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MARATONA 7 Agosto Ago 2014 2231 07 agosto 2014

Riforme, in Senato ultimato l'esame del ddl Boschi

L'8 agosto il Senato al voto conclusivo.

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Maria Elena Boschi tra Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli.

Il nuovo Senato è in dirittura d'arrivo: la riforma costituzionale è, infatti, a solo un passo dal via libera in prima lettura. La mattina dell'8 agosto, nell'Aula di Palazzo Madama con il voto finale del ddl Boschi i senatori sono pronti a sancire la fine del bicameralismo perfetto e la nascita del Senato, non elettivo, «dei 100».
In serata, dopo due settimane di sedute fiume e al termine di una giornata scandita dalle votazioni a raffica e dalle proteste dei senatori grillini, è stato completato il voto dei 40 articoli del testo. E sono stati archiviati gli oltre 7 mila emendamenti con cui opposizione e 'dissidenti' della maggioranza hanno provato a cambiare i connotati della riforma.
IL MONITO DI DRAGHI. Il rush finale nell'Aula del Senato sul ddl costituzionale si è consumato nel giorno in cui il presidente della Banca centrale europea Mario Draghi ha invitato i Paesi dell'Eurozona a intensificare le riforme e ha indicato tra i freni agli investimenti in Italia anche «l'incertezza sulle riforme». Parole che Matteo Renzi ha apprezzato, visto che proprio sulle riforme, a partire da quelle istituzionali, ha impostato la scommessa del suo governo. Ed è ai prossimi passaggi che il premier già guarda. Il primo settembre è destinato a partire infatti il programma dei mille giorni, ma anche l'esame al Senato della legge elettorale, sulla quale il premier si è detto convinto di poter ottenere il via libera di Silvio Berlusconi all'introduzione delle preferenze:
IL PREMIER FORSE DISERTA L'AULA. Prima, però, c'è da incassare il via libera del Senato al ddl Boschi. Al termine di un percorso complicato, dall'esito non scontato. L'8 agosto, per il voto della legge che riforma bicameralismo e titolo V, Renzi potrebbe essere in Aula, ma non è escluso che lasci la scena a quei senatori della maggioranza che hanno difeso il testo del governo dai «frenatori». «Grazie per aver sopportato le accuse e gli insulti», ha detto loro il premier, convinto di aver fatto bene a mettere prioritariamente mano al superamento del Senato.

Le opposizioni sul piede di guerra: M5s contro Grasso

La protesta in Aula dei senatori del Movimento 5 stelle.

Di sicuro, però, torneranno a far sentire la loro voce le opposizioni. Che fino all'ultimo hanno provato a bloccare l'ingranaggio. L'assalto finale in giornata lo ha tentato Roberto Calderoli. Godendo dei privilegi di relatore, il leghista ha presentato un emendamento 'ammazza riforma', che prevedeva l'entrata in vigore del ddl «alla prima conclusione naturale della legislatura di entrambe le Camere». Le opposizioni già si sfregavano le mani, quando il presidente Pietro Grasso ha dichiarato la proposta 'inammissibile in quanto la scadenza naturale delle Camere, teoricamente, potrebbe non avvenire mai». A quel punto Calderoli ha riformulato il testo e fissato l'entrata in vigore al 18 novembre 2016, ma poi si è convinto a trasformarlo in un ordine del giorno, che ha impegnato il governo a completare il percorso della riforma (e dunque a non andare a votare) prima di allora.
IL M5S ALL'ATTACCO DEI PIANISTI. Anche al netto dell'agguato di Calderoli, l'ultima giornata di votazioni degli articoli del ddl Boschi è stata molto nervosa. Anche perché i senatori del Movimento 5 stelle hanno denunciato la ricomparsa dei senatori 'pianisti': con una pallina premuta sul pulsante, avrebbero votato senza essere in Aula. Gli animi si sono surriscaldati, ci sono stati continui scambi di accuse tra grillini e senatori dem. E nel pomeriggio la protesta si è accesa al punto che il grillino Stefano Lucidi si è imbavagliato, Grasso lo ha espulso e lui ha fatto resistenza affinché i commessi non lo trascinassero fuori, creando un parapiglia in Aula. «C'è un servilismo inaccettabile verso il governo», è stata l'accusa dei cinque stelle a Grasso. Ma la giornata è andata avanti senza incidenti nelle votazioni.
ARRIVANO I REFERENDUM PROPOSITIVI. Dopo essere stato battuto nella nottata precedente su un emendamento di Sinistra, ecologia e libertà con voto segreto, l'esecutivo si è rimesso all'Aula su un altro emendamento di Sel sulle minoranze linguistiche e ha scongiurato nuovi inconvenienti. Ma ha incassato anche il via libera ad alcune novità della riforma, tra cui le nuove regole del procedimento legislativo. In Costituzione sono entati per la prima volta i referendum propositivi, sono state alzate da 50 mila a 150 mila le firme necessarie per le leggi d'iniziativa popolare ed è stato fissato un quorum variabile per i referendum: se le firme sono 500 mila, il quorum è 50% più uno degli aventi diritto, mentre se sono 800 mila, il quorum è la maggioranza dei votanti alle precedenti elezioni.
SPUNTA LA NORMA ANTI-BATMAN. È passato anche il principio per cui i consiglieri regionali non possono guadagnare più dei sindaci delle città capoluogo. Ed è arrivata una norma «anti-Batman», che ha cancellato i rimborsi ai gruppi consiliari regionali.

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