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POLITICA & SOLDI 8 Agosto Ago 2014 0600 08 agosto 2014

Ucraina, la mappa dell'oligarchia al potere

Chi comanda il Paese da dietro le quinte.

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da Kiev

Il presidente ucraino, Petro Poroshenko.

Nonostante la guerra nel Donbass continui - probabilmente non per molto, se l’esercito ucraino continuerà ad avanzare a buon ritmo come nelle ultime tre settimane e non ci saranno sorprese sul versante russo - si può già affermare che la nuova Ucraina è destinata a essere uguale alla vecchia. Almeno prendendo in considerazione la distribuzione del potere reale nel Paese.
IL POTERE AI RICCHI. Come prima della rivoluzione di febbraio che ha spodestato il presidente Viktor Yanukovich erano infatti i vari Rinat Akhmetov, Victor Pinchuk, Igor Kolomoisky e affini a dettare dietro le quinte le regole della politica e dell’economia, ora la saga dei super ricchi e dei potenti continua, con i soliti nomi protagonisti.
YANUKOVICH FUORI GIOCO. Solo uno non è più in gioco, ed è proprio Yanukovich, capo di Stato un po’ ingordo diventato scomodo per tutti coloro che prima l’avevano sostenuto e accompagnato verso la scalata alla Bankova e che poi l’hanno scaricato quando ormai il sangue di Maidan era versato.
FACCE SEMPRE UGUALI. Esiliato forzatamente a Mosca il vecchio presidente, il nuovo quadro di potere dell’ex repubblica sovietica si presenta sei mesi dopo la rivoluzione esattamente come prima, con gli oligarchi a gestire il Paese, in nuove o vecchie posizioni.
TOCCA A POROSHENKO. Le facce sono le stesse, a partire da quella di chi ha preso il posto di Yanukovich e cioè Petro Poroshenko, settimo uomo più ricco dell'Ucraina secondo Forbes, finanziatore della rivoluzione arancione del 2004, ministro nel governo di Yulia Timoshenko e poi in quello di Mykola Azarov.
VERSO IL VOTO A OTTOBRE. Poroshenko, eletto a furore di popolo a maggio, punta ora alle elezioni parlamentari che si terranno probabilmente a ottobre per sancire la sua posizione di forza rispetto agli avversari di sempre.
Se come pare la cosiddetta operazione antiterrorismo nel Donbass fra qualche settimana sarà esaurita e i ribelli filorussi rispediti al mittente, Poroshenko incasserà, nell’immediatamente successiva tornata elettorale, una vittoria che gli permetterà di avere una maggioranza relativa parlamentare e un governo più che amico.

La scalata dell'Ucraina di Igor Kolomoisky

Milizie filorusse nell'Est dell'Ucraina danno l'assalto a una banca.

Gli equilibri in Ucraina si creano e si distruggono, però, in realtà non tanto in parlamento quanto sottotraccia e il re del cioccolato sembra destinato a non essere l’assoluto protagonista del nuovo Paese: come, infatti, prima di Yanukovich nel gruppo dominante oligarchico c’era un primus inter pares (Rinat Akhmetov, numero uno secondo Forbes), adesso con Poroshenko alla Bankova il ruolo principale è ricoperto da Igor Kolomoisky.
IL DOMINIO DEL SUD EST. Se il regno di Akhmetov in Ucraina è finito, almeno momentaneamente, è scoccata l’ora del governatore di Dnipropetrovsk, quarto uomo più ricco del Paese.
Nominato a marzo dall’allora presidente ad interim Oleksandr Turchynov al vertice della regione confinante con il Donbass, Kolomoisky, vuole in sostanza sostituirsi ad Akmetov nel Sud Est, dove l’oblast di Donetsk è retto ora dall'oligarca Sergei Taruta.
LOTTIZZAZIONE DEL PAESE. Nella regione chiave di Odessa, Kolomoisky ha già piazzato al comando un suo uomo fidato, Igor Palitsa.
Lo scontro, anche geografico, con Poroshenko è dunque aperto: se l'oligarca si è già accaparrato il Sud, il presidente può contare a Kiev su Vitali Klitschko, divenuto sindaco della capitale grazie al patto di non belligeranza firmato per le presidenziali.
C'È LA VECCHIA GUARDIA. Dietro i due principali protagonisti ci sono naturalmente tutti gli altri, vecchia guardia compresa.
Così il blocco filorusso vicino a Yanukovich, che ora vede in prima linea l’oligarca Dmitri Firtash e l’ex capo dell’amministrazione presidenziale Sergei Levochkin, è schierato in sostanza dalla parte del presidente.
TIMOSHENKO DEFILATA. Timoshenko, inoltre, non ha perso la speranza di rientrare in gioco e molto dipenderà da quanto il suo partito guadagnerà alle prossime parlamentari: l’ex principessa del gas ed eroina della rivoluzione arancione starà a guardare il risultato alla Rada per poi cercare di saltare sul carro del vincitore e recuperare qualche posizione di governo.
In definitiva, l’Ucraina, dopo la fine della guerra nel Donbass, dovrà ricostruire se stessa. Ma a gestire la nuova fase saranno però gli stessi di sempre. Non certo una garanzia di successo.

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