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ENDORSEMENT 23 Agosto Ago 2014 1645 23 agosto 2014

Crisi, ministro francese: «Facciamo come Renzi»

Chiesto un cambiamento di rotta della politica economica europea.

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Il ministro francese dell'Economia, Arnaud Montebourg.

Il ministro dell'Economia francese, Arnaud Montebourg, in un'intervista dai toni molto duri nei confronti della Germania e della politica di rigore, ha affermato che «sarebbe ottimo se tutti i Paesi europei facessero quello che ha cominciato a fare Matteo Renzi in Italia».
RILANCIARE L'ECONOMIA. I tagli e i sacrifici, ha spiegato Montebourg a Le Monde, devono servire soprattutto a rilanciare l'economia. Il ministro francese ha detto che oltre a ridurre il deficit, bisogna sostenere le imprese e stimolare il potere d'acquisto delle famiglie. «Tutti dovrebbero fare come Renzi in Italia».
Montebourg ha chiesto con forza un «cambiamento di rotta» della politica economica europea di fronte alla crisi invitando ad «alzare la voce» contro la Germania, denunciando l'«aberrazione» della «riduzione dei deficit a tappe forzate».
L'asse Roma-Parigi si è rafforzato anche sulle nomine europee con il ticket Mogherini-Moscovici. Cinquantunenne, alfiere della sinistra del partito, sconfitto da François Hollande nelle primarie socialiste e sulla sponda opposta tra i socialisti rispetto al premier Manuel Valls, Montebourg non è personaggio dai toni sfumati.
«GERMANIA INTRAPPOLATA NELLA POLITICA DEL RIGORE». La sua lunga intervista a Le Monde, durissima con la Germania, «rimasta intrappolata nella politica di rigore imposta a tutta l'Europa», è arrivata dopo che Berlino ha lasciato cadere nel vuoto in modo fin troppo evidente gli appelli del presidente francese a una correzione di rotta in favore della crescita.
Se l'Eliseo voleva evitare ogni scontro con Berlino, il suo ministro dell'Economia ha rotto gli indugi e accusa la Germania - più propriamente la «destra tedesca» - di essere all'origine di quella politica tutta concentrata sulla lotta ai deficit che è «un'aberrazione economica in quanto aggrava la disoccupazione, un'assurdità finanziaria poiché rende impossibile il risanamento dei conti pubblici e un flagello politico in quanto getta gli europei nelle braccia dei partiti estremisti che vogliono distruggere l'Europa».

Attacco anche alla Bce: «Non pensano alla disoccupazione»

François Hollande e Matteo Renzi.

Se il presidente della Bce Mario Draghi ha avuto il 22 agosto parole concilianti verso le esigenze di rilancio della crescita, spingendo i governi agli investimenti e alle riforme sfruttando la flessibilità delle regole fiscali, Montebourg non ha fatto sconti neppure alla Banca centrale europea. Secondo lui, «oggi, purtroppo, i falchi dell'inflazione, che combattono l'inflazione quando scompare, dimenticando di combattere l'essenziale, la disoccupazione di massa, sono sovrarappresentati nella Bce».
LINEA DURA DA PARIGI. Dopo il collega delle Finanze Michel Sapin, che il 22 agosto aveva molto più prudentemente di lui invitato a «trovare un ritmo di risanamento dei conti pubblici che protegga la crescita», il ciclone Montebourg ha fatto capire che nel governo di Parigi c'è un'anima diversa, che ha voglia di confrontarsi e di «alzare la voce», molto più di quanto non facciano Hollande, Valls o Sapin.
E ha guardato verso l'Italia, dove Matteo Renzi detta la linea all'Europa: tagli e sacrifici, ha affermato il capo dell'Economia francese - devono servire soprattutto a rilanciare l'economia, in base alla regola dei «tre terzi»: «Un primo terzo va a ridurre il deficit, un secondo al sostegno delle imprese, l'ultimo alle famiglie per stimolare il loro potere d'acquisto e la crescita. Sarebbe ottimo se tutti i Paesi europei facessero lo stesso, così come ha cominciato a fare Matteo Renzi in Italia».
ASSE PARIGI-ROMA PER MOGHERINI-MOSCOVICI. Un assist al bacio quello di Montebourg, in vista del cruciale vertice Ue di sabato 30 agosto, preceduto da un incontro fra i leader socialdemocratici europei a Parigi nella mattinata.
Le candidature di Federica Mogherini al ruolo di Alto rappresentante per la politica estera Ue, questione centrale per il governo italiano, e quella del predecessore di Montebourg, Pierre Moscovici, al ruolo di commissario per l'Economia nella nuova squadra di Jean-Claude Juncker, procedono di pari passo e sembrano più che mai sostenersi a vicenda.
Nell'intricata matassa delle nomine europee, con la Germania pronta fino all'ultimo a stoppare l'aspirante erede italiana al ruolo della Ashton e un'economia di Bruxelles a guida francese, l'assist di Parigi a Renzi è una conferma e un impegno.

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