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GUERRA 19 Agosto Ago 2014 0540 19 agosto 2014

Iraq, dal Kurdistan la testimonianza della furia dell'Is

Erbil, Surme racconta inaudite violenze.

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È presto per parlare di vittoria, ma la diga di Mosul è stata «riconquistata per quasi due terzi» dai peshmerga.
Pochi giorni di bombe americane hanno «decimato i terroristi dell'Is», lo Stato islamico del Nord dell'Iraq e della Siria, che a sorpresa hanno attaccato il Kurdistan iracheno e massacrato il popolo yazida.
Nella sua capitale Erbil, quando non manca la corrente elettrica, le famiglie stanno incollate alla tivù a seguire gli sviluppi sul Daish (il nome arabo del Califfato), in ansia per i loro uomini e per le loro donne al fronte.
L'ATTACCO A ERBIL. Non era prevista questa guerra. Il giornalista e scrittore curdo Shorsh Surme era rientrato nella regione con la moglie e i figli per l'estate, sugli aerei pieni di musulmani, in festa per la fine del ramadan.
Il Kurdistan iracheno era l'unica zona stabile dell'Iraq dopo la presa dei jihadisti di Mosul e la proclamazione del Califfato islamico. Si temeva per la capitale.
Invece, anziché marciare su Baghdad, dalla diga di Mosul i miliziani del Daish hanno puntato su Erbil, accanendosi contro la minoranza dei curdi yazidi.
IL MASSACRO YAZIDA. «Per loro occupare la nostra capitale sarebbe stato impossibile anche senza gli Usa», racconta Surme a Lettera43.it dal teatro di guerra, «persino gli 80enni si erano messi a disposizione per fermare l'Is».
A pagare il prezzo più alto è stata una comunità pacifica di zoroastriani, custodi di una religione antichissima ma, fino a questa estate, pressoché sconosciuti fuori dall'Iraq, prima di essere «prima traditi dagli arabi, poi colpiti dall'Is».
Surme, tra i primi ad accorrere sul posto, ha visto i corpi di bambini morti di sete e di barbare esecuzioni. «Violenze inaudite, da elaborare prima di descriverle con la penna. Anche i bambini ci chiedono: chi sono questi mostri?»

Famiglie yadizi rifugiate sotto un ponte, dopo l'aggressione dell'Is (Getty Images)


DOMANDA. Un domanda che si fa anche l'Occidente. Chi sono i mostri dell'Is?
RISPOSTA. Moltissimi sono tossicodipendenti. Hanno circonciso cristiani senza anestesia, violentato donne davanti ai mariti e sgozzato bambini di fronte alle madri. La spiegazione psichiatrica è che si tratta di menti malate.
D. Loro si professano estremisti sunniti con il sogno di restaurare il primo grande Califfato islamico.
R.
Il Califfato e gli slogan del leader Abu Bakr al Baghdadi sono tutte cose campate per aria. C'entrano molto più i soldi che vogliono fare e quelli di chi li finanzia.
D. Perché i peshmerga curdi sono entrati in crisi?
R.
Si sono trovati a combattere contro le armi più sofisticate sul mercato. Come avere dei kalashnikov contro mitra al computer.
D. A parole tutti gli arabi condannano l'Is. Davvero qualcuno li sta finanziando o, dopo uno sciagurato appoggio iniziale, ora si muovono in autonomia?
R.
Io sono dell'opinione che siano ancora manovrati. Certo, la presa di Mosul li ha molto potenziati, anche se adesso sono in difficoltà.
D. Perché hanno virato a Nord, verso il Kurdistan, quando tutti temevano l'attacco a Baghdad?
R.
Baghdad è già scossa dai maxi attentati a catena, come Samarra, Nassiriyah, Falluja. Mettendo a ferro e a fuoco anche il Kurdistan, tutto l'Iraq sarebbe stato destabilizzato: questo era il loro piano infernale.
D. I raid Usa li hanno ridimensionati, anche se c'è voluto qualche giorno.
R.
L'intervento americano, che l'Is non si aspettava, è partito a scoppio ritardato. Ma in due giorni le bombe hanno spianato la strada ai peshmerga, per liberare i centri abbastanza importanti di Makhmur e Dibega. E tracciare due strade per soccorrere i yazidi fuggiti sul monte brullo Sinjar.
D. Che punti deboli hanno i jihadisti?
R.
Si è parlato poco dell'alleanza del Daish con gli ex baathisti sunniti di Saddam Hussein, che attraverso l'Is volevano rovesciare l'ex premier sciita Nuri al Maliki.
D. Il matrimonio impossibile dei vecchi generali laici con i giovani fanatici del Califfato.
R.
La possibile intesa è precipitata da quando i jihadisti, che sono pazzi, hanno profanato la tomba di Saddam, spostandone i resti non si sa dove. I gerarchi sono furiosi, ma ci sono anche altre crepe nell'Is.
D. Quali?
R.
Un conflitto con il ramo siriano dell'Is dopo la presa di Mosul. Le ragioni sono puramente materiali. Dagli iracheni volevano il 50% dei circa 1,3 miliardi rubati alla città. Ma a quanto pare al Baghdadi non vuole dargli un centesimo.
D. In Siria in due settimane il Daish ha massacrato 700 civili di una tribù ribelle: una strage passata sotto silenzio.
R.
Il precipitare degli eventi in Kurdistan ha oscurato il resto. In Iraq ha contato molto anche l'aggressione alla comunità cristiana. Ma, in generale, la Siria è un terreno molto più complesso per avviare azioni militari.
D. Gli Usa dovrebbero schierarsi con Assad, mentre in Iraq hanno mano libera.
R.
Non solo. La situazione in Siria è degenerata ed è difficilmente recuperabile. E poi c'è la presenza russa. In questo contesto non riesco a immaginare come sia possibile trovare una soluzione pacifica.
D. Perché, con il Kurdistan a rischio, Obama ha deciso di intervenire?
R.
I guerriglieri dell'Is sono capaci di tutto, anche di far saltare la diga di Mosul, sommergendo mezzo Iraq, loro inclusi. Due terzi del Paese sarebbe poi rimasto senza luce. Dal Kurdistan i jihadisti avrebbero poi lambito Turchia e Iran. Situazione esplosiva, anche per l'Europa.
D. A Erbil facevano base per gli imprenditori e i diplomatici occidentali, in fuga dal Sud dell'Iraq.
R.
Solo tra gli italiani vi operano 320 aziende.
D. L'Ue ha deciso di armare i curdi. Vi aspettavate un sostegno così forte e univoco?
R.
Affatto. Siamo rimasti positivamente meravigliati.
D. Anche Iran e Turchia, a scopo strumentale, appoggiano il rafforzamento del Kurdistan.
R.
In Turchia ci sono state le elezioni e Teheran conduce da mesi un doppio binario di repressione interna, anche curda, e pseudo-riavvicinamento con gli Usa in politica estera. Al Maliki era una creatura iraniana.
D. Ma persino gli ayatollah, per ragion di Stato, lo hanno scaricato. Qual è il progetto politico per l'Iraq su cui convergono gli interessi di tutti?
R.
Spaccare il Daish con un governo di unità nazionale che riavvicini sunniti, curdi e sciiti, decapitando ulteriori potenziali suppoter dell'Is. Siamo in pieno totoministri.
D. I curdi sono la minoranza più compatta, che ha combattuto per tutti.
R.
I curdi di tutte le nazioni si sono uniti contro l'Is. Dal Pkk turco, al Pdk del Kurdistan iracheno, al Ypg in Siria. Questo, nella tragedia, ci dà molte speranze.
D. L'Is non è più imbattibile?
R.
È presto per festeggiare. Sta arretrando, ma si lotta ancora in modo atroce per liberare tutta la diga di Mosul e i duri combattimenti si stanno spostando nella provincia del centro petrolifero di Kirkuk, bastione dei curdi.
D. Cosa resterà dopo la guerra?
R. Traumi enormi. Siamo un popolo da sempre perseguitato, ma mai avevamo visto e subìto tanta efferatezza. I peshmerga ci hanno raccontato fatti pazzeschi.
D. Dettagli indicibili.
R. Piuttosto che farsi prendere in ostaggio, i jihadisti del Daish si uccidono, vanno in guerra per non tornare. Tra gli yazidi hanno sgozzato 80 persone e rapito 232 donne, inventandosi una compra-vendita di schiave. Vergini violentate, incapaci di reggere la violenza. Liberate, alcune di loro si sono uccise. Un inferno che non dimenticheremo mai.

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