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IPSE DIXIT 14 Agosto Ago 2014 1203 14 agosto 2014

Renzi e gli animali citati nei discorsi

Gli animali delle metafore del segretario Pd.

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Matteo Renzi.

Gli uccellini di Twitter gli piacciono molto. Con gli «uccellacci» che puntualmente mettono in dubbio la sua capacità di condurre in porto le riforme e rimanere al timone del governo, invece, non va d’accordo. Matteo Renzi li chiama gufi, sin dall’inizio della sua avventura a Palazzo Chigi: sono «quelli che scommettono sul fallimento dell’Italia», ha detto varie volte.
IL «NO GUFI DAY». Tanto da lanciare, mercoledì 13 agosto, il «no gufi day» per il primo maggio 2015, quando il presidente della Repubblica inaugurerà l’Expo e, promette il premier, «sarà un grande momento di orgoglio del Paese», perché «chi avrà lavorato alla costruzione del sito e dell'evento si sentirà partecipe della vittoria dell’Italia».
I gufi sono gli animali più citati nel dizionario renziano. Una categoria tanto ampia da richiedere, al suo interno, distinzioni.
LE TIPOLOGIE DI RAPACE. «Ci sono i gufi professore, i gufi brontoloni, i gufi indovini. Anche se questi ultimi dopo il 25 maggio parlano di meno», spiegava il premier in un’intervista a Repubblica il 4 agosto.
Con i rapaci, per la verità, ci litiga da una vita, da quando era primo cittadino a Firenze. A dicembre 2010, in risposta alle polemiche sul maltempo, si lamentò dicendo: «I disagi a Firenze ci sono stati, ho sbagliato anche io, ma adesso quanti gufi contro di me. Ma io non mi sono nascosto, sono andato per strada e mi sono preso gli insulti e anche le critiche che sono più utili».
E di gufi ha poi parlato un’infinità volte, anche con ironia.
LE COPERTURE AL BONUS. Il 9 aprile sottolineava come il Def rispettasse tutti gli impegni #allafacciadeigufi. E ancora: «Dicevano che era una televendita. Poi che non c'erano le coperture. Poi le coperture sì, ma non quelle. #Amicigufi ma aspettare venerdì no?», twittava il 16 aprile, ai tempi del decreto sul bonus da 80 euro.


E poi, ancora, il 28 aprile: «Sulle riforme ci siamo, 80 euro ok, l'Irap va giù, pronti i soldi sulle scuole. Mercoledì Pa. Con un pensiero affettuoso agli #amicigufi».
CONTRO GLI «UCCELLACCI DEL MALAUGURIO». Ma già il 24 marzo, nella sua lettera di saluto a Firenze, se la prendeva con gli «uccellacci», promettendo: «Io sono certo che ce la faremo. Sarà bellissimo smentire gli uccellacci del malaugurio con l'energia e la serietà del nostro impegno».

Le evoluzioni politiche: da falchi e colombe agli sciacalli

Il fotomontaggio del gufo Renzi sul blog di Grillo.

Per parlare del Pd e al Pd, invece, l’ex sindaco ha introdotto un nuovo animale nello zoo. «Prima c’erano falchi e colombe, ora i gufi e gli sciacalli», ha detto il segretario alla direzione del partito i primi di maggio. Sciacalli e gufi, sostenne il capo del governo, «si buttano su qualsiasi evento per sottolineare che non ce la faremo mai, che non c'è lo Stato e non ci sono le istituzioni». Spiegano poi che «c’è una tendenza a scommettere contro l'Italia, come fa per esempio Beppe Grillo che va alla Lucchini a Piombino a cercare di fare lo sciacallo».
EVITARE LE «LUMACHE». Dall’Africa all’Australia, con il canguro in campo al Senato, il bestiario renziano ha poi fatto tappa nell’orto. Lo scorso 31 luglio, nelle ore difficili della riforma del Senato a Palazzo Madama, il premier si è presentato in direzione nazionale dicendo: «Noi abbiamo e avremo uno stile sulle riforme, che non è evitare il canguro, ma la lumaca: le riforme non devono diventare l'ennesima discussione su cui stare anni e anni, noi abbiamo voglia di cambiare assieme ai cittadini».
CAVE CANEM (DA GUARDIA). Ma senza dimenticare i cani, che non sempre sono i migliori amici dell’uomo, o almeno di Renzi. Dopo il suo discorso al parlamento europeo per l’inaugurazione del semestre europeo, il primo luglio, il premier ha risposto così al capogruppo Ppe, il tedesco Manfred Weber: «Non mi fanno paura i cani da guardia in Germania o in Italia, se avevo paura di beccarmi insulti e morsi andavo a fare un’altra cosa. Mi sono messo in testa di cambiare questo Paese».
ATTENTI AGLI AVVOLTOI. E a fare compagnia agli altri protagonisti dello zoo sono poi arrivati, a metà agosto, anche gli avvoltoi. «Essere a Roma nella settimana di Ferragosto è un buon segno, è un segno che ci sono molti cantieri da far partire e che l'Italia può ritrovare slancio e speranza», ha detto il premier in un’intervista a Millenium su RaiTre. «Contro tutti questi profeti del pessimismo, i gufi, gli sciacalli, gli avvoltoi, ormai potremmo fare uno zoo».
E chissà se c’è abbastanza spazio per arrivare al 2018.

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