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MAMBO 11 Agosto Ago 2014 1049 11 agosto 2014

Gaza, Siria, Iraq: vanno considerate le ragioni di tutti

In Italia si ha il vizio di chiudersi in un clan. Scegliendosi una patria portatile. Ma l'unica squadra giusta è quella che considera i conflitti negoziabili.

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Un ragazzo palestinese di fronte a una casa distrutta.

Avrete osservato come è fatta la discussione italiana sopra i grandi e terribili fatti internazionali. Ciascuno sta con i propri morti e ha eletto popoli e territori come propria patria portatile. Gli altri sono nemici, al limite non hanno capito. Si usano argomenti, tuttavia, che possono danneggiare anche la propria causa.
LA GUERRA SUI MORTI. Prendete il tema sollevato da alcune teste d'uovo recentemente scopertesi filo-israeliane: dicono che si perde troppo tempo a occuparsi dei bambini di Gaza, appena poche migliaia di morti, di fronte al dramma siriano, alcun centinia di migliaia di morti.
Un animo cattivo e puntuto potrebbe dire che si perde troppo tempo a occuparsi della minaccia virtuale su Israele, che Israele contrasta con assoluta efficacia, di fronte ai due drammi combinati assieme di Gaza e della Siria.
LE NUOVE CROCIATE. Il mondo cattolico, invece, è pronto alla crociata, accusa il presidente Usa di essere imbelle e papa Francesco di baloccarsi a Roma mentre i cristiani vengono decimati in Siria e anche in altri posti. Non ho letto gli stessi appelli, le stesse emozioni per quella repubblica del centro-Africa in cui sono stati i cattolici a massacrare per mesi i musulmani.
Scrivo queste parole con la morte nel cuore per dire solo una cosa: con gli occhi di una parte sola si perde la visione del mondo. Il campo va allargato. Deve comprende cittadini e gli Stati e tutti coloro che credono che i conflitti siano negoziabili e che le ragioni dell'uno comportino il riconoscimento di quelle degli altri. Che un uomo vale un uomo a Gaza, in Siria, nella bella repubblica Centroafricana.
L'ITALIA DELLE TIFOSERIE. Il dibattito in Italia, invece, procede per interposte tifoserie e tutti hanno conti da regolare, persino le amicizie si stanno sfasciando perché non si può accettare che vi sia chi mette il naso fuori dal clan e le patrie portatili sono diventate luoghi chiusissimi, al punto da diventare vere Unioni Sovietiche moderne con leader senza errore e eserciti unti dal signore.
Non bisogna stupirsi se è in questo clima che cresce l'antisemitismo e che negli stessi ambienti che oggi lamentano l'antisemitismo si crea l'islamofobia. Leggete scandalizzati le intemerate degli antisemiti di destra e di sinistra, ma non perdetevi le crociate anti musulmane degli stessi difensori di Israele.
CONTRO IL CLUB DEI DURI E PURI. Che fare? Ciascuno sceglie. Per quel che mi riguarda, la causa della difesa dello Stato di Israele resta un obiettivo di vita. Ma non voglio stare in una chiesa o in un club. Non voglio fingere di non vedere quel che non mi piace. Se sto idealmente con Rabin non voglio sposare le follie di Nethanyahu. State calmi amici di noi amici di Israele! Avete fatto un circolo dei duri e puri, tenetevelo, nei momenti duri avrete bisogno di noi, come negli ultimi 20 anni, perché prima o poi capirete che avete chiuso le porte con leggerezza e, fatemelo dire, con stupidità e arroganza.
Toaff e Zevi erano di altra pasta. Voi fate politica in Italia con questi appelli rivolti a cercare l'amico dubbioso o, peggio, l'ebreo di sinistra. State lavorando veramente male, privi di intelligenza. Io so di essere giudicato ma vi giudico. Vedo i rischi che corrono i bambini di Israele ma vedo morti bambini di Gaza. Vedo le strage dei cristiani in Siria e gli orrori del califfato. Ma vedo anche le stragi che fanno i cristiani in Centrafrica. Io posso fare poco, ma vedo il mondo che c'è. Non quello che volete vedere voi.

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