato. Corrispondenza di rancorosi sensi. Matteo Renzi e Massimo D'Alema. O meglio sarebbe dire: il renzismo e i dalemiani.
MAX TRATTA IN EUROPA. Europa. Economia. Riforma del lavoro e del Senato. Pd. Oltre la prima linea dei frutti puri – le Boschi, i Delrio, i Lotti - a dar mano forte a Renzi sui dossier politici più delicati, c'è una scuderia di uomini e donne cresciuti alla scuola del lider Maximo.
A cominciare proprio dall'ex premier, che nelle ultime settimane, forte della sua rete di contatti europei, del suolo ruolo all'interno del Partito socialista (dal giugno 2012 è presidente della Fondazione per gli studi progressisti europei) e della esperienza a capo della Farnesina, è volato a Bruxelles per incontrare il neo presidente della commissione, Jean Claude Junker, e discutere del «mosaico complicato» delle nomine Ue.
Non era piaciuto, a D'Alema, il modo in cui Renzi aveva proposto la sua candidatura a Mr Pesc nel caso di una bocciatura di Federica Mogherini.
AMBASCIATORE RENZIANO IN UE. Ma un colloquio «cordiale» tra il premier e l'ex premier a palazzo Chigi, pochi giorni fa, è servito a rassenerare gli animi.
Il governo ha formalizzato l'indicazione della ministra degli Esteri ad alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell'Ue.
Se l'Italia risucirà a spuntarla, lo si saprà solo a fine agosto, quando riprenderanno le trattative tra i principali leader europei. Ma certo è che D'Alema è della partita, ambasciatore “renziano” in Europa, se non come candidato di 'riserva', per quell'incarico o per un altro.
A tenere le fila per conto del governo, a Strasburgo, è poi un altro dalemiano di lungo corso: Gianni Pittella, capogruppo dei socialisti e democratici all'europarlamento, il vero uomo forte dell'Italia in Ue, dicono in Transatlantico, più influente del pur sottosegretario con delega alle politiche europee, il prodiano Sandro Gozi.

I conti dell'Italia in mano agli uomini del lider Maximo

Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan.

A Roma, invece, in ruoli chiave per il buon successo della sua prima esperienza di governo, Renzi può contare su un nutrito gruppo di dalemiani, ex dalemiani, diversamente dalemiani, figli ribelli di Massimo D'Alema.
Il numero uno siede al vertice di via XX settembre, il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan, ex consigliere economico di Max a palazzo Chigi, ex direttore della dalemiana Fondazione italiaeuropei.
PADOAN, L'UOMO DEGLI 80 EURO. Padoan è l'uomo che ha permesso a Renzi l'operazione 80 euro, l'unica finora forte del governo in materia economica, e che adesso dovrà tradurre in cifre e coperture la renzinomics.
Riforme (lavoro e fisco in primis) e tagli di spesa in cambio di un po' di flessibilità dall'Europa merkeliana, a cominciare dalla possibiltà di scorporare gli investimenti per la crescita dal calcolo del deficit.
Fuori dalle stanze di via XX settembre, ma in un certo senso sopra, c'è un altro ex dalemiano, per la verità dalemiano-amatiano, conquistato dal renzismo: Franco Bassanini.
Una lunga storia dal Pci al Pd, presidente della Cassa depositi e prestiti, società per azioni a controllo pubblico che ha in pancia 240 miliardi tra libretti e buoni postali, l'uomo che tutti cercano per fare un po' di tutto: comprare l'Ansaldo energia da Finmeccanica attraverso il fondo strategico italiano, finanziare le imprese, pagare i debiti della pubblica amministrazione, gestire le quote di Eni o Terna.
BASSANINI, IL MINISTRO OMBRA. A Montecitorio, c'è chi la risolve con una battuta: «È lui che sta facendo la politica economica di Renzi».
Esagerazioni a parte, è indubbio che il ruolo della Cassa depositi e prestiti sia strategico per la politica economica del governo, di quello attuale come del precedente esecutivo Letta, e che le posizioni del suo presidente possano rappresentare uno stimolo o una spina nel fianco per chi deve amministrare il Paese.
METTI UN CINESE ALLA CDP. Di recente Bassanini ha portato a termine una operazione non da poco per l'esecutivo in cerca di risorse: l’entrata con il 35% della cinese State Grid in Cdp Reti, che possiede partecipazioni in Snam e Terna, quotate in Borsa. «Gli oltre 2 mld messi in Cdp reti» saranno «utilizzati per sostenere l'economia italiana, con investimenti di lungo termine dai quali dipende la ripresa della crescita economica», gongolavano a palazzo Chigi il giorno della firma dell'accordo.
Sempre sul fronte economico, un altro dalemiano ha in mano il dossier forse più importante per mostrare all'Europa un serio impegno dell'Italia sulle riforme e, soprattutto, per provare a stimolare una ripresa che ancora non c'è: Giuliano Poletti, ministro del Lavoro, ex presidente della Lega delle cooperative, comunista-liberista, come l'ha ribattezzato qualcuno dopo il decreto presentato in parlamento che ha dato un po' di respiro alle imprese grazie alla possibilità di utilizzare contratti a termine agevolati, ma che è stato oggetto di pesanti critiche da parte della Cgil.

Dalla Libia al partito, dalemiani sempre in prima linea

Matteo Orfini.

C'è poi un nuovo astro nascente nell'universo degli ex comunisti passati da D'Alema a Renzi nel giro di una legislatura.
Marco Minniti, sottosegretario con delega ai Servizi segreti. Il suo peso a palazzo Chigi è cresciuto, non solo per quanto riguarda le questioni di intelligence, ma anche per tutte le crisi internazionali che preoccupano il governo.
Una su tutte: la crisi libica. Fu proprio Minniti a maggio, prima che esplodesse il caos a Tripoli, a lanciare l'allarme sul rischio di un escalation.
L'ASCESA DI MINNITI. «Sei mesi. Questo è quanto tempo abbiamo per evitare il rischio di trovarsi con un'altra Somalia alle porte di casa», scrisse Claudio Gatti sul Sole 24 ore riportando il pensiero del sottosegretario. Era già un allarme rosso. «Occorre assolutamente evitare che la situazione finisca fuori controllo. Altrimenti scatterà un gigantesco effetto domino su tutti e tre fronti - quello energetico, quello della sicurezza dello Stato e quello dell'immigrazione», avvertiva Minniti.
Qualche giorno fa, la stessa preoccupazione per la crisi libica è stata espressa dal premier. Il presidente della commissione difesa del Senato, Nicola Latorre, ha ventilato la possibilità di una missione Onu nel paese a guida italiana. A palazzo Chigi si lavora a questa ipotesi, e uno dei più ascoltati consiglieri di Renzi sul tema è proprio Minniti.
FINOCCHIARO, LA DONNA DEL SENATO. Sul piano interno sono due i passaggi in cui, negli ultimi mesi, il renzismo ha trovato alleati nel variegato mondo dalemiano: la riforma del Senato e la guida del Pd.
A palazzo Madama, all'ombra del ministro Maria Elena Boschi, un ruolo fondamentale per la scrittura della riforma costituzionale l'ha svolto Anna Finocchiaro, relatrice di maggioranza del disegno di legge in commissione affari costituzionali. Che Finocchiaro sia una dalemiana di lungo corso è cosa nota, che Renzi e Boschi si affidassero a lei per limare, trattare, scrivere, riscrivere la riforma a cui il premier ha legato il suo destino politico, era meno prevedibile.
ORFINI, L'EX PORTAVOCE DI DALEMA ALLA PRESIDENZA DEL PARTITO. Last but not least, il Pd. Dopo il defenestramento di Gianni Cuperlo dalla presidenza del partito, un po' per tattica (spaccare l'opposizione dividendo bersaniani, dalemiani e giovani turchi e renderla così meno forte), un po' per reale, sentita vicinanza, se non di idee certo di stile politico, Matteo Renzi ha chiamato alla guida del corpaccione democratico Matteo Orfini, ex portavoce di D'Alema e membro della Fondazione italiani europei.
Orfini al congresso aveva sostenuto Cuperlo, ma dopo la sua sconfitta ha mostrato la volontà di collaborare con il premier, difendendolo anche dalle critiche di chi, a sinistra, gli contestava la partecipazione al programma di Maria de Filippi. Amici.

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