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MAMBO 27 Agosto Ago 2014 1448 27 agosto 2014

La tregua di Gaza disarma gli estremismi culturali

Il nuovo conflitto israelo-palestinese ha diviso ancora di più opinione pubblica e fazioni. Ora serve capire come ritrovare un dialogo costruttivo tra le parti.

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I palestinesi scesi in strada a Ramallah dopo la notizia della tregua raggiunta.

La tregua che, grazie all'Egitto, ha posto fine alla guerra di Gaza sembra avere più fondamenta di altri cessate il fuoco.
Israele ne aveva bisogno per liberare la sua popolazione, in gran parte del Sud, dalla quotidiana minaccia dei missili e anche per recuperare reputazione in direzione dell'opinione pubblica occidentale, colpita dalla quantità di vittime civili dei bombardamenti.
Ne aveva bisogno Hamas, che ha perso armi, uomini, capi militari, prestigio.
Ne aveva bisogno Fatah, per provare che l'estremismo di Hamas è la principale minaccia per i palestinesi.
Ne aveva infine bisogno la nuova leadership militare egiziana, per darsi uno statuto di protagonista nell'area.
TORNA IL PREGIUDIZIO ANTI-ISRAELIANO. Tenendo conto di ciò che sta succedendo in Iraq, Siria, Libia e della resistibile avanzata del Califfato, la tregua di Gaza è manna dal cielo.
Si potrebbe provare ora a ragionare su come abbiamo discusso nelle ultime settimane in Italia di questo ennesimo e doloroso capitolo dello scontro israelo-palestinese. È tornata a farsi sentire fra coloro che sostengono unicamente le ragioni dei palestinesi una chiusura senza alcun dubbio sulle ragioni e le paure di Tel Aviv.
In una parte di questa opinione pubblica, specialmente di sinistra, si è consolidato un pregiudizio anti-israeliano che ha molti tratti in comune con l'anti-semitismo.
SI È RIMESSO IN DISCUSSIONE LO STATO EBRAICO. Purtroppo abbiamo letto e sentito frasi che mettevano in discussione l'esistenza stessa dello Stato di Israele o indifferenti rispetto alle minacce che il Paese e i suoi cittadini devono sopportare, fino agli anatemi anti-semiti che presentavano gli ebrei come i fautori dell'apartheid, i portatori di violenza nel Medio Oriente.
Tutti hanno trascurato il banale fatto che, pur in una situazione bellica, ci siano state non solo voci autorevolissime contro i bombardamenti ma anche manifestazioni di massa come quella recenti a Tel Aviv.
La democrazia israeliana ha retto la prova.
Il pregiudizio, invece, si è consolidato e un nuovo anti-semitismo soft, accanto a quello più duro, si è fatto strada in Occidente e nella sinistra europea e americana.

Israele deve riflettere su come dialogare con gli amici critici

Va detto però che la corrente opposta anti-palestinese e genericamente islamofobica ha dilagato negli stessi giorni.
Si sono fatte, mai viste prima d'ora in nessun Paese occidentale, manifestazioni in sostegno dell'esercito israeliano, si è riportata nel dibattito politico l'Oriana Fallaci più cupa, quella della guerra santa anti-araba, si è presentato il papa, anche in aree clericali o devotamente atee, come un imbelle che assiste senza far nulla alla strage del 'popolo di Dio'.
EBRAISMO ITALIANO, CHE DELUSIONE. Gli estremismi politici e culturali sono figli di questi tempi brutti.
La tregua a Gaza disarma soprattutto loro.
Una vera delusione è venuta da molte aree dell'ebraismo italiano, sia quello notoriamente di destra, seguace imperterrito di Netanyahu - ovvero del sionismo post e anti-socialista - sia da molti ebrei di sinistra. Malgrado tante volte si sia affermato che la critica al governo di Gerusalemme (calmatevi: ho scritto Gerusalemme e non erroneamente, come 50 giorni fa, Tel Aviv) è da considerarsi legittima e non assimilabile né ad atteggiamenti anti-israeliani né tanto meno anti-semiti, questa volta non è stata accettata alcuna critica: né quelle che provenivano dall'ebraismo di sinistra, né quelle esposte da antichi e comprovati amici di Israele.
Ho letto, insulti, anatemi, voglia di rompere antiche relazioni.
SERVE RITROVARE UN CONFRONTO. Comprendo il dato emotivo di una situazione, ma registro il fossato che si è scavato che richiederebbe un'analisi approfondita che farò.
Resta il fatto che in Israele posizioni come quelle di David Grossman, di Amos Oz e persino del presidente Simon Peres, all'indomani dalla cessazione dalla carica, hanno avuto libero corso e sono state dibattute.
Qui è accaduto il contrario.
Sono convinto che il mondo ebraico tutto intero deve riflettere su queste settimane e su come dialogare con amici critici.
Altrimenti tenetevi Magdi Allam e Antonio Socci!

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