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MAMBO 9 Agosto Ago 2014 1451 09 agosto 2014

Iraq, i rischi delle bombe Usa

Da Hamas all'Isis, il terrorismo deve essere condannato. Senza dimenticare gli errori degli americani in terra irachena. Vera miccia del caos.

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Un caccia Usa sul ponte di una portaerei.

Le cronache dal mondo ci mostrano scene di orrore indicibile. Sono scene di orrore quelle che ritraggono i bambini morti ammazzati a Gaza. Sono orribilmente tragiche le sequenze delle stragi dei militanti del califfato quando impiccano, mettono in croce, sparano su centinaia e talvolta migliaia di avversari e segnatamente quando danno la caccia ai cristiani.
MURO CONTRO IL TERRORISMO. Prima ancora di essere travolti dalle mille spiegazioni di quel che accade, quel che vediamo dovrebbe interpellare i nostri sentimenti, spingerci verso atteggiamenti di nuova totale severità verso le organizzazioni terroristiche (da quelle comandate da al Baghdadi a Hamas), ma al tempo stesso vigilare che la reazione contro di loro si muova entro limiti che non provochino nuove vittime civili.
Non so come funzioni in altri Paesi. So che la discussione in Italia su questi temi è diventata miserabile.
L'ODIO SCORRE SUI SOCIAL. Se scorrete alcuni giornali o, con maggiore abbondanza di materiale, i social e soprattutto Facebook vi renderete conto che pullulano di uomini e donne che, strettamente legati alla difesa di una sola causa, non solo perdono di vista l'intero dramma ma soprattutto passano il loro tempo a insultare chi la pensa diversamente, a trarre dalla cronaca violenta che lo scenario internazionale offre la ragione per screditare chi ha opinioni diverse.
LA GERARCHIA DEI MORTI. Si creano, con la tastiera scaldata, gruppi di élite e di assalto che prendono di mira l'avversario e stabiliscono una gerarchia dei morti, sostenendo che l'uno sia più importante dell'altro. Emergono tracce consistenti di miserabilismus, di stati d'animo meschini, di follie culturali. E soprattutto i morti, anche i propri morti, vengono usati non tanto per difendere le ragioni e la memoria quanto per annichilire il proprio avversario.
Si leggono frasi, per ora ancora caute, su un papa troppo poco guerriero. Si invoca la guerra santa. Cresce l'islamofobia nelle stesse ore in cui vediamo segnali precisi e ignobili di ripresa dell'antisemitismo in Europa. Però tutti hanno qualcosa da insegnare a quelli con cui polemizzano.
Lascio stare il caso israelo-palestinese, e lo lascio stare per ora, ma quanti insulti, persino con ridicole accuse di antisemitismo e di nostalgia del Pci, mi sono preso per aver dichiarato il mio dissenso dalle bombe.
COMUNITÀ EBRAICA DIVISA. Lascio stare anche le parole accorate di Stefano Jesurum che ha lamentato la difficile posizione di quegli ebrei di sinistra e amici di Israele che sono stati surclassati da amici degli ebrei diventati intransigenti o da esponenti delle comunità che trattano da traditori i dissenzienti.
Me ne occuperò fra qualche giorno con l'atteggiamento di chi sa che l'avversario è Hamas ma chiede un altro atteggiamento alla dirigenza israeliana e si rivolge agli amici di Israele italiani, un tempo comuni amici, chiedendo maggiore disponibilità al confronto, alla discussione, alla civiltà dei rapporti. Cose del tutto venute a mancare.
Il punto di oggi è però il massacro dei cristiani perpetrato dagli uomini dell'Isis in Iraq.
LE BOMBE USA SULL'IRAQ. Obama ha dato l'ok ai bombardamenti selettivi, il dramma di centinaia di migliaia di persone si svolge però ancora sotto i nostri occhi. C'è un mondo di destra e di sinistra che di fronte a questa strage si rivolge a chi difende i palestinesi, cioè a chi vorrebbe da Israele un atteggiamento meno violento verso le case dei civili e verso i civili medesimi, dicendo: «Dei cristiani dovete occuparvi, di questo dramma, altro che Gaza. Nella fuga disperata dei cristiani si intravvede con nettezza la necessità di un contrasto totale verso il mondo arabo-musulmano radicale».
Hanno ragione, ci occupiamo poco di questi nuovi nazisti che agiscono nel grande Medio Oriente uccidendo in nome di una religione, di una purezza teologica, di un razzismo anti-occidentale.
L'ERRORE DI GEORGE W. BUSH. Ho una obiezione da fare però a questi commentatori che sanno tutto: queste bande sono nate e si sono sviluppate a ridosso di un evento preciso. Quando George W. Bush invase l'Iraq non depose un dittatore ma sfasciò lo Stato. Quando si è tifato perché buttassero giù Gheddafi non ci siamo preoccupati di che cosa potesse sorgere dalle ceneri di quella dittatura.
Lo sfascio dell'Iraq è la colpa più grave del presidente americano a cui si rivolgevano gli sguardi amorevoli della destra culturale berlusconiana o di una sinistra in cerca di accreditamento.
Non c'è, n'è c'è stato, analista e o stratega militare serio che non faccia cominciare questa involuzione rovinosa della storia irachena dalla decisione errata di deporre il dittatore e di sfasciare l'intero Stato.
Manifestiamo per i cristiani tormentati e torturati dagli uomini del califfo ma vorremmo sentire dai seguaci sopravvissuti di Bush che ora ci spiegano cosa dobbiamo pensare se si può dire che il mondo è peggiorato per colpa del radicalismo islamico ma anche con il forte contributo di una presidenza Usa incapace e rovinosa.
Gettare bombe, spesso se non sempre, provoca non solo morti ma nuovi mostri.

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