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STRATEGIA 23 Agosto Ago 2014 0109 23 agosto 2014

Isis, dopo l'Iraq possibili raid Usa in Siria

Ipotesi al vaglio, ma Washington non vuole collaborare con Assad.

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Stati uniti, il segretario della Difesa Chuck Hagel.

La guerra degli Stati Uniti all'Isis, i jihadisti dello Stato islamico, non si può fermare all'Iraq, dove anche il 22 agosto sono proseguiti i raid vicino alla diga di Mosul, ma deve approdare in Siria. E Bashar al Assad, da nemico, deve diventare un alleato.
A Washington nessuno l'ha ancora detto chiaramente, ma dopo le prime ammissioni in questo senso del Pentagono, il 22 agosto anche la Casa Bianca, attraverso il viceconsigliere per la sicurezza nazionale Ben Rhodes, ha affrontato il tema.
RHODES NON ESCLUDE NULLA. Rispondendo a una domanda su un eventuale attacco contro i jihadisti in Siria, Rhodes, non ha escluso nulla, affermando che «valuteremo cosa sia necessario nel lungo termine per assicurarci di proteggere gli americani».
Il presidente Barack Obama, intanto, continua a ricevere critiche dopo la decapitazione di James Foley, e molti cominciano a pensare che i limitati raid in Iraq non bastino.
È ovvio che collaborare con Assad è una prospettiva improponibile, così come quella di inviare forze americane nel mattatoio siriano, dove secondo quanto ha reso noto il 22 agosto l'Onu, dall'inizio della guerra civile tre anni e mezzo fa sono state uccise almeno 191 mila persone.
HAGEL: «ISIS MINACCIA A LUNGO TERMINE». Ma l'Isis va «ben oltre ogni altro gruppo terroristico visto finora» e rappresenta «una minaccia a lungo termine», ha affermato il segretario alla difesa Chuck Hagel, aggiungendo che «tutte le opzioni» sono sul tavolo per affrontarlo.
Si tratta di una organizzazione che «può essere contenuta, ma non all'infinito», ha affermato a sua volta il capo di stato maggiore interforze, il generale Martin Dempsey. «Senza affrontarne il ramo in Siria può essere sconfitta? la risposta è no», ha aggiunto.

Anche Londra valuta la situazione siriana

Il premier britannico, David Cameron.

Anche oltremanica sembra esserci un orientamento in tal senso, anche a costo di dover 'dialogare' con Assad, che certo sarebbe ben felice di guadagnarsi le stellette di 'combattente della lotta al terrorismo globale'. Tra gli altri, ne ha parlato in maniera esplicita l'ex capo di stato maggiore dell'esercito britannico Lord Dannatt, secondo il quale «se si deciderà per raid aerei sulla Siria, bisognerà avere l'approvazione di Assad».
RIFKIND: «NON SIAMO SCHIZZINOSI». Pure l'ex ministro degli Esteri Malcolm Rifkind affermato che gli Usa i suoi alleati devono essere pronti a lavorare con Assad se vogliono sconfiggere l'Isis. Si tratta di un gruppo che «deve essere eliminato e non dovremmo essere schizzinosi sul come lo facciamo». ha affermato.
Il governo di Londra ha però precisato che non esiste alcuna possibilità di «lavorare con Assad», perché, come ha detto il ministro degli Esteri Philip Hammond, non sarebbe «pratico, sensato o utile». Anche l'amministrazione Usa ha respinto con forza ogni ipotesi di una qualsiasi forma di 'sinergia' con Assad. «Sono fortemente in disaccordo con l'idea che siamo sulla stessa pagina», ha detto la portavoce del Dipartimento di Stato Marie Harf, secondo la quale «l'Isis è ciò che è proprio perché il regime siriano ha gli consentito di svilupparsi». Salvo poi concedere che alcuni «obiettivi» potrebbero essere comuni.
ONU: «LA PARALISI INTERNAZIONALE AIUTA I TERRORISTI». E pressioni sembrano arrivare anche dall'Onu, con l'Alto commissario Onu per i diritti umani Navi Pillay, che ha denunciato come «la paralisi internazionale» abbia incoraggiato gli «assassini, i torturatori e i devastatori in Siria».
Nelle ultime settimane, il regime di Damasco ha frattanto intensificato a sua volta gli attacchi contro i miliziani dell' Isis, con decine di raid nel Nord Est del Paese, 'cuore' dello Stati islamico. Ma secondo quanto affermano analisti siriani sul posto, con l'eccezione della zona di Aleppo, dove l'avanzata dei jihadisti favorisce invece i ripetuti tentativi del regime di sconfiggere gruppi armati anti-Assad proprio nella strategica metropoli del Nord.

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