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POLITICA 14 Agosto Ago 2014 0700 14 agosto 2014

Governo Renzi, tutti i totem dell'Italia

I temi scomodi di cui si preferisce non parlare.

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L’articolo 18? «È un totem, inutile discutere se abolirlo» perché «cambierà lo Statuto dei lavoratori».
Il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha risposto così agli alleati di governo del Nuovo centrodestra che negli ultimi giorni, per bocca del ministro dell'Interno Angelino Alfano, sono tornati a chiedere a gran voce la cancellazione della norma.
LUNGA LISTA DI «TOTEM». Si tratta, comunque, di uno dei tanti «totem» italiani, per dirla con le parole del premier. Nella lista figurano infatti numerosi altri temi. Dalla riforma della Costituzione, cui il governo ha dato una forte spinta con la prima approvazione del ddl Boschi, fino a quella della Giustizia, uno dei temi caldi dopo la fine del ventennio berlusconiano, passando per la legalizzazione delle droghe leggere e lo ius soli.

1. Articolo 18: a destra vogliono abolirlo, ma parte della sinistra è contraria

La manifestazione al Circo Massimo a Roma in difesa dell'articolo 18 (©ImagoEconomica).

Contenuto nello Statuto dei lavoratori in vigore dal 1970, l’articolo 18 prevede che nelle aziende con almeno 15 dipendenti in organico il licenziamento debba avvenire per una giusta causa. Senza tale condizione il giudice, in origine, era obbligato a decretare il reintegro del dipendente, stabilendo, inoltre, il versamento di tutti gli stipendi non pagati.
Nel 2012 l’esecutivo guidato da Mario Monti ha riformato il testo dell'articolo, distinguendo fra tre tipi di licenziamento - economico, discriminatorio e disciplinare - e abbassando la soglia di indennizzo per il dipendente licenziato.
NCD VUOLE TOGLIERLO. A rimettere sul tavolo l’argomento, che tra riforma costituzionale e nuova legge elettorale sembrava essere caduto nel dimenticatoio, ci ha pensato Alfano, che lo ha definito un «totem della sinistra» chiedendone - insieme con gli ex alleati di Forza Italia - la cancellazione con un provvedimento da adottare nel Consiglio dei ministri convocato il 29 agosto per lo Sblocca Italia.
LE BARRICATE DELLA CGIL. Per i sindacati l’abolizione dell’articolo 18 non è all’ordine del giorno. Per capirlo è bastato leggere un tweet della numero uno della Cgil, Susanna Camusso: «Bisogna creare lavoro non discriminazione. Basta con le vecchie e fallimentari ricette della destra. Cambia verso #siart18».
E il Partito democratico? All’interno della formazione di Renzi le resistenze rimangono fortissime: il trio Fassina-Damiano-Epifani è pronto ad alzare le barricate, anche se lo stesso premier ha spiegato che a essere riscritto sarà l’intero Statuto dei lavoratori.
SE RIPARLA DOPO AGOSTO. Di sicuro l’orizzonte non è quello di fine agosto. «Temi così significativi», ha spiegato il vicesegretario dem Lorenzo Guerini, «non possono essere buttati dentro la discussione infilando un emendamento in un decreto in corso di conversione». La sede giusta potrebbe essere il Job Act.

2. Riforma della Costituzione: ancora tre votazioni per il via libera

L'Aula di Palazzo Madama durante un intervento del premier Matteo Renzi (©ImagoEconomica).

C’è poi l’eterno tema delle riforme costituzionali.
Dopo i cambiamenti del 2001, che hanno modificato nove articoli della Carta tutti contenuti all’interno del Titolo V, e quelli del 2005, rigettati dal referendum del 25 e 26 giugno 2006 - malgrado prevedessero la riduzione del numero dei parlamentari e l’istituzione di un sistema monocamerale per la votazione delle leggi - l’8 agosto Palazzo Madama ha approvato il ddl Boschi che segna il superamento del bicameralismo perfetto.
SPAZIO AL SENATO DEI 100. Non si chiamerà più Senato della Repubblica, ma Senato delle autonomie. E già questa è una novità. Ma non l’unica.
I senatori, infatti, non potranno essere più di 100, tutti rappresentanti dei territori, ai quali si aggiungeranno gli ex presidenti della Repubblica. Nessuna indennità prevista anche se resta l’immunità.
Il nuovo Senato manterrà la funzione legislativa per quanto riguarda le leggi di revisione costituzionale, mentre per quelle di bilancio a Palazzo Madama saranno garantiti poteri rafforzati sulle modifiche al testo (ma entro 15 giorni).
IN AUTUNNO IL TESTO ALLA CAMERA. Il ddl è comunque stato approvato solo in prima lettura. Ne mancano altre tre e può succedere di tutto.
Il provvedimento dovrebbe approdare in autunno a Montecitorio. La presidente, Laura Boldrini, ha affermato che farà la sua parte e rispetterà le istanze di tutti garantendo tempi adeguati. Ma, ha aggiunto, «bisogna intervenire anche sull’economia e sulle politiche del lavoro». Come a dire: con la riforma della Costituzione non si mangia. Non ancora, almeno.

3. Giustizia: il nodo resta la divulgazione delle intercettazioni

Tra i temi del governo c'è anche la riforma della Giustizia (©ImagoEconomica).

Il guardasigilli Andrea Orlando ha spiegato che «non sarà una passeggiata». Ma anche se ci vorrà tempo, com’è normale, stavolta potremmo esserci davvero.
Dopo anni passati a parlarne senza ottenere alcun risultato tangibile - colpa, anche ma non solo, dell’aspro scontro fra la magistratura e l’ex premier Silvio Berlusconi - il governo Renzi ha messo in agenda anche la tanto agognata riforma della Giustizia. Per il momento ci sono solo le linee guida, quanto basta per far gridare al mezzo miracolo.
TEMPI STRETTI PER IL PROCESSO CIVILE. Il 20 agosto Orlando illustrerà la riforma ai capigruppo parlamentari della maggioranza. Renzi ha battuto molto sull’eccessiva durata dei processi civili, che in Italia superano i 900 giorni, promettendo tempi più corti, al massimo un anno. Sarà riformato anche il Consiglio superiore della magistratura perché, ha spiegato il numero uno di Palazzo Chigi, d’ora in avanti gli avanzamenti di carriera dovranno avvenire per meritocrazia e non per appartenenza a una corrente.
Per quanto concerne la responsabilità civile - malgrado i malumori dell’Associazione nazionale magistrati - le toghe risponderanno agli errori commessi, anche se non in maniera diretta, così come avviene all’estero.
MODIFICHE PER LA PRESCRIZIONE. Modifiche sono previste anche per i processi penali e la prescrizione, mentre sulle intercettazioni la questione potrebbe farsi complicata. Tema da sempre caro a Forza Italia, nella riforma si dovrebbe procedere a una stretta che riguardi l’impossibilità di pubblicare quelle in cui figurano persone non indagate.
Renzi ha spiegato che i magistrati saranno liberi di intercettare. Il vero tema resta dunque quello della divulgazione.

4. Nozze gay: Renzi è favorevole alle Civil partnership

Una manifestazione a Roma pro nozze gay (©GettyImages).

Sono consentiti in 16 nazioni, fra cui Paesi Bassi, Belgio, Spagna, Sudafrica, Argentina e Brasile più in 19 Stati americani. Ma non in Italia.
Nel nostro Paese i matrimoni fra persone dello stesso sesso restano uno dei tabù più radicati e longevi. Quanto accaduto di recente a Bologna, dove è arrivato il via libera al registro per i matrimoni omosessuali - permette, a partire dalla fine dell’estate, di trascrivere nei registri di stato civile del Comune le unioni gay celebrate all’estero - sembra essere un fuoco di paglia.
CENTRODESTRA CONTRARIO. Malgrado l’iscrizione di Berlusconi, e della compagna Francesca Pascale all’Arcigay, è il centrodestra il vero «freno» del cambiamento. Ancora oggi echeggiano le parole pronunciate all’inizio del 2014 dal numero uno del Viminale: «Se il Pd propone il matrimonio gay», attaccò Alfano, «noi ce ne andiamo un attimo dopo a gambe levate». Ma anche il presidente del Consiglio è favorevole a metà.
STESSI DIRITTI SENZA ADOZIONI. Unioni civili tra persone dello stesso sesso che potranno godere di tutti i diritti riservati al matrimonio (compresa la reversibilità della pensione in caso di decesso di uno dei due coniugi) con un secco «no» alle adozioni.
Sono queste le linee guida di un ddl sul tema che dovrebbe arrivare in parlamento dopo l’estate. Renzi è favorevole alle Civil partnership sul modello tedesco. Seguendo l’istituto della Stepchild adoption, inoltre, le coppie potranno prendere sotto la loro custodia gli eventuali figli dei partner.

5. Droghe leggere: l'Italia resta indietro rispetto al resto d’Europa

La legalizzazione delle droghe leggere è da tempo un totem difficile da scardinare (©GettyImages).

Legalizzazione sì, no, forse. Nel nostro Paese la sentenza di incostituzionalità della legge Fini-Giovanardi, arrivata a febbraio, ha riaperto un tema ormai logoro: quello della legalizzazione delle droghe leggere.
A fine aprile, dopo il pronunciamento della Consulta, la Camera ha reintrodotto la differenza fra leggere e pesanti, con pene più basse soprattutto per i consumatori e i possessori di droghe derivanti dalla cannabis e sanzioni minori per lo spaccio di lieve entità (riducendo così la custodia cautelare in carcere).
«MAGGIORI ENTRATE PER LO STATO». A sinistra in molti, da Nichi Vendola a Pippo Civati e Luigi Manconi, sono favorevoli alla legalizzazione. Che, dicono, porterebbe dei benefici anche per le finanze pubbliche.
A questo proposito il 21 marzo, su Lavoce.info, Mario Centorrino, Pietro David e Ferdinando Ofria hanno sostenuto che «la legalizzazione del mercato delle droghe leggere determinerebbe benefici consistenti per le casse dello Stato» perché «una volta divenute legali queste attività entrerebbero nel Prodotto interno lordo, contribuendo a migliorare gli indicatori di stabilità nel nostro Paese».
IL NIET DI BORSELLINO. Dall’altra parte della barricata la pensano ovviamente in maniera diversa e di legalizzazione - presente in pochi altri Paesi del mondo a parte la Spagna e l’Olanda - non vogliono sentir parlare.
Scorrendo negli annali, però, si scopre che uno dei primi 'oppositori' sul tema fu Paolo Borsellino. «Legalizzare la droga per combattere il traffico clandestino è da dilettanti della criminologia», disse il magistrato nel 1989 in un incontro pubblico a Bassano del Grappa, tre anni prima di essere assassinato da Cosa nostra.

6. Ius soli: finito nel dimenticatoio dopo la fine del governo Letta

Il governo Letta aveva provato a rilanciare la questione dello ius soli.

Di ius soli, tema caldo quando al ministero per l’Integrazione (sparito con l’arrivo a Palazzo Chigi di Renzi) sedeva Cécile Kyenge, si parla poco o nulla. Eppure nasconderlo non risolve il problema.
Poco più di un anno fa la stessa Kyenge, eletta europarlamentare alle elezioni del 25 maggio, ha rilanciato la questione proponendo una versione che ha definito «temperata». Il punto di partenza, ha spiegato l’esponente del Pd, è «il processo di integrazione dei genitori nel Paese di accoglienza» basato «sul numero degli anni che i genitori vivono in un territorio».
PASSATO IN SECONDO PIANO. Malgrado le proteste della Lega Nord, qualche mese fa proprio dalla 'sua' Firenze il presidente del Consiglio ha chiesto «al parlamento e alle autorità centrali che sia approvata la legge sullo ius soli, perché chi nasce in Italia deve essere italiano».
Fino a questo momento, però, riforma del Senato, Italicum e quant’altro hanno preso il sopravvento. I totem vanno abbattuti. Altrimenti i gufi e i rosiconi vinceranno su tutta la linea.

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