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GUERRA 12 Agosto Ago 2014 1655 12 agosto 2014

Gaza, gli scomparsi di Hamas che nessuno cerca

Silenzio sui palestinesi dispersi della Striscia.

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I morti di Gaza sono quasi 1.900, più che nell'operazione Piombo fuso del Capodanno insanguinato del 2009. I feriti sono, invece, quasi 10 mila, secondo il bilancio delle autorità palestinesi, sostanzialmente confermato dalle Nazioni unite.
Ma ciò che, se possibile, inquieta ancora di più gli operatori umanitari sono le centinaia di dispersi nella Striscia a causa del conflitto.
In un mese di raid israeliani sono state colpite scuole dell'Onu e strutture sanitarie. L'invasione di terra del 18 luglio ha poi aggravato il bilancio delle vittime nel fazzoletto di terra che raccoglie quasi 2 milioni di abitanti.
NESSUN REGISTRO DEI DISPERSI. Le tregue di pochi giorni non hanno reso possibile la ricerca di chi manca all'appello, neanche da parte delle forze dell'ordine palestinesi.
La polizia di Gaza, per esempio, non ha un ufficio per i familiari dei dispersi: i funzionari pubblici rimandano agli agenti, che a loro volta consigliano di rivolgersi ai reparti di primo soccorso. Ma neanche i medici - malgrado le bombe sono l'unico servizio sociale rimasto in piedi durante la guerra - hanno a disposizione liste dove registrare gli scomparsi, i feriti e morti non identificati.
GOVERNO CENTRALE LATITANTE. C'è troppo caos e nessuno si prende la responsabilità di azzardare una stima dei dispersi.
L'anello mancante è il governo centrale: con Hamas latitante, il servizio civile di Gaza è saltato, i dipendenti pubblici hanno abbandonato i palazzi amministrativi bersaglio dell'operazione Margine protettivo, e, quel che è peggio, agli ospedali mancano le direttive dei ministeri.

Si pensa a fare la conta solo di morti e feriti

Hamas stessa rimanda alle Ong palestinesi e straniere, perché il governo, ha ammesso il portavoce Azmi al Kaishawi, «non sta funzionando in modo appropriato», visto che «nessuno è negli uffici».
Onu e organizzazioni umanitarie, tuttavia, finora si sono concentrate nella non facile verifica dei morti e dei feriti nella Striscia. I dispersi vengono dopo.
Con oltre 80 nuclei familiari gazawi distrutti, quasi 450 bambini uccisi da seppellire e soprattutto migliaia di civili da curare, nella penuria di medicinali e personale, il dramma dei parenti che cercano informazioni sui loro cari è un affare di serie B, o comunque secondario.
CROCE ROSSA IMPOTENTE. Persino il Comitato internazionale della Croce rossa (Cicr), specializzato nella ricerca dei dispersi in zone di conflitto, ritiene molto difficile raccogliere questo tipo di informazioni a Gaza.
Da prassi, l'organizzazione umanitaria svizzera fa riferimento ai dati del governo israeliano, di Hamas e delle testimonianze dei familiari: al momento, però, questa catena ha così tante lacune che il sistema è saltato.
TROPPI CASI IN SOSPESO. Riporta un'inchiesta del magazine online Daily Beast, che alla famiglia al Jamal del campo profughi di Shifa - vicino al grande ospedale di Gaza, pesantemente bombardato dall'Israeli defence force (Idf) - medici e poliziotti hanno detto di avere «molti casi in sospeso», come quello del 12enne Osman, scomparso il 20 luglio sotto una pioggia di bombe. E di non sapere dove mettere le mani, «prima della fine della guerra».
CORPI NON PIÙ IDENTIFICABILI. Anche sul numero dei profughi e degli sfollati c'è grande incertezza. Molte tendopoli sono improvvisate e nei giorni di tregua i gazawi rientrano nei quartieri rasi al suolo, dove vengono continuamente estratti corpi sfigurati, identificabili sono attraverso brandelli di abiti o con un'autopsia.

Serve tempo per gli esami medici e i prelievi del Dna

Come nel caso del piccolo Osman, spesso per riconoscere una vittima la visita all'obitorio non basta. E per gli esami medici e i prelievi del Dna occorrono tempo e calma, in questa fase inesistenti nella Striscia.
Si è parlato molto del presunto soldato israeliano scomparso durante il cessate il fuoco del 1 agosto, saltato dopo poche ore, e rinvenuto infine morto a seguito di un combattimento. Ma quasi mai si sono affrontate le decine di centinaia di palestinesi - forse migliaia - svaniti nella spirale della guerra.
I SEQUESTRI DI TEL AVIV. Di oltre 120, ha denunciato il ministero palestinese agli Affari dei prigionieri, si sarebbero perse le tracce perché sequestrati dalle forze israeliane, per essere interrogati dai servizi segreti: 75 dei 200 trattenuti, in particolare, sarebbero stati rilasciati. Ma gli altri resterebbero in prigionia, senza che Tel Aviv abbia ancora fornito a Ramallah alcune informazioni.
Temendo la loro esecuzione, l'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha chiesto alla Cri aiuto, per far luce sulla vicenda.

In tanto abisso di disperazione, a luglio ha fatto notizia la storia tragica del 23enne Salem Khaleel Shamaly (ripresa anche dal New York Times), ucciso presumibilmente da un cecchino israeliano mentre approfittava di un breve cessate il fuoco di due ore, per rintracciare la sua famiglia in un sobborgo semi-distrutto di Gaza City.
Accompagnato da un gruppo di attivisti e operatori umanitari, Salem gridava il nome dei suoi familiari districandosi tra macerie quando, improvvisamente, si è accasciato a terra, colpito all'apparenza da due pallottole vaganti.
Un video dell'International solidarity movement ne ha documentato chiaramente gli ultimi attimi di vita. E, su YouTube, i genitori che da giorni lo cercavano disperatamente hanno potuto assistere alla sua morte in diretta.
Epilogo crudele, ma significativo, di come si vive e si muore a Gaza City.

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