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PROPOSTA 16 Agosto Ago 2014 1728 16 agosto 2014

India, Goa: «Tassare il bikini»

Un deputato vuole creare spiagge ad hoc. E a pagamento.

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La spiaggia di Goa in un'immagine del 2012.

Era il paradiso per i giovani occidentali e russi in India: spiagge da sogno, palme, rave e foresta tropicale. Oggi, però lo Stato meridionale di Goa, meta di circa tre milioni di turisti all'anno, potrebbe persino vietare alle ragazze di portare il bikini. A meno che non si paghi la tassa sul due pezzi.
Il motivo? Il costume secondo il parlamentare locale Mavu Mamledar, membro del partito Maharashtrawadi Gomantak (Mgp), vicino al Bjp del premier indiano Narendra Modi, sarebbe «contrario alla cultura indiana», ma soprattutto, «mette in pericolo la loro stessa incolumità». Come a dire che se le ragazze vogliono indossare il due pezzi, incitano alla violenza sessuale. Evidentemente però la preoccupazione per la sicurezza femminile e per la cultura locale può ben essere negoziata. Infatti, Mamledar ha proposto una mediazione generosa: il governo dovrebbe approntare delle spiagge private a cui le turiste occidentali avrebbero accesso dietro pagamento di un biglietto del valore di mille - 12mila rupie (fra i 12 e i 24 euro).
CONGRESSO: «UN BUSINESS SUCCULENTO». L'idea ha subito suscitato un vespaio di polemiche, con l'opposizione rappresentata dal Congresso di Sonia Gandhi che ha accusato il promotore di «voler limitare i diritti delle donne» e di «pensare solo a un succulento business vendendo pezzi di spiaggia sul mar Arabico». Goa del resto è sempre stato popolato da turisti occidentali diventando una zona molto libertaria in fatto di costumi. In diverse aree del litorale goano i turisti praticano da tempo il naturismo, mentre anche il topless è di uso comune. Tanto che già cinque anni fa il ministero delT urismo dello Stato pubblicò un manuale in cui vietava «la guida di scooter da parte di donne con il seno scoperto». Nell'aprile del 2013 poi il governo locale impedì la costruzione del primo 'Playboy Club' sulla spiaggia di Candolim, ma non vi furono reazioni particolarmente accese e il progetto fu rapidamente archiviato.
IL MINISTRO CONTRO MINIGONNE E PUB. Quest'anno però è stato annunciato un giro di vite ben più pesante: il ministro del Turismo di Goa, Sudin Dhavalikar, ha chiesto la proibizione totale di «bikini, minigonne e pub perché» non conciliabili con la «cultura indiana». La maggior parte delle donne indiane che si spingono sulle spiagge fanno ancora oggi il bagno con il sari o la salwar kamiz, rischiando spesso la vita a causa delle pericolose onde dell'oceano.
Mamledar ha dichiarato di fronte all'Assemblea legislativa locale che la creazione di specifiche 'bikini beaches' eviterà «l'esposizione del corpo femminile» e «permetterà di accrescere le entrate del governo sia di aumentare il turismo».
Per il portavoce del Congresso, Durgadas Kamat «il loro vero obiettivo è privatizzare le spiagge e fare soldi con le concessioni».

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