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MEDIO ORIENTE 16 Agosto Ago 2014 1400 16 agosto 2014

Isis, Di Battista (M5s): «Terrorismo unica arma di chi si ribella»

La tesi sul post sul blog di Grillo.

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Il post sul blog di Beppe Grillo sull'Isis scritto dal deputato M5s Alessandro Di Battista.

Il Movimento 5 stelle sdogana Isis e terrorismo in un colpo solo. E scoppia la polemica.
Nel mirino sono finite le tesi del deputato grillino, e vicepresidente della commissione Esteri della Camera, Alessandro Di Battista, secondo cui lo Stato islamico jihadista che continua a mietere vittime in Iraq ha una «sua logica». Al punto che con questi terroristi si dovrebbe trattare perché il terrorismo è «la sola arma violenta rimasta a chi si ribella».
LA LOGICA DELL'ISIS. Per illustrare le sue tesi, il grillino ha scelto il blog del leader Beppe Grillo, dove ha spiegato che «l'obiettivo politico, ma non le assurde violenze commesse», dei miliziani jihadisti, «ovvero la messa in discussione di alcuni Stati-nazione imposti dall'Occidente dopo la Prima Guerra mondiale ha una sua logica». Secondo Di Battista, poi, «il processo di nascita di nuove realtà su base etnica è inarrestabile sia in Medio Oriente sia in Europa». E per questo «bisogna prenderne atto e, assieme a tutti gli attori coinvolti, trovare nuove e coraggiose soluzioni».
TERRORISMO UNICA ARMA. Quindi il vicepresidente della Commissione Esteri della Camera, parlando dell'Isis, ha proseguito spiegando che «se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche non-violente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana». Dunque, secondo Di Battista, il terrorismo è «la sola arma violenta rimasta a chi si ribella».
SERVE APRIRE IL DIALOGO. «Dovremmo smetterla di considerare il terrorista un soggetto disumano con il quale nemmeno intavolare una discussione», ha spiegato il deputato di Grillo, «per la sua natura di soggetto che risponde a un'azione violenta subita il terrorista non lo sconfiggi mandando più droni, ma elevandolo a interlocutore». Un compito che per Di Battista è «difficile», ma «necessario», perché «altrimenti non si farà altro che far crescere il fenomeno».
L'ITALIA PRENDA POSIZIONE. Nel suo intervento, poi, il deputato di Grillo ha anche precisato che di fronte all'Isis che «avanza, conquista città importanti e minaccia migliaia di cristiani», è «evidente che la comunità internazionale e l'Italia debbano prendere una posizione» (le commissioni, compresa quella Esteri, devono decidere sul rifornimento delle armi ai curdi il 20 agosto).
«Innanzitutto», ha scritto Di Battista, «occorre mettere in discussione, una volta per tutte, la leadership nordamericana. Gli Usa non ne hanno azzeccata una in Medio Oriente. Hanno portato morte, instabilità e povertà».
LAVORARE PER LA PACE. Poi, secondo il pentastellato, «l'Italia, ora che ne ha le possibilità, dovrebbe spingere affinché l'Unione europea promuova una conferenza di pace mondiale sul Medio Oriente alla quale partecipino i Paesi dell'Alba, della Lega araba, l'Iran, inserito stupidamente da Bush nell'asse del male e soprattutto la Russia un attore fondamentale che l'Ue intende delegittimare andando contro i propri interessi per obbedire a Washington e sottoscrivere il Ttip il prima possibile».
BASTA SUDDITI DEGLI USA. Per Di Battista, «essere alleati degli Usa non significa essere sudditi, prima di applicare sanzioni economiche a Mosca, sanzioni che colpiscono più le imprese italiane che quelle russe, si dovrebbero pretendere le prove del coinvolgimento di Putin nell'abbattimento dell'aereo malese».
«L'Italia», ha detto ancora il parlamentare del M5s, «dovrebbe promuovere una moratoria internazionale sulla vendita delle armi», perché, è la tesi di Di Battista, «se vuoi la pace la smetti di lucrare sugli armamenti».
DUBBI SULLE ARMI AI CURDI. Sull'ipotesi di armare i curdi, il pentastellato s'è domandato: «Chi ci dice che una volta vinta la guerra i curdi non utilizzeranno quelle armi sui civili sunniti».
Dunque che fare? «L'Italia dovrebbe porre all'attenzione della comunità internazionale un problema che va risolto una volta per tutte: i confini degli Stati. Non sta scritto da nessuna parta che popolazioni diverse debbano vivere sotto la stessa bandiera».

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