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POLITICA 20 Agosto Ago 2014 0800 20 agosto 2014

Berlino, Klaus Wowereit: i guai del sindaco ribelle

I flop del primo cittadino della città.

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da Berlino

Il sindaco di Berlino, Klaus Wowereit, insieme con la cancelliera tedesca Angela Merkel.

C'è stato un lungo periodo in cui Berlino e il suo sindaco hanno costituito un binomio inscindibile. Più della Porta di Brandeburgo o della Torre della televisione di Alexanderplatz, Klaus Wowereit ha incarnato per oltre un decennio il riscatto planetario di una città ribelle.
L'aveva raccolta nel 2001 sull'orlo di una crisi di debiti e d'identità, sfiancata da un decennio vissuto di corsa inseguendo progetti megalomani e le aveva restituito tranquillità e significato.
BINONIO BERLINO-WOWI. Berlino andava, magari non sapeva dove, ma ci andava sorridendo, saltellando da una festa all'altra. Povera ma sexy, di sicuro mai ricca come Londra o New York eppure ribelle e affascinante come nessuna altra capitale mondiale avrebbe potuto essere.
Era diventato impossibile immaginare Berlino senza «Wowi», il diminutivo affibbiatogli.
SFIDA AL PERBENISMO. Il sindaco sfrontato e scanzonato si rispecchiava perfettamente nella sua città natale: «Sono gay e va bene così», si era presentato alla prima campagna elettorale, sfidando il perbenismo dei suoi avversari e contando sulla tradizione di tolleranza dei berlinesi.
Non aveva sbagliato i conti: trionfò nelle urne e inaugurò la stagione del rilancio.
SINDACO NON PIÙ AMATO. Quattordici anni dopo, quel binomio sembra irrimediabilmente finito.
Wowereit è ancora alla guida della città, ma i suoi abitanti non lo amano più. Colpa dell'inevitabile logorìo dopo quasi tre lustri di governo, di una serie di errori nella gestione di alcune emergenze degli ultimi anni, del disastro finanziario e organizzativo legato al nuovo aeroporto per il quale non esiste ancora una data di apertura e del fatto che, entrati nel nuovo decennio, Berlino avrebbe avuto bisogno di individuare nuove sfide e prospettive rispetto a quella di costituire lo scenario di un'eterna stagione di party.
Wowereit è, invece, rimasto legato al suo mondo.

A fondo nei gradimenti: apprezzato solo dal 26% dei berlinesi

Wowereit a Berlino con il presidente degli Usa Barack Obama e Merkel.

L'attuale indice di gradimento, misurato dall'istituto demoscopico Infratest Dimap, indica, infatti, che Wowereit non riesce a risollevarsi dal punto più basso toccato alla fine del 2012, quando per ovviare a uno dei tanti capitoli neri legati al nuovo aeroporto, decise di dimettersi dal suo consiglio di amministrazione: solo il 24% dei berlinesi approvava allora il suo operato, appena il 26% lo approva oggi.
In un anno e mezzo, nessun segno di ripresa, semmai un continuo e progressivo logoramento della sua figura.
Rispetto al 69% del 2006 o al 62% goduto ancora nella primavera di due anni fa, il crollo è tanto eclatante quanto, secondo gli esperti, irrecuperabile.
FLOP NELL'EMERGENZA GELO. Già alle ultime elezioni Wowereit si ripresentò sulla scia di un latente malcontento, in buona parte dovuto alla caotica gestione dell'emergenza gelo nell'inverno precedente, ma la sua capacità di recuperare la simpatia degli elettori risultò ancora intatta e alla fine travolse senza pietà la sua avversaria più accreditata, la candidata verde Renate Künast.
Ora è il suo stesso partito, il Spd, a non credere più nell'effetto Wowereit e si è messo ormai alla ricerca di un successore per le elezioni che si terranno fra due anni.
IL SPD NON HA ALTERNATIVE. L'operazione è, però, difficile. Se la fine dell'amore fra Berlino e il suo sindaco è un dato di fatto, nessuno sembra per ora in grado di sostituirlo nel cuore dei berlinesi.
Gli stessi sondaggi che hanno inchiodato impietosamente il sindaco, hanno comunque certificato che la stragrande maggioranza dei berlinesi è favorevole al proseguimento della legislatura fino alla fine naturale del mandato.
Un movimento civico anti-Wowereit, sorto in primavera con l'obiettivo di raccogliere le firme necessarie per chiedere elezioni anticipate, è fallito miseramente.
NEL PANTHEON DEI SINDACI. Wowi può così terminare il suo lavoro e poi accomodarsi nel panteon dei sindaci che resteranno nella storia della città. E Berlino ne ha conosciuti di notevoli, finiti anche nei libri di storia: come Ernst Reuter, che nel Dopoguerra arringò oltre 1 milione di persone terrorizzate nella spianata del Reichstag durante il blocco di Joseph Stalin a Berlino Ovest, o Willy Brandt che visse in prima persona i giorni drammatici della costruzione del Muro e poi, da primo cancelliere socialdemocratico, inaugurerà la stagione della distensione a Est con l'Ostpolitik.
LA CITTÀ ORA VUOL CAMBIARE. Wowereit era riuscito anche ad avere qualcosa in più nel rapporto diretto con i suoi concittadini: ruffiano e brusco, modaiolo e superficiale, diretto ed estroverso, ha interpretato alla perfezione la stagione in cui Berlino aveva trovato finalmente la sua dimensione nel panorama del mondo, senza più inseguire inutilmente miti e modelli altrui, ma adagiandosi sulla sua rilassatezza e compiacendosi della propria leggerezza dell'essere.
Ora pare arrivato il tempo di cambiar pagina.

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