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GOVERNO 10 Agosto Ago 2014 0843 10 agosto 2014

Riforme, Renzi: «Non prendo ordini dall'Ue»

«Basta con il potere di rendita».

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Il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

L'era della rendita è finita. Il premier Matteo Renzi, in due interviste alla Stampa e alla rivista online dell'Agesci Camminiamo Insieme, rivendica la riforma del Senato come madre di tutte le battaglie. Respinge di seguire gli ordini in arrivo da Bruxelles o di aver stretto patti segreti con Forza Italia. «Non prendo ordini dall'Ue». E poi ancora: «Non sono nella mani di Berlusconi».
«CAMBIARE TUTTI». «Quello che è più difficile sono le incrostazioni, le resistenze. Bisogna cambiare tutti», ha dichiarato il primo ministro. E se l'è presa con le classi dirigenti: «Per vent'anni hanno nascosto le loro responsabilità e le loro manchevolezze dietro quelle, ancor più gravi, della politica. Ma ora la musica è cambiata. In Italia non c'è una classe dirigente che resiste al cambiamento, c'è semplicemente una classe dirigente che non esiste».

«Non prendo ordini da Bruxelles»

Matteo Renzi.

Il premier è tornato sulle parole del governatore della Bce: «La frase di Draghi è: se non fa le riforme, l'Italia non è attrattiva per investimenti esteri. Bene: questa è la linea anche mia e di Padoan. Siamo d'accordo, nessun problema. Ma se qualcuno vuole interpretarla e far intendere che l'Europa deve intervenire e dire all'Italia quel che deve fare, allora no, non ci siamo».
NON ABBIAMO BISOGNO DI SPINTE. Oggi, ha spiegato il presidente del Consiglio italiano, non è «l'Europa che deve dire a noi cosa fare. Il Pd ha vinto le elezioni, è il partito che ha preso più voti in Europa, io e il governo siamo usciti più forti dal test di maggio e non abbiamo bisogno di spinte da Bruxelles: minimamente», dice Renzi, secondo cui «sono gli Stati a dover indicare alla Commissione via e ricette per venir fuori dalle secche».
Sul Pil, «discuto volentieri di quei dati perché paradossalmente mi aiutano a dire con più forza: dobbiamo andare avanti con le riforme. Però devo esser sincero e dirla tutta: la drammatizzazione del Pil è qualcosa che rispetto ma non condivido. Infatti non è che l'Italia sia rientrata in recessione: non ne è mai uscita», ha sottolineato Renzi. «Noi stiamo facendo cose importanti, che daranno frutti nel tempo: la riforma della Pubblica amministrazione curata da Marianna Madia, assieme alla semplificazione fiscale, saranno una rivoluzione; e l'intervento di Poletti sul lavoro ha creato 104mila nuovi occupati, dei quali - chissà perché - nessuno parla».
I POLITICI CAMBIANO SE STESSI.«La cosa positiva del Senato è che finalmente i politici cambiano se stessi. Questo vuol dire che non c'è più potere di rendita per nessuno. Bisogna cambiare tutti», ha aggiunto il premier alla rivista on line dell'Agesci, Camminiamo Insieme.
«I politici devono essere come lo yogurt, a un certo punto devono scadere, non lopuoi fare per sempre. Vale anche per me, per me è già iniziato il conto alla rovescia per essere rottamato».

«Non sono nella mani di Berlusconi»

«Non sono nelle mani di Berlusconi come ipotizza qualcuno. La maggioranza non ha problemi di numeri e non mi attende la via crucis che toccò a Romano Prodi. Mentre infuriava la Grande Guerra del Senato, il governo ha ottenuto più volte la fiducia: nessun problema. Magari non è esaltante per composizione, ma credo che la nostra maggioranza sia la più solida della Seconda Repubblica», ha proseguito Renzi.
SCELTA PERSONALE. «È evidente che aver coinvolto Berlusconi nel processo di riforma è stata una mia, personale scelta: contestata duramente, lo so bene, dentro e fuori il Pd. Se lui non ci fosse stato, è chiaro, avremmo fatto le riforme con altri: ma io credo che, per metodo, vadano fatte con le opposizioni, con i nemici, piuttosto che con gli amici», ha detto Renzi.
Che poi ha smentito chi lo descriveva nervoso: «L'umore è a mille, e non solo per la riforma varata a Palazzo Madama ma per l'intera cornice dell'azione di governo», ha spiegato il premier.
LA MADRE DI TUTTE LE BATTAGLIE. «Certo, se non avessimo fatto questa riforma subito, nei tempi annunciati, non l'avremmo fatta mai più. È la Madre di tutte le Battaglie: di questo sono sicuro». La riforma del Senato «più che al coraggio dei tanto irrisi 'ragazzini' si deve alla saggezza e alla lungimiranza del presidente della Repubblica: sostegno, consigli, una parola quotidiana per tutti, per cercare di convincere i perplessi chela via imboccata era quella giusta».
Renzi è poi tornato a smentire l'intenzione di tornare alle urne. «Credo di esser l'ultimo ad aver paura del voto. Personalmente mi converrebbe, perché porterei tante persone a me vicine in parlamento. Ma quella avviata», ha osservato, «non è una battaglia che devono vincere i renziani: la deve vincere il Paese».

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