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LA SCHEDA 8 Agosto Ago 2014 1211 08 agosto 2014

Senato, ddl riforme: come cambia Palazzo Madama

Il volto della nuova Camera Alta.

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Una rivoluzione per l'attuale assetto costituzionale, a partire dal tramonto del bicameralismo perfetto e dalla fine dell'elettività di primo grado dei senatori. Il ddl riforme, approvato in prima lettura dall'Aula di Palazzo Madama, è destinato a cambiare i connotati all'attuale Camera Alta.
IL VOLTO DEL NUOVO SENATO. Ecco quali sono, nel dettaglio, le principali modifiche destinate a dare forma al nuovo Senato. Dal numero dei componenti alle modalità di selezione, fino ai poteri, agli stipendi e ai contributi per i gruppi.

Palazzo Madama, sede del Senato a Roma. (Imagoeconomica)

Il Senato dei 100

La fine del Senato elettivo è certamente la novità più importante. In futuro sarà infatti composto da 95 membri rappresentativi delle istituzioni territoriali (74 consiglieri regionali e 21 sindaci), e cinque di nomina presidenziale. Saranno i Consigli regionali e i Consigli delle Province autonome di Trento e Bolzano a scegliere i senatori, con metodo proporzionale, fra i propri componenti. Inoltre, ciascuna Regione eleggerà un senatore tra i sindaci dei rispettivi territori.
IMMUNITÀ PER TUTTI. La ripartizione dei seggi tra le varie Regioni avverrà «in proporzione alla loro popolazione», ma nessuna Regione potrà avere meno di due senatori. La durata del mandato dei senatori, che godranno dell'immunità come i colleghi deputati, è destinata a coincidere con quella dei rispettivi organi territoriali.

Maria Elena Boschi, Roberto Calderoli, Anna Finocchiaro.

Fine del bicameralismo perfetto

La funzione legislativa esercitata collettivamente dalle due Camere, prevista dall'articolo 70 della Costituzione, è destinata a tramontare definitivamente. Questo potere sarà quindi appannaggio della sola Camera dei deputati, salvo alcune materie. Sulla legge di Stabilità, per esempio, la Camera potrà avere l'ultima parola decidendo, a maggioranza semplice, di non conformarsi ai rilievi posti dal futuro Senato. Che, tra l'altro, sarà anche escluso dal potere di concedere amnistia e indulto e non voterà la fiducia al governo.
RACCORDO TRA STATO E TERRITORIO. La funzione principale del nuovo Senato sarà quindi quella di «raccordo tra lo Stato e gli altri enti costitutivi della Repubblica», cioè regioni e comuni. Potere di voto vero e proprio sarà conservato solo su leggi e riforme costituzionali, leggi sui referendum popolari, leggi elettorali degli enti locali, diritto di famiglia, matrimonio, salute e ratifica dei trattati internazionali.
STOP AL 'PING PONG' LEGISLATIVO. Il nuovo Senato non dovrà più votare la fiducia al governo, ma avrà il compito di votare le leggi regionali, alcuni provvedimenti di garanzia, il capo dello Stato insieme con la Camera e alcuni giudici costituzionali. Soprattutto, il ddl Boschi segna la fine del cosiddetto 'ping pong', il rimpallo di una legge tra Camera e Senato per la doppia approvazione. Palazzo Madama conserverà infatti la facoltà di proporre modifiche su richiesta di un terzo dei senatori, ma gli emendamenti dovranno essere votati entro 30 giorni, per evitare l'effetto-palude. Sulla legge di bilancio, i tempi di intervento per i senatori sono ancora più limitati: 15 giorni. In ogni caso, sarà la Camera a esprimersi in maniera definitiva, anche negativa.

Nessuna indennità per i nuovi senatori

I consiglieri regionali e i sindaci che verranno eletti al Senato non riceveranno nessuna indennità, il che dovrebbe portare allo Stato un risparmio di oltre 50 milioni di euro ogni anno. Con i risparmi che dovrebbero arrivare grazie all'unificazione degli uffici di Camera e Senato, e altre modifiche all'insegna dell'ottimizzazione non meglio specificate, il govenro ha affermato che i risparmi potrebbero arrivare anche a mezzo miliardo.
ABOLITI I CONTRIBUTI AI GRUPPI. Sempre sul fronte stipendi e indennità, verranno aboliti da subito i contributi ai gruppi consiliari, ed è previsto che i consiglieri regionali, dunque anche i futuri senatori, non potranno guadagnare più del sindaco del capoluogo di Regione, mentre attualmente un senatore senza ulteriori cariche arriva a percepire 14 mila euro al mese.

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