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RETROSCENA 9 Agosto Ago 2014 2123 09 agosto 2014

Figc, Malagò e Uva verso la guida della Federazione

Il presidente del Coni e il 50enne collaboratore della Fifa benedetti da Delrio.

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Il presidente del Coni Giovanni Malagò.

Sarà il duo Giovanni Malagò-Michele Uva a guidare la Federazione italiana giuoco calcio nei prossimi mesi. Le ultime indiscrezioni che trapelano da via Allegri restringono, infatti, il campo al presidente del Coni e al direttore generale di Coni Servizi spa come accoppiata per rimettere in moto il sistema calcio italiano.
LO ZAMPINO DI DELRIO. Da giorni, infatti, Malagò continua a ripetere che all'assemblea federale di lunedì 11 agosto ci «saranno delle sorprese», senza però specificare cosa abbia realmente in testa. Secondo alcune indiscrezioni raccolte da Lettera43.it, il numero uno del Comitato olimpico, in accordo con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Graziano Delrio, titolare della delega allo Sport ma soprattutto tenutario del dossier Figc, dovrebbe prendere le redini della federazione in mano. Mentre il 50enne materano Uva - vero nome nuovo di questa complicatissima partita -, grazie alla sua esperienza come dirigente di società di pallavolo, calcio e basket e alla sua collaborazione con la Fifa, si dovrebbe occupare di rimettere in sesto non solo i conti, ma soprattutto di ristabilire un metodo condiviso che riesca a ridare fiato alle sanguinanti casse del pallone nostrano.
TAVECCHIO E ALBERTINI FUORI. Niente Carlo Tavecchio o Demetrio Albertini, insomma. Il primo è appoggiato ancora dalla maggioranza delle società di serie A, ma è scivolato talmente tante volte (è il caso di dirlo) sulle bucce di banana di cui ha cosparso il suo cammino, da non poter essere più rappresentativo dell'intero mondo del calcio italiano.
L'ex centrocampista del Milan, invece, è apparso troppo debole in quanto a forza politica, ma soprattutto difficile da «spendere come nuovo» dopo aver ricoperto ruoli da alto dirigente in federazione sin dal 2006, quando fu chiamato dall'allora commissario Guido Rossi all'indomani dello scandalo calciopoli.
LA RICETTA MALAGÒ. Di sicuro Malagò ha dimostrato di avere idee molto chiare su quali siano le piaghe da sanare. E più volte è intervenuto, negli ultimi mesi, per marcare il proprio dissenso rispetto ad alcune decisioni prese da chi, finora, ha avuto il compito di gestire un circo estremamente potente e allo stesso tempo fragile. Ragione in più per affidare a lui le chiavi di via Allegri, in attesa di studiare un nuovo metodo che consenta alla Figc di avere obiettivi importanti da perseguire, e individuare figure all'altezza di portare avanti il progetto.
Il tutto con la benedizione di Palazzo Chigi, ovviamente. Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, impegnato nel braccio di ferro per la riforma del Senato e le prossime nomine europee, aveva delegato al fidatissimo Delrio il compito di sbrogliare la matassa calcio. E il sottosegretario, dopo aver studiato a fondo le problematiche, e incontrato (seppur a fari spenti) varie anime dello sport italiano, avrebbe scelto di affidare il compito di «prestare le prime cure al malato Figc» al tandem Malagò-Uva.
CONTE O MANCINI PER IL POST PRANDELLI. Il primo impegno a cui i commissari dovrebbero far fronte sarà quello di scegliere il successore di Cesare Prandelli sulla panchina della nazionale. Nelle ultime ore radiomercato indica un testa a testa tra Antonio Conte e Roberto Mancini, con l'ex tecnico di Manchester City, Galatasary, Inter, Fiorentina e Lazio in leggero vantaggio.

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