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DOPO LE POLEMICHE 13 Agosto Ago 2014 1700 13 agosto 2014

Draghi e Renzi, incontro in campagna in Umbria

Il premier: «Tutto ok, l'Italia non è osservata speciale dalla Bce».

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Mario Draghi, presidente della Bce.

Faccia a faccia, la mattina del 12 agosto, tra il premier Matteo Renzi e il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi nella casa di campagna di quest'ultimo a Città della Pieve.
A riferirlo è stato il Corriere dell'Umbria. La notizia è stata confermata dallo stesso Renzi nella sua visita a Milano nei cantieri di Expo: «Sì, ho visto ieri Draghi, lo vedo spesso».
SCONTRO SULLE RIFORME. Il faccia a faccia è avvenuto dopo le frizioni sull'Italia in recessione, quando Draghi aveva invocato «più sovranità all'Europa» e si era sentito rispondere da Renzi «le riforme le decido io».
Renzi ha poi commentato: «Con Draghi ci vediamo periodicamente, era tutto già a posto da prima». La sensazione, osservano i cronisti, è che l'Italia sia un osservato speciale: «Non è così, vi assicuro che non è così», ha replicato il premier.
RENZI: «L'ITALIA NON È OSSERVATO SPECIALE DELL'UE». Draghi avrebbe spiegato a Renzi che i due passaggi erano distinti, non componevano un attacco o un avvertimento all'Italia o a singoli Paesi. «La stampa italiana ha letto le parole di Draghi in una chiave negativa per l'Italia e quindi il mio 'non ci facciamo commissariare' come una replica. Ma non è così», con Draghi «era già tutto a posto da prima» dell'incontro, ha spiegato Renzi ai giornalisti. Poi ha assicurato che l'Italia non è osservato speciale in Europa: «Non è così», non siamo nella situazione del 2011, quando Draghi firmò con Trichet una lettera al governo italiano in cui chiedeva riforme puntuali. «Io non ero qui, ero il sindaco di Firenze», ha detto con un sorriso Renzi. Al presidente della Bce il premier italiano avrebbe ribadito che «concorda dalla A alla Z» sull'invito a non indugiare oltre nelle riforme strutturali. Sono talmente d'accordo, avrebbe detto, che spingo come un forsennato sull'agenda e ho ingolfato il parlamento di provvedimenti.
PERICOLO DEFLAZIONE. Chiarito ogni equivoco e fatta la pace, Draghi e Renzi hanno messo sul tavolo i dossier economici dell’Unione. Si è parlato della bassa inflazione e del forte rischio deflazione.
Perché, come ha spiegato il responsabile economico del Pd, Filippo Taddei, «è un vero problema tenere sotto controllo il debito pubblico in deflazione». Per questo a Draghi si chiede di riempire i mercati di liquidità. Per ora il presidente della Bce ha approvato un programma non convenzionale di finanziamento dell’economia (Ltro), i cui effetti devono essere valutati in autunno. E se non dovesse bastare, potrebbero arrivare nuove mosse.
Si è parlato anche dei poteri dell’Unione sulle riforme strutturali dei singoli Stati, che Draghi vorrebbe più ampi, «e la sponda dell’Italia, presidente di turno, può aiutare a scrivere la nuova governance europea», hanno spiegato da Francoforte. E su questo l'Eurotower sembra poter trovare la sponda di Roma.
Quindi il discorso è inevitabilmente scivolato sulla flessibilità. Renzi e l'Italia chiedono più tempo per centrare gli obiettivi sul debito pubblico. E Draghi sembra un alleato.

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