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INTERVISTA 11 Agosto Ago 2014 0600 11 agosto 2014

Isis, Vidino e l'identikit del jihadista europeo

Giovani. Istruiti. E spinti da ideologie personali. L'esperto di terrorismo spiega gli aspiranti martiri europei.

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In un anno dalla Gran Bretagna sono partiti 400 jihadisti, per combattere in Siria tra qaedisti di al Nusra e dell'Isis.
Altrettanti hanno lasciato la Germania. In Francia le autorità ne denunciano oltre 500. Dal piccolo Belgio, i mujaheddin volati in Medio Oriente per la guerra santa sono oltre 300, altre centinaia (donne incluse) arrivano dall'Olanda e dai Paesi scandinavi.
Le intelligence stimano in almeno oltre 9 mila i fondamentalisti stranieri in Siria, per International Centre for Counter-Terrorism dell'Aja circa il 40% dei miliziani dell'Isis. Tra loro, molti ceceni, asiatici e nordafricani, ma anche migliaia di europei.
L'ALLARME DI BRUXELLES. Con l'aggressiva campagna mediatica del nuovo califfato islamico del Levante, quest'estate il corridoio di terroristi dall'Europa all'Asia è sensibilmente aumentato e aumenterà. Dai Paesi mediterranei come Spagna e Italia, il flusso di jihadisti è molto ridotto rispetto al nord Europa ma l'allarme cresce.
«L'Italia è indietro di 10 anni. Non ci sono ancora le comunità di seconde e terze generazioni di musulmani come, per esempio, in Belgio e Germania dove si sono creati consistenti, anche se minoritari, humus fondamentalisti», spiega a Lettera43.it l'esperto di terrorismo islamico negli Usa e nell'Ue Lorenzo Vidino.
INTERNAUTI E ISTRUITI. Quasi mai i ragazzi che si votano alla jihad crescono nell'ignoranza e nella povertà, ma sono istruiti e in buone condizioni economiche. Smanettano molto su internet e, dall'Europa si arruolano da martiri soprattutto attraverso canali salafiti.
«Compiono scelte ideologiche personali, talvolta spinti da condizioni psicologiche problematiche e conflitti famigliari», prosegue Vidino, ricercatore al Center for Security Studies (Css) di Zurigo, ex analista in materia negli Usa e autore, per l'Ispi (Istituto per gli Studi di politica internazionale), de Il jihadismo autoctono in Italia.
Non è solo un fattore demografico o sociale. Anche «l'urbanistica e il clima politico nazionale» generano il richiamo alla guerra santa.

L'esperto di terrorismo e fondamentalismo islamico in Europa Lorenzo Vidino.


DOMANDA. In Italia quanti supporter ha l'Isis?
RISPOSTA. Meno di un centinaio su scala nazionale, al contrario delle centinaia di supporter, per esempio, che conta solo a Berlino. I combattenti partiti dall'Italia per il Medio Oriente si contano sulle dita di una mano.
D. Perché così tanta differenza tra Paesi europei?
R. La questione è anagrafica. Il flusso di radicalizzati non coinvolge immigrati musulmani di prima generazione, che in Italia sono arrivati almeno un decennio dopo che nel nord Europa.
D. Chi sono invece i nuovi jihadisti?
R.
Giovani di seconde e terze generazioni, nati e cresciuti in Occidente ma frequentatori, già da tempo, di circoli salafiti nelle città europee.
D. Qualche nome?
R.
Sharia4Belgium, che si batte per creare uno Stato islamico nel Paese, per esempio. Alle sue manifestazioni è stata capace di raccogliere centinaia di sostenitori. Anche grazie all'attivismo sui social media.
D. E in Italia?
R.
Esiste Sharia4Italy. Gli estremisti si conoscono e sono in contatto tra loro, sui siti e sulle community di internet. Ma, messi insieme in piazza, sono in quattro gatti.
D. Si pensa sempre al jihadista kamikaze, cresciuto senza alternative, nell'ignoranza e nella povertà.
R.
È vero per i mujaheddin bambini, indottrinati nelle madrasse del Pakistan. Ma in Europa non è mai stato così. Neppure agli esordi di al Qaeda.
D. Chi va martire in Siria ha un'istruzione di base?
R.
Eccome. Spesso ha un'istruzione superiore, sa usare molto bene internet e la famiglia non è indigente. Vale anche per i pochi casi italiani.
D. Anas, 20enne di Brescia arrestato per terrorismo, studiava da perito tecnico. Delnevo, l'italiano morto in Siria, era un universitario figlio della borghesia genovese.
R.
Nessun problema economico e, nell'ultimo caso, neanche d'integrazione. Talvolta i soggetti sono deboli psicologicamente. Disadattati o con conflitti familiari.
D. Cosa li spinge allora?
R.
Come per l'adesione all'estremismo di destra, le conversioni sono scelte ideologiche. Personali e, spesso, pienamente consapevoli.
D. L'Isis, nei video e nella sua propaganda, non fa mistero della propria efferatezza.
R.
I suoi simpatizzanti sono bene informati grazie alla Rete e all'assidua frequentazione di ambienti jihadisti-salafiti.
D. Le loro famiglie sono contrarie?
R.
Non sempre. Dipende dai casi. La grande maggioranza dei musulmani condanna l'estremismo. Ma fuori dall'Italia, nel Nord Europa le comunità salafite, pur minoritarie, sono consistenti.
D. Dai salafiti passava anche il reclutamento europeo per i rivali dell'Isis di al Nusra e di altri gruppi fondamentalisti in Siria. I canali sono gli stessi?
R.
Ancora una volta è come per l'estremismo di destra: l'ideologia non cambia, il mondo è quello. Tra i vertici dei gruppi nascono divisioni e lotte di potere per la supremazia. Ma il flusso di supporter è fluido.
D. Si sale sul carro dei vincitori. A breve anche l'Italia è a rischio di estremismo islamico?
R.
Possiamo solo andare per supposizioni. Le famiglie musulmane crescono e internet è un catalizzatore. Ma altri fattori, a mio avviso, escludono un boom di jihadisti, in Italia, a breve termine.
D. Quali?
R. Anche nelle metropoli mancano i grandi quartieri abitati solo da musulmani, che favoriscono i centri di aggregazione e di ritrovo degli estremisti. Ci sono zone con molti immigrati, ma sono miste, con stranieri di diverse culture e religioni.
D. Come le banlieue parigine, serbatoi di fanatici della guerra santa...
R.
Come nella capitale francese, a Berlino e in altre zone della Germania una moschea di salafiti può attrarre anche 400 fedeli. Anche l'urbanistica favorisce il substrato.
D. Oltre al collante del web.
R. Sì. C'è poi il clima politico e culturale. In Italia non esistono polarizzazioni di partiti, intellettuali o giornali che, come in Olanda e Danimarca, diffondono slogan e vignette anti-islamiche. Le tensioni sono molto minori.

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