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LAVORO 17 Agosto Ago 2014 0915 17 agosto 2014

Articolo 18, Poletti contrario all'abolizione

Intervento sulle pensioni alte.

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Giuliano Poletti, ministro del Lavoro.

Il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha escluso l'abolizione dell'articolo 18 ma ha proposto la revisione dei contratti. «Se ci infiliamo nel solito braccio di ferro sull'articolo 18 non portiamo a casa nulla» e più che partire dai licenziamenti, dobbiamo «uscire dal vecchio conflitto impresa-lavoro e ragionare su partecipazione responsabile, condivisione, cooperazione», ha detto al Corriere della Sera.
Nel disegno di legge delega, ha spiegato, «affronteremo tutti gli aspetti del mercato del lavoro, riscrivendo lo statuto, come ha detto Renzi, dagli ammortizzatori alla revisione dei contratti, compresa l'introduzione del contratto di inserimento a tutele crescenti». Quest'ultimo va reso «meno oneroso per l'impresa, alleggerendo il carico fiscale e contributivo», rendendolo preferibile rispetto al contratto a termine senza causale.
EVITARE ALTRI ESODATI. Poletti si è detto anche favorevole a un intervento sulle pensioni alte a sostegno di quei lavoratori che altrimenti rischiano di entrare fra gli esodati: «Le risorse eventualmente recuperate con un contributo di solidarietà o con il ricalcolo contributivo dovrebbero restare nel sistema previdenziale in una logica di solidarietà per chi soffre di più».
Inoltre ha confermato che è in lavorazione, ma strettamente legato alle risorse, un ponte per coloro che hanno perso il lavoro, per evitare altri esodati: vanno valutate le diverse opzioni in vista della legge di Stabiltà. In ultimo, il ministro ha sottolineato come «l'Irap va ridotta perché oltretutto ha l'insana caratteristica di colpire le imprese a più alta intensità di lavoro. Ma anche qui non si scappa: dovremo fare i conti con le risorse disponibili».
SI RIACCENDE IL DIBATTITO. Le parole di Poletti, inevitabilmente, hanno riacceso il dibattito politico. «Il ministro del Lavoro sembra escludere correzioni e integrazioni alla delega lavoro nonostante il presidente Renzi abbia esplicitamente ipotizzato il superamento dello Statuto dei Lavoratori», ha insistito Maurizio Sacconi, presidente del gruppo Nuovo centrodestra al Senato, secondo il quale «la flessibilità nel solo primo triennio» del contratto di inserimento sarebbe «non solo inutile in relazione ai contratti a termine ma soprattutto negativa per i contratti di apprendistato che ne sarebbero scoraggiati».
Per Sacconi «sarebbe davvero paradossale intervenire su tutto escludendo solo l'art.18».
SCELTA CIVICA: «OGGETTO D'ANTIQUARIATO». Sulla stessa linea Scelta civica: «L'art.18 è un oggetto d'antiquariato che, se non sarà cancellato o modificato, si auto-estinguerà», ha ribadito Gianfranco Librandi, parlando di «stortura che impedisce alle aziende di rinnovare il rapporto di lavoro di migliaia di giovani».
Sul tema si sono inseriti anche i socialisti, con il vice ministro dei Trasporti, Riccardo Nencini, che ha proposto di accorciare da tre a due gli anni dopo i quali arrivi la tutela dell'articolo 18, ma «quello originario, non quello modificato dal ministro Fornero».
Infine, è stato il presidente della commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, a rimandare al mittente le proposte di Ncd, dopo che, a suo dire, Poletti ha «definitivamente seppellito il tema della cancellazione dell'art.18. Il Nuovo centrodestra dovrà farsene una ragione, anche perché in una logica di coalizione è impensabile immaginare di imporre unilateralmente le proprie opinioni».

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