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POLITICA 27 Agosto Ago 2014 0600 27 agosto 2014

Riforme e appoggio a Renzi, così Silvio Berlusconi cerca il riscatto

Nessuno sgambetto a Renzi. Anzi, appoggio incondizionato alle riforme.

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Il leader di Forza Italia ed ex premier Silvio Berlusconi.

Silvio Berlusconi è pronto a tornare in campo.
Il Cavaliere, rinvigorito dalla sentenza di assoluzione nel processo d'Appello sul caso Ruby, soddisfatto di come procede l'accordo con Matteo Renzi sulle riforme istituzionali e scalpitante in vista della fine dei servizi sociali a Cesano Boscone (prevista per ottobre), ha una gran voglia di rituffarsi nel risiko della politica italiana.
APPOGGIO AL GOVERNO SULLE RIFORME. Ma stavolta con un ruolo diverso, magari non più in prima linea, ma che gli consenta comunque di «entrare nei libri di storia», come ha sempre desiderato, e di mettere al sicuro le sue aziende.
Sarà sicuramente della partita sull'abolizione del Senato, la legge elettorale e le modifiche al Titolo V della Costituzione, ma in autunno sarà pronto a dare una mano al premier quando l'aria si farà calda sui temi economici.
Questo perché l'attuale governo lo sente anche un po' suo. E stando alle indiscrezioni, lo è davvero, anche un po' suo.
Per capire questo passaggio, solo apparentemente ingarbugliato, bisogna riavvolgere il nastro al 25 maggio scorso.
NCD IN CADUTA LIBERA. Quando le elezioni europee premiarono la spinta propulsiva del premier e del suo Pd con il 40,8%, e in contemporanea affossarono le speranze di emancipazione del Nuovo centrodestra e del suo ideatore, Angelino Alfano, dal padre putativo Berlusconi. Il tonfo delle urne allarmò buona parte di quelli che, solo ad ottobre 2013, avevano seguito il ministro dell'Intero nella scissione dal Cav.
Tanto che i vari Denis Verdini, Paolo Romani, Renato Brunetta, Valentino Valentini e Sestino Giacomoni, le persone più vicine al leader di Arcore assieme alla senatrice, assistente e tesoriera Maria Rosaria Rossi, furono letteralmente inondati di sms, mail e inviti a prendere caffé da quanti si erano già pentiti della loro scelta.
DA LUPI A CASERA, VOGLIA DI FI. I nomi di quelli che intendevano far ritorno all'ovile di Piazza San Lorenzo in Lucina sono comunque finiti in una lunga lista, che è stata consegnata nelle mani proprio di Silvio Berlusconi. Il quale, con sua grande sorpresa, vi trovò anche quelli del ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, e del sottosegretari Luigi Casero e Massimo Cassano.
L'ex premier, però, ebbe l'intuizione di non fare nulla per favorire il rientro dei transfughi. Anzi, chiese ai suoi pontieri di lanciare messaggi precisi: mantenete la calma e soprattutto le posizioni.
Non era quello il momento di far crollare il castello di Ncd, e con esso il governo, perché tanto Renzi non avrebbe mai accettato l'ingresso di Forza Italia nella sua squadra, altrimenti «gli sarebbe scoppiata la guerra nel Pd».
E quel momento non sarà nemmeno il prossimo autunno, ecco perché vuole togliere quanto è più è possibile la polvere dai cannoni di chi non apprezza il segretario dem, anche ridimensionando i cannoneggiamenti dell'house organ Il Mattinale, facendo filtrare ad arte la notizia che sarebbe stato sfilato dalle mani di Brunetta, per spegnere il sacro fuoco dell'economista veneziano.
PER SCHIFANI PRONTA LA VENDETTA DEL CAV. E Alfano? In questa partita il Cav sente di avere nuovamente il coltello dalla parte del manico anche contro l'ex delfino.
O meglio, contro quello che ritiene il vero responsabile della scissione: Renato Schifani.
E all'ex presidente del Senato che Berlusconi vuole dare una lezione per lo sgarbo subito ai tempi del governo Letta, e nello stesso tempo riprendersi Angelino, che resta comunque una delle persone a cui Silvio ha voluto (e forse vuole ancora) davvero bene in politica, ma per il quale non è più disposto a uccidere il Vitello grasso.
Perché il preferito di Silvio resta il presidente del Consiglio, Matteo Renzi.
L'unica garanzia che rimane al Cavaliere di diventare quel «padre della Patria che ho sempre desiderato di essere».

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