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PUNTI DI VISTA 22 Agosto Ago 2014 1402 22 agosto 2014

Iraq, Di Battista: «Foley vittima anche dell'imperialismo Usa»

«La violenza su di lui è figlia di Abu Ghraib».

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Alessandro Di Battista del M5s.

Il grillino Alessandro 'Dibba' Di Battista è tornato sulla questione jihadisti.
Dopo aver sdoganato il dialogo con i terroristi, questa volta le dichiarazioni destinate a far discutere riguardano l'uccisione di James Foley: «La violenza indecente, barbara, inaccettabile» subita dal giornalista Usa è «figlia della violenza indecente, barbara, inaccettabile subita dai detenuti nel carcere di Abu Ghraib», ha scritto in un post il deputato del Movimento 5 stelle tornando a parlare di Iraq e legando, attraverso una serie di passaggi, la morte del reporter all'imperialismo Usa.
«È DESIDERIO DI VENDETTA». «Le violenze commesse in quella prigione furono senz'altro figlie di quel desiderio di vendetta che molti americani hanno provato dopo l'indecente, barbaro, inaccettabile attentato alle Torri Gemelle quest'ultimo anche figlio dell'indecente, barbaro, inaccettabile imperialismo nordamericano che ha portato milioni di persone a morire di fame. Si potrebbe continuare all'infinito ma serve a qualcosa?», ha commentato Di Battista su Facebook.
«GLI USA HANNO SBAGLIATO TUTTO». «Dopo l'11 settembre 2001 si è scelta una strada. Si sono inseriti concetti nuovi: 'guerra giusta', 'bombe intelligenti', 'guerra preventiva', 'esportazione di democrazia'. È possibile mettere in discussione tutto questo? È possibile affermare che le orrende violenze commesse in questi giorni dall'Isis siano collegate a quel che è accaduto negli ultimi anni in Medio Oriente? Vi sembra davvero sensato obbedire, ancora una volta, a Washington nonostante non ne abbia fatta una giusta?», si è chiesto l'esponente dei cinque stelle.
«ARMARE PORTA ALLA GUERRA». Quindi il vice presidente della Commissioni Esteri della Camera ha concluso: «Armare porta alla guerra e, come scrisse Terzani, 'non c'e' mai stata una guerra che ha messo fine alle guerre'. Questi giorni mi hanno insegnato due cose molto importanti. La prima è che non basta certo una strumentalizzazione becera a farmi smettere di impegnarmi a fondo in quello in cui credo. La seconda è che fare quel che si ritiene giusto al posto di quel che conviene ti fa vivere sostanzialmente male, ma sostanzialmente ti fa sentire vivo».

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