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POLEMICA 11 Agosto Ago 2014 0647 11 agosto 2014

Lavoro, governo diviso sull'articolo 18

Alfano: «Abolirlo entro agosto». Madia contraria.

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Angelino Alfano.

Il governo è diviso sull'articolo 18, tra chi lo vuole superare per incentivare le nuove assunzioni e chi non vuole toccarlo per non creare 'apartheid' dei diritti dei giovani e non infiammare, inutilmente, il clima politico.
Le regole sui licenziamenti rischiano di essere al centro di un nuovo autunno caldo, quando alla ripresa dei lavori parlamentari è previsto che si torni a esaminare il ddl delega sul lavoro che completa il Jobs Act, visto che entrambe le posizioni sono espressione dalla maggioranza che sostiene il governo di Matteo Renzi. A lanciare il sasso nello stagno è stato il ministro dell'Interno Angelino Alfano.
UN TOTEM DEGLI ANNI 70. Nel Consiglio dei ministri del 29 agosto, secondo Alfano, il governo deve approvare l’abolizione dell’articolo 18 per i nuovi assunti. Risolvere la «disoccupazione giovanile «adesso è la priorità» e «il governo deve saper superare i vecchi totem degli Anni 70», ha detto il ministro a Repubblica. «Per noi l’abolizione dell’articolo 18 a questo punto diventa necessaria. Anche se il luogo più naturale sarebbe la delega Lavoro, chiediamo che se ne discuta subito per poi inserirlo nel decreto Sblocca Italia a fine mese».
ALFANO: «VIA I LACCI PER LE IMPRESE». Il leader del Nuovo centrodestra ha spiegato che «quella tutela non è stata abolita finora perché ha retto un asse fra il Pd e il sindacati. Ma ormai è il momento di mettere davanti a tutto la necessità di dare un lavoro a chi non ce l’ha, liberando da ogni laccio l’imprenditore che vuole assumere qualcuno». Su questo punto Alfano ha voluto precisare: «Non vogliamo favorire i licenziamenti ma incrementare le assunzioni. Non vogliamo togliere diritti a chi già lavora ma dare una occasione a chi non ce l’ha, e penso soprattutto a quella metà di ragazzi del Sud che langue nella disoccupazione senza una speranza. Se sblocchiamo l’idea che un’assunzione sia un matrimonio a vita, sono sicuro che il mondo delle imprese risponderà. Al Sud come al Nord».
LUPI: «NON È GOVERNO DEL PD». D'accordo con Alfano, il ministro dei Trasporti Maurizio Lupi. «Questo non è un governo monocolore del Partito democratico, è un governo di ricostruzione del Paese», ha sottolineato. «E l'Italia deve tornare a essere un grande Paese. Lo dobbiamo ricostruire e dobbiamo farlo in fretta. Per questo siamo al governo.
DELLA VEDOVA: «SIMBOLO DELL'ITALIA CHE NON SA CAMBIARE». Il sottosegretario agli Esteri, Benedetto Della Vedova, ha ribadito dal canto suo che «l'articolo 18 scoraggia gli investimenti». «Mi batto per l'abolizione dell'articolo 18 da quasi 20 anni, prima con i referendum radicali, poi con diverse proposte di legge», ha scritto Facebook il sottosegretario agli Esteri, aggiungendo che è «il simbolo dell'Italia che non sa cambiare».

Madia e Guerini contrari, centrodestra compatto con Alfano

Diversa la posizione del ministro Marianna Madia: «Se una cosa deve dividere, tanto vale non dividersi. Se si potesse risolvere il dramma del lavoro cancellando l'articolo 18 lo avremmo già fatto. Ma non è così», aveva detto la titolare della Pubblica amministrazione due giorni fa sempre a Repubblica.
BOBBA: «IL NUOVO ARTICOLO 18 GIÀ FUNZIONA». Sulla stessa lunghezza d'onda il sottosegretario al Lavoro Luigi Bobba. «Il nuovo articolo 18, quello cambiato dalla legge Fornero del 2012, già funziona. Non si vede la ragione di fare un'altra modifica», ha tagliato corto. «Un monitoraggio dice che più del 90% dei conflitti di lavoro di fronte al giudice si risolve con un risarcimento di tipo monetario. Quindi il nuovo articolo 18 funziona. Inoltre», ha aggiunto Bobba, «c'è già una proposta di revisione delle norme sul lavoro, con l'idea di introdurre una forma di contratto a tutele crescenti. Credo che quella sia la strada che si prenderà».
LEVATA DI SCUDI DEM. Levata di scudi anche da altri esponenti dem. Per il vicesegretario Pd Lorenzo Guerini la questione lavoro «sarà affrontata con la delega che in questo momento è in discussione al Senato», ambito in cui «affronteremo senza chiusure pregiudiziali le proposte messe in campo. Anticipare quella discussione a strumenti che non sono propri credo sia sbagliato».
Monica Gregori, membro Pd della Commissione Lavoro, ha risposto duramente ad Alfano. «L'ennesimo ricatto che emerge dall'intervista di Alfano sull'art.18 va respinto al mittente».
IL PRESSING DI FORZA ITALIA. Lo scontro sulle regole per i licenziamenti sembra quindi inevitabile, se Ncd terrà il punto (con la possibile sponda di Scelta civica, per ora su una posizione 'equidistante') e con Forza Italia in pressing nella stessa direzione.
Per Fabrizio Cicchitto «bisogna prendere il toro per le corna, mettendo in essere una serie di provvedimenti innovativi: da quello sull'articolo 18 a una linea assai incisiva sulla spending review».

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