Matteo Renzi 140702142923
SPIRITO ASPRO 9 Agosto Ago 2014 0800 09 agosto 2014

Renzi alle prese col disfattismo italiano

Chi odia il premier vuole la sua disfatta politica. E forse quella del Paese. Perché essere «come gli altri» spaventa ancora.

  • ...

Matteo Renzi.

Povero Piccolo! Nel senso di Francesco, l'autore de Il desiderio di essere come tutti, premio Strega 2014.
Allo storico Giovanni Orsina che gli rimproverava di aver ripudiato il «razzismo etico» antiberlusconiano troppo tardi e in maniera superficiale, Piccolo ha risposto rinfacciandogli un tipico difetto italiano, fratello carnale del «benaltrismo»: il «maiabbastanzismo».
AFFETTI DAL «MAIABBASTANZISMO». «Non basta dire qualcosa, si doveva dirlo prima e di più. Che poi è, guarda caso, quel che blocca in politica ogni riforma». Sarebbe bastato molto meno perché l'Espresso appiccicasse a Piccolo l'etichetta di intellettuale organico del renzismo, ancorché «intellettuale» e «renziano» in quelle stanze suoni molto come un ossimoro.
Ma cosa significa «prima»? Va bene sette anni fa? Perché se il termine è il 2007 Piccolo il razzismo etico l'aveva già ampiamente smontato e rivisto nell'illuminante saggetto L'Italia spensierata che, in qualche modo, anticipava il romanzo vincitore dello Strega 2014.
IL RITORNELLO DELLE KESSLER. Un viaggio per tappe nel divertimento degli italiani, da Mirabilandia ai film di Natale, che va riletto fin dalla prefazione, in cui Piccolo cita la sigla di Canzonissima '69: «Quelli belli come noi».
Cosa c'è di più veltroniano, più RaiTre, più de sinistra (oggi: nel '69 la sinistra ci sputava sopra) che ricordare la vecchia Canzonissima della vecchia Rai?
Eppure, nota Piccolo, tutto è cominciato da quel testo: «Per far cantare tutti la canzone c'è, e chi non la sa cantare bene, ma proprio bene bene, resta solo e cosa fa? Ancor più brutto diventerà».


L'accattivante coretto guidato dalle Kessler è «la fondazione leggera di una maggioranza alimentata dalla televisione». È qui che nasce (politicamente) Matteo Renzi, anche se secondo l'anagrafe verrà materialmente al mondo solo nel 1975.
Ma di quella maggioranza facciamo parte tutti, anche quelli che, come Piccolo, hanno «pensato per anni di vivere fra quelli che non sapevano cantare la canzone». E a un certo punto si rendono conto «di nascondere un nucleo di felicità derivato dall'essere dentro la famiglia italiana di massa».
IL FASCINO DELLA FAMIGLIA DI MASSA. Che è la famiglia che va in solluchero per il Camogli e la Rustichella dell'Autogrill; corre a vedere il cinepanettone il 26 dicembre; quella che nel segreto dell'urna votava Berlusconi nel 2007 e alle ultime Europee ha votato Renzi.
«Quelli belli come lui» sono tanti e a cantare tutto il giorno vanno avanti, e non cantano male, per carità. Anzi, sono sempre all'unisono e intonano parole entusiaste e positive. Ecco, se oltre alla loro canzone andasse un po' avanti anche il Paese sarebbe bellissimo.
Ma a quanto dicono le cifre di Ocse, Confcommercio e Istat non è così. Questo non significa che Renzi e la sua squadra non ce la stiano mettendo tutta per cambiare le cose - se non altro perché sanno benissimo che se falliranno la caduta sarà rovinosa e il fall-out catastrofico - solo che i miracoli non esistono, che a prometterli sia l'Unto del Signore o Pittibimbo, come lo chiama velenosamente Dagospia.
IL POPOLO DEL «VORREI ESSERE COME». Ma come il «benaltrismo» è gemellato col «maiabbastanzismo», in Italia il «desiderio di essere come tutti» è complementare a quello di essere come pochi. Dove il vero problema sta sia nella numerosità del gruppo di riferimento, che nel voler «essere come».
Cioè, non si ragiona con la propria testa ma con la pancia, in base alle proprie idiosincrasie. Grandi numeri-cattivo (cioè decerebrato, volgare e in ultima analisi fascista), piccoli numeri-buono (colto, civile e in ultima analisi di sinistra, compreso Mario Monti).
Tutti quelli che non apprezzano Renzi sono «gufi e rosiconi» (che «soli e ancor più brutti resteranno»). Quelli che lo apprezzano, supinamente o no, sono pecore prive di volontà, in quanto «tanti», quindi criptoberlusconiani quindi criptofascisti.
QUELLI CHE GODONO PER LE DISFATTE ALTRUI. Essere contro il premier non significa solo criticarlo, con più o meno fondamento, ma desiderarne la rovina politica (cappero, è l'ultima incarnazione del dittatore!). Non significa solo gongolare per i suoi insuccessi e le sue brutte figure, piccineria che fa parte del gioco, ma anche per quelli dell'Italia: ai Mondiali, nelle statistiche degli osservatori economici, sui giornali stranieri. Quando e se l'Italia verrà commissariata come la Grecia, nella redazione del Fatto Quotidiano ci si abbandonerà a toga party alcolici tipo Animal House.
La «famiglia italiana di massa», come la chiama Piccolo, che voleva divertirsi con De Sica e tornare a sperare con Renzi si ritroverà a mendicare per strada, ma appartenere alla famigliola di quelli che «noi l'avevamo detto» è ben altra soddisfazione. Anzi, non ce n'è mai abbastanza.

Correlati

Potresti esserti perso