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L'ITER 7 Agosto Ago 2014 1325 07 agosto 2014

Riforme, in Senato maratona sul dl costituzionale

Seduta fiume in Aula. Lite Grasso-M5s sui pianisti di Fi.

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La maratona parlamentare del 7 agosto è giunta al termine, pur tra mille difficoltà.
I lavori in Aula al Senato sul decreto legge costituzionale sulle riforme sono ripresi regolarmente nella mattinata e la discussione si è protratta fino all'ora di cena, malgrado i ripetuti scontri tra il Movimento 5 stelle e il presidente di Palazzo Madama Pietro Grasso.
DICHIARAZIONI DI VOTO L'8 AGOSTO ALLE 9.30. Proprio Grasso, all'inizio dei lavori, aveva spiegato: «Abbiamo deciso di andare avanti a oltranza, anche fino a dopo le 24, in modo da garantire le dichiarazioni sul voto finale per venerdì 8 agosto alle 9.30». Con l'ok dell'Aula all'articolo 40 sono, invece, terminate in anticipo le votazioni ad articoli ed emendamenti del ddl riforme, tra l'applauso della maggioranza e il boato' di disapprovazione delle opposizioni.
BOSCHI: «UNA GIORNATA LUNGA E POSITIVA». Maria Elena Boschi aveva preannunciato «una giornata lunga e positiva», mostrando ottimismo e soddisfazione in merito al ddl che Palazzo Madama si avvia ad approvare.

Il presidente del Senato Pietro Grasso. (Ansa)

ASPRA POLEMICA TRA GRASSO E IL M5S SUI 'PIANISTI'. In Aula è scoppiato anche un duro scontro tra i senatori del Movimento 5 stelle e il presidente Grasso.
I parlamentari grillini hanno lamentato di non riuscire più a prendere parola in Aula ironizzando aspramente sulle richieste di contenere i tempi da parte di Grasso, al quale hanno risposto con un «obbedisco» o «decida lei».
Il presidente ha replicato ricordando ai senatori del M5s che il tempo concesso loro dal regolamento era terminato.

Il senatore Domenico De Siano di Forza Italia prepara una pallina di carta per il 'voto automatico' per Longo di Fi.

La polemica è tornata ad animare la discussione quando il presidente dei cinquestelle Vito Petrocelli ha chiesto di annullare alcune votazioni per «l'azione di alcuni pianisti in Aula che hanno inserito delle palline» sul bottone del voto in modo da votare anche in loro assenza.
Grasso ha detto di aver preso nota dell'accaduto e che, in ogni caso, «ai fini del voto è stato ininfluente. Il fatto è gravissimo e sarà deferito al consiglio di presidenza», ha aggiunto. Nel corso della tornata pomeridiana, Grasso è stato costretto a espellere dall'Aula il senatore pentastellato Stefano Lucidi per intemperanze e ha sospeso temporaneamente la seduta.

Lello Ciampolillo (M5s) trova una pallina di carta utilizzata per effettuare il voto (bloccando la tessera inserita nell'apposita fessura), anche in assenza, sul banco della senatrice Manuela Repetti - compagna di Sandro Bondi - di Forza Italia.

OK PROPOSTA SEL SU MINORANZE LINGUISTICHE. Con 223 voti a favori, 10 contro e tre astenuti, poi, è stato approvato un emendamento di Sel, a firma De Petris, sulla «tutela delle minoranze linguistiche».
Governo e relatori si erano rimessi all'Aula. Modifica l'articolo70 della Costituzione e dà competenza al Senato su norme costituzionali di tutela delle minoranze linguistiche.
APPROVATO L'ARTICOLO 10 SULLA FORMAZIONE DELLE LEGGI. Sì anche all'articolo10 con 189 voti a favore, 39 contro e 11 astenuti. Viene riscritto l'iter di formazione delle leggi previsto dalla Costituzione.
Nelle sue linee generali, l'articolo affida prioritariamente il compito di legiferare alla Camera dei deputati mentre all'Aula di Palazzo Madama vengono attribuite competenze su leggi specifiche, come quelle costituzionali.
SÌ ALL'ARTICOLO 11 SULLE LEGGI A INIZIATIVA POPOLARE. È passato l'articolo 11 con 214 voti a favore, 17 contro e 13 astenuti. Viene modificato l'articolo 71 della Costituzione. Con la nuova formulazione salgono a 150 mila le firme necessarie per la presentazione di leggi di iniziativa popolare.
REFERENDUM PROPOSITIVO IN COSTITUZIONE. Entra in Costituzione la possibilità di indire un referendum propositivo e d'indirizzo. Il Senato ha approvato con 220 sì, 11 no e 13 astenuti l'emendamento dei relatori Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli.

Anna Finocchiaro e Maria Elena Boschi del Pd. (Ansa)


DOPPIA SOGLIA PER LE FIRME E SÌ AL QUORUM. Approvata la doppia soglia per firme e quorum nei referendum abrogativi. Ok del Senato, con 215 sì, 11 no e 13 astenuti all'emendamento dei relatori che stabilisce: se le firme sono 500 mila, il quorum è 50% più uno degli aventi diritto. Se sono 800 mila, quorum è la maggioranza dei votanti.
Novità anche per le Regioni, con l'approvazione dell'articolo che prevede l'istituzione di un tetto agli stipendi di presidente e consiglieri, di modo che non possano superare l'importo di quelli spettanti ai sindaci dei comuni capoluogo di regione (180 sì, 24 no, 15 astenuti).
COMMISSARIATE REGIONI IN DISSESTO. Via libera anche all'emendamento Sacconi all'articolo 33 - che modifica l'articolo 120 della Costituzione - che prevede il commissariamento, da parte dello Stato centrale, di Regioni ed enti locali in caso sia accertato grave dissesto finanziario (167 sì, 46 no e sette astenuti).
Il terzo comma dell'articolo 120 della carta, secondo l'emendamento Sacconi, prevede che alla frase «la legge definisce le procedure atte a garantire che i poteri sostitutivi siano esercitati nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione» venga aggiunto: «E stabilisce i casi di esclusione dei titolari di organi di governo regionali e locali dall'esercizio delle rispettive funzioni quando è stato accertato lo stato di grave dissesto finanziario dell'ente». L'emendamento, in pratica, dà allo Stato centrale un potere pressoché esclusivo di commissariare gli enti per grave dissesto di bilancio.
CORTE COSTITUZIONALE: CAMBIA L'ELEZIONE. Promosso, con 184 voti a favore, 35 contro e 11 astenuti l'articolo 35 del ddl inerente «lo scioglimento del Consiglio regionale e la rimozione del presidente della Giunta che abbiano compiuto atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge» previo «parere del Senato della Repubblica». Viene così riscritto l'articolo 126 della Costituzione.
Cambiano le modalità di elezione dei giudici della Corte costituzionale con l'approvazione dell'articolo 36 del ddl sulle riforme con 188 voti a favore. Viene riscritto l'articolo 135 della Costituzione: «La Corte costituzionale è composta di quindici giudici, dei quali un terzo nominati dal Presidente della Repubblica, un terzo dalle supreme magistrature ordinaria ed amministrative, tre dalla Camera dei deputati e due dal Senato della Repubblica». Cancellata dunque l'elezione in seduta comune.
Le Camere, invece, possono attribuire alle Regioni a statuto ordinario ulteriori forme di autonomia su giustizia di pace, istruzione, beni culturali, ambiente, turismo e sport, ma solo se la Regione è «in condizione di equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio»: è quanto previsto l'articolo 29 del ddl riforme approvato dal Senato.
VIA LIBERA A NORMA ANTI-BATMAN. Via libera, infine, alla norma 'anti-batman'. L'articolo 39 del ddl riforme prevede lo stop a tutti i « rimborsi o analoghi trasferimenti monetari ai gruppi politici presenti nei consigli regionali».

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