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SPIRITO ASPRO 23 Agosto Ago 2014 0804 23 agosto 2014

L'orsa Daniza, simbolo di un femminismo dimenticato

Madre indomita e con un caratterino niente male. Renzi dovrebbe affidarle le Pari opportunità.

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Un'orsa con due cuccioli.

Bruna, 18 anni, madre single, fisico non esattamente da modella, peli dappertutto, e se le rompi le balle ti tira zampate da mandarti all'ospedale: il nuovo femminismo si chiama come lei, Daniza.
L'orsa che ha steso un innocuo raccoglitore di funghi nei boschi del Trentino, reo di aver invaso il suo territorio (ma il gossip locale, e non solo diffuso dagli attivisti della Lav, insinuava che il fungarolo, oltre ai porcini e ai finferli, avesse tentato di portarsi a casa qualche foto ravvicinata dei suoi orsacchiotti), più che una mascotte per i social network e un hashtag di successo su Twitter, dovrebbe essere un esempio per le italiane, una valida alternativa a Lorella Zanardo e Michela Marzano e anche al ministro Stefania Giannini, che ha incassato la becera prima pagina del Giornale con la sua foto a seno nudo.
UN'ORSA DA IMITARE. Se al suo posto ci fosse stata l'incazzosa orsa dolomitica, paparazzo e giornalisti se la sarebbero cavata molto meno a buon mercato, anche se va detto che per Alessandro Sallusti in Santanché, abituato a rapportarsi con Daniela, un vis-à-vis con Daniza sarebbe stato un rilassante momento di tenerezza.
Come il movimento universitario del 1989 adottò come simbolo una pantera evasa da chissà dove che scorrazzava nei dintorni di Roma, le italiane ribelli di oggi dovrebbero gridare «l'orsa siamo noi» e farne l'emblema di una femminilità che non si difende solo con lamenti, virtuose petizioni, conferenze nelle scuole e flashmob, ma con i fatti.
DOPO LA FUGA È ANCORA LATITANTE. E che lotta fieramente (nel senso di «come una fiera») per la propria libertà, come sta facendo tuttora l'intrepida Daniza, latitante insieme ai suoi piccoli nelle foreste della val Rendena come Anita Garibaldi sull'Appennino, sfuggendo ai forestali ed evitando le esche predisposte per intrappolarla, impermeabile ai sensi di colpa che attanaglierebbero qualunque altra madre italica: trascinare in giro i figli di giorno e di notte, adesso comincia pure a far freddo, fra poche settimane inizia la scuola, chissà cosa dirà la nonna, chissà cosa dirà il pediatra.

Il femminismo e la memoria corta degli italiani

Un corteo di femministe degli Anni 70.

Certo, bisogna andarci piano con l'identificazione, o Daniza comincerà a perdere consensi: in Italia e non solo «femminismo» è da tempo una parolaccia e, pur godendo delle conquiste che le lotte delle nostre madri ci hanno assicurato, dobbiamo prenderne accuratamente le distanze se non vogliamo passare per brutte, androfobe e rosicone, tanto agli occhi degli uomini quando a quelli di molte donne.
Non è un fenomeno solo italiano, va detto: il caso della campagna I don't need feminism, in cui donne e ragazze rivendicavano orgogliosamente la propria femminilità contro un movimento che, secondo loro, ne negava ideologicamente il valore, dimostra che l'insofferenza è globale e non circoscritta ai maschi, come sarebbe logico.
UNA LOTTA CHE HA MIGLIORATO LA VITA A TUTTI. Questo è il risultato di 20 anni di lavaggio del cervello su quel che è stato davvero il femminismo - non un'isterica lotta senza quartiere alla depilazione delle ascelle e all'intimo di pizzo, come si vuol far credere, ma riscoperta, consapevolezza e liberazione del corpo, dell'amore, del sesso e anche della maternità, e in questo senso ha migliorato la qualità della vita di tutti.
Ma legare troppo strettamente l'orsa alla causa delle donne italiane (ammesso che Daniza si faccia legare ad alcunché, con il caratterino che si ritrova) potrebbe indurre qualcuno a sabotare la sua fuga.
E il suo confino in un centro specializzato o, peggio ancora, la sospensione del programma di ripopolamento ursino nei boschi trentini acquisterebbero un sapore amarissimo di sconfitta per tutte le femmine, ruggenti e no.
Il Corriere della Sera quindi non si affretti a ribattezzare La 27esima orsa il suo noto blog dalla parte delle donne.
La soluzione dev'essere politica, e ad alto livello.
RENZI DIA A DANIZA LE PARI OPPORTUNITÀ. Il M5s insiste perché Matteo Renzi ceda la delega per le Pari Opportunità e re-istituisca l'apposito ministero?
Il premier faccia di più: ne offra la poltrona alla plantigrada trentina adorata da Twitter (a sua volta adorato da Renzi).
Con l'agguerrita Daniza, la politica di genere smetterà di essere una scampagnata in cerca di funghi e la condizione femminile in Italia farà quel balzo in avanti (opportunamente corredato di ruggiti) che l'Europa ci chiede da tempo.
È vero, Daniza in autunno andrà in letargo.
Ma lei, a differenza del governo Renzi, dopo quattro mesi si sveglia.

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