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LA CAMPAGNA 13 Agosto Ago 2014 2047 13 agosto 2014

Turchia, #arrivalaciabatta: le donne contro Erdogan

Su Twitter spopola l'hashtag. In solidarietà con una deputata.

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Volano ciabatte in Turchia su Twitter contro il machismo del potere islamico del premier Recep Tayyip Erdogan, eletto nuovo capo dello Stato.
Dopo la campagna delle «donne che ridono» in risposta al vicepremier Bulent Arinc che aveva raccomandato alle turche di non essere provocanti e di «non ridere in pubblico», il social si è riempito il 13 agosto di foto di scarpe e pantofole pronte al lancio.
L'OPPOSIZIONE DI NAZHAKA. Decine di donne, ma anche di uomini, hanno aderito all'iniziativa #geliyorterlik (#arrivalaciabatta), ispirato al gesto della deputata femminista di opposizione Aylin Nazhaka che martedì in parlamento, aggredita verbalmente dai colleghi dell'Akp, il partito islamico di Erdogan, ha fatto il gesto di prendere una scarpa per lanciarla contro di loro.
Nazhaka stava presentando una proposta di legge a sostegno delle migliaia di donne vittime di violenze nel Paese, denunciando come a 5 mila di loro, sottoposte a misure di «protezione» non sia stato concesso votare alle presidenziali.
LA RABBIA IN AULA. La deputata socialdemocratica ha reagito agli insulti piegandosi per prendere una scarpa, poi ha cambiato idea. «Il demonio in me mi spinge a togliermi le scarpe e a buttarle contro di voi. Ma quando le guardo» - erano molto eleganti con tacchi alti - «e poi guardo voi, francamente mi dico, 'non ne vale la pena'».
Nazhaka poco prima aveva denunciato, rivolta verso i colleghi islamici, le sempre più crescenti ingerenze del potere nella vita delle donne turche. «Applicate le vostre politiche al corpo della donna, a quello che deve indossare, a che cosa deve mangiare, al colore del suo rossetto, dite che se ride in pubblico non è casta, decidete se quando è incinta può camminare per strada o meno», ha tuonato.
«ERDOGAN NON È IL GUARDIANO DELLA VAGINA». L'opposizione teme che l'elezione di Erdogan porti a una ulteriore stretta autoritaria e islamica. Il 'sultano' di Ankara si è scagliato più volte contro l'aborto, il parto cesareo («la smetta di fare il guardiano della vagina delle donne turche», lo ha esortato Nazliaka), contro le residenze universitarie miste («può succedere di tutto»).
I suoi ministri hanno raccomandato pudore e modestia. La stampa turca ha riferito che più volte le vetrine dei negozi di lingerie, con mutandine, reggiseni, calze e merletti, sono state oscurate nei centri commerciali prima di visite del capo del governo.
DONNE TURCHE IN TRINCEA. La pressione psicologica intanto cresce in strada. Sono stati registrati episodi di ragazze senza velo vestite con minigonne o pantaloncini aggredite verbalmente negli autobus. Le donne della Turchia laica ed «europea» sono in trincea.
Cosi é partita anche la campagna «arriva la ciabatta». L'hashtag si ispira a una espressione popolare turca. Con queste parole le mamme da sempre avvertono i figli discoli che sta arrivando la punizione.
C'è chi però propone proiettili più pesanti. @isinturkeli ha offerto le sue «scarpe da cantiere», con «rinforzi in metallo»; mentre @blenderella ha consigliato le sue ciabatte, «con la forza d'urto di un manganello»

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