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PROFILO 14 Agosto Ago 2014 1620 14 agosto 2014

Ucraina: Oleg Lyashko, l'ultranazionalista di Kiev anti-Putin

Chi è il leader radicale che sfida i filorussi a Est.

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da Kiev

Il leader del Partito radicale ucraino Oleg Lyashko.

È salito alla ribalta quasi improvvisamente la sera del 25 maggio, quando le presidenziali che hanno condotto alla vittoria straripante di Petro Poroshenko hanno da un lato spento le speranze di Yulia Timoshenko e dall’altro fatto nascere la nuova stella nel cielo nazionalista e antirusso ucraino: Oleg Lyashko - protagonista suo malgrado dell'ennesima rissa nel parlamento ucraino - che ha colto oltre l’8% dei consensi alle presidenziali, più di 1,5 milioni di voti.
VERSO LE URNE A OTTOBRE. Con il Partito radicale che porta il suo nome si appresta a sconvolgere lo spettro politico alle elezioni parlamentari anticipate di ottobre. La data è ancora da fissare, ma mentre la campagna nel Donbass sembra forse agli sgoccioli tra l’esercito ucraino ad assediare le due roccaforti Donetsk e Lugansk e la missione umanitaria avviata sotto la pressione russa, è probabile che si vada alle urne un autunno.
ASCESA DEL PARTITO RADICALE. Stando ai primi sondaggi, la formazione di Lyashko potrebbe letteralmente sfondare: secondo i rilevamenti di fine luglio dell’Istituto di sociologia di Kiev, il Partito radicale sarebbe addirittura in testa, con il 22,2% delle preferenze, davanti alla formazione di Tymoshenko (17,4%), a quella di Vitali Klitschko (11,5%) e a quella del presidente (11,1%).
Per i dati del Rating Group, Lyashko raggiungerebbe invece solo all’11,5%, staccato nettamente da Poroshenko (27,8%), Timoshenko (16,6%) e il sindaco di Kiev (8,7%).
CONSENSO PER IL LEADER. In ogni caso il consenso che il leader antirusso poco più che 40enne (è nato nel 1972) sta raccogliendo attorno a sé è ragguardevole. E non è nemmeno una sorpresa, visto che i sondaggi prima delle presidenziali ne avevano comunque anticipato l’avvento.
La guerra nel Donbass ha fatto il resto.

Dal partito di Timoshenko al finanziamento delle truppe contro Putin

Lyashko ha raccolto oltre l’8% dei consensi alle presidenziali vinte da Petro Poroshenko.

Ex deputato di Patria, il partito della Timoshenko, nelle cui liste era stato eletto parlamentare nel 2006 e poi espulso nel 2010, Lyashko è diventato in pochi mesi l’alfiere della crociata anti Vladimir Putin che ha preso avvio con la caduta di Viktor Yanukovich e l’operazione militare nel Sud Est.
Se durante la campagna per le presidenziali aveva premuto sull’acceleratore dell’odio antirusso - tappezzando per esempio la roccaforte nazionalista Leopoli, nell’Ovest dell'Ucraina, con giganteschi cartelli in cui prometteva «morte agli occupanti» - non è però rimasto solo un teorico ed è passato dalle parole ai fatti organizzando uno dei tanti battaglioni di volontari che affiancano le truppe regolari nel conflitto contro i separatisti.
ULTRANAZIONALISTI VIOLENTI. Il battaglione Azov è nato, infatti, dalla fusione di quello di Lyashko e altri commando di ultranazionalisti che fanno riferimento a gruppi come i Patrioti ucraini e l’Assemblea socialnazionale.
Diversi sono gli episodi in cui non solo i miliziani, ma il leader del Partito radicale in persona, sono stati coinvolti in episodi di violenza e intimidazione che hanno costretto persino Amnesty International a intervenire con un breve rapporto in cui si legge le azioni di Lyashko e dei suoi associati armati, con particolare riferimento ad alcuni rapimenti, violano le norme giuridiche internazionali.
LUNGA LISTA DI UCCISIONI. A di là dell’elenco dei misfatti accertati da Amnesty, l’elenco non ufficiale dei crimini è, però, molto più lungo e si allarga anche alle uccisioni nell’ambito di quella che è ancora definita dal governo di Kiev un’operazione antiterrorismo.
Ma in tempo di guerra pochi in Ucraina vanno per il sottile, men che meno la parte dell’elettorato più radicale che se una volta ha già votato per Lyashko ora si appresta a spingere la sua formazione direttamente in parlamento.
L'AIUTO DEGLI OLIGARCHI. Il successo, passato e futuro del Partito radicale, non è legato solo alle doti di tribuno populista del suo leader (Lyashko è anche un ex giornalista), ma anche alla sua capacità di agganciare i finanziatori giusti al momento giusto. Anche se non è ben chiaro da dove è provenuto - e provenga - l’ingente quantità di denaro per finanziare partito e battaglione, è evidente che la vicinanza ad alcuni personaggi come l'oligarca Igor Kolomoisky, ma non solo, sia determinante per il successo.
CATALIZZATORE DEI POPULISTI. Finito un paio d’anni in galera per appropriazione indebita negli Anni 90, Lyashko è abituato a giocare sporco e sottotraccia. Nell’Ucraina di oggi, sconquassata dal conflitto nel Donbass e con il nemico russo bersaglio facile del populismo ultranazionalista, è diventato il catalizzatore per quell’elettorato che se fino a ieri aveva votato per l’estrema destra di Svoboda, adesso ha un’alternativa ancora più radicale.

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