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GIUSTIZIA 16 Agosto Ago 2014 1315 16 agosto 2014

Camorra, per Luigi Cesaro annullata la richiesta di custodia

Il deputato Fi: «Fine di un incubo».

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Luigi Cesaro, detto «Giggino ‘a polpetta».

Luigi Cesaro, ex presidente della Provincia di Napoli e attuale parlamentare di Forza Italia, non andrà in carcere.
Il tribunale del riesame di Napoli ha accolto il 16 agosto l'istanza della difesa del deputato berlusconiano che comunque resta indagato per collusioni con i clan della camorra dell'hinterland Napoletano.
Il provvedimento restrittivo, la cui esecuzione era sospesa in attesa della decisione del parlamento, è stato annullato per carenza di gravi indizi di colpevolezza.
L'accusa contestata a Luigi Cesaro è di concorso esterno in associazione camorristica e turbativa d'asta.
FINE DI UN INCUBO. «È finito un incubo, sono stati anni terribili», ha affermato il deputato. «Sono sempre stato sereno e ho sempre avuto fiducia nella magistratura. Quando me l'hanno detto al telefono mi sono commosso».
Una vicenda giudiziaria che riguarda presunte irregolarità in appalti del comune di Lusciano (Caserta) dalla quale sarebbero emersi rapporti tra Cesaro e il clan dei Casalesi.
Nei primi giorni di agosto il Riesame aveva disposto la scarcerazione dei fratelli Aniello e Raffaele.
GARE CONDIZIONATE PER IL PIP. L'inchiesta, basata sulle rivelazioni di collaboratori di giustizia, si riferisce a una vicenda del 2004 e soprattutto a due gare di appalto bandite dal Comune di Lusciano, in provincia di Caserta. Gare condizionate, secondo gli inquirenti, dal clan dei Casalesi e che riguardavano la costruzione del Pip, area del Piano insediamenti produttivi e di un impianto sportivo.
L'OMBRA DEI BIDOGNETTI. I fratelli Cesaro, secondo la ricostruzione dell'accusa, avrebbero estromesso un concorrente facendo sapere al gruppo camorristico dei Bidognetti di essere disponibili a versare al clan una tangente di importo superiore rispetto a quella proposta dall'altro imprenditore. I retroscena sulle gare d'appalto furono rivelati ai magistrati della Dda fa due pentiti: Luigi Guida, per anni braccio destro del boss Francesco Bidognetti, e Gaetano Vassallo, imprenditore legato al clan. Le richieste di misure cautelari, avanzate dalla procura due anni e messo fa, furono emesse il 23 luglio.

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