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MINISTERO 28 Agosto Ago 2014 1546 28 agosto 2014

Farnesina, nuovo ministro cercasi: i nomi in pole

Al via il toto nomine post Mogherini.

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Il ministro degli Esteri italiano Federica Mogherini.

A meno di clamorose sorprese dell'ultima ora, da lunedì 1 settembre Federica Mogherini dovrebbe traslocare a Bruxelles, per iniziare il suo nuovo lavoro come Alto rappresentante dell'Unione europea per la politica ester
Questa vittoria del premier Matteo Renzi a livello continentale, però, aprirà ufficialmente la corsa alla sostituzione del titolare della Farnesina.
L'IPOTESI GUERRA PARE ESCLUSA. In lizza, stando agli incontrollabili rumor di palazzo, ci dovrebbe essere quasi tutto il parterre di ospiti delle varie edizioni della Leopolda, ma la realtà dei fatti è ben altra. Innanzitutto da Palazzo Chigi escludono che esista addirittura la possibilità di una nomina di Andrea Guerra come ministro degli Esteri, cancellando il primo nome eccellente attiguo (ma non organico) all'attività politica del presidente del Consiglio.
Chiarito l'equivoco sul quasi ex manager Luxottica, occorre aprire una seria riflessione su quelli che potrebbero essere i criteri di scelta da parte del golden boy dem. Nel suo inner circle continuano a ripetere sempre lo stesso refrain: «Matteo ha una memoria straordinaria, una sorta di hard disk in cui salva migliaia di file e al momento opportuno tirerà fuori la sintesi adatta alla causa».
UNA ROSA DI NOMI IN TESTA. In poche parole, in testa ha già una rosa di nomi, ognuno con i suoi pro e i suoi contro, ma la decisione sarà presa solo all'ultimo momento, e soprattutto «dopo che avrà ottenuto ufficialmente la nomina della Mogherini».
Muoversi prima di aver portato a casa il risultato, nella filosofia renziana, «non solo è inutile, ma porta pure un po' sfiga», rivela una fonte vicina al premier a Lettera43.it.

Convincere un governo di larghe intese

Massimo D'Alema.

Ma quali sono le figure che Renzi preferisce per rappresentare la diplomazia italiana? A quali criteri dovrà rispondere il prossimo ministro degli Esteri? E a quanti dovrà andare a genio?
Tutte domande lecite, che dovrebbero condurre almeno ad un paio di identikit.
In particolare l'ultimo quesito è strategico: perché l'attuale governo, sebbene a guida di un leader carismatico e buon comunicatore, è pur sempre di larghe intese per l'ordinaria amministrazione e addirittura esteso a una parte dell'opposizione per le riforme istituzionali e costituzionali.
IL PESO DEL CENTRODESTRA SULLA SCELTA. In poche parole, è «difficile immaginare che Angelino Alfano, o più che altro Silvio Berlusconi, non pesino sulla scelta», spiega una gola profonda di area centrodestra. «È geopolitica, bellezza. La Mogherini aveva una visione filo russa in un esecutivo pro Ucraina, e questo stava bene al Cavaliere ma un po' meno al presidente Napolitano. Ora chiunque arriverà dovrà rispettare questo equilibrio e anche la parità di genere, anche se magari basterà spostare un paio di pedine», confida a mezza bocca la fonte, quasi mordendosi la lingua.
D'ALEMA, UN'INSIDIA PER IL PREMIER. Il perché è presto detto. Sia negli ambienti di minoranza che di maggioranza Pd, aleggia infatti il 'fantasma' di Massimo D'Alema, che andrebbe bene a Silvio, spegnerebbe i nuovi fuochi di Pier Luigi Bersani e i bersaniani, garantirebbe la pax al Nazareno e metterebbe in difficoltà il capo dello Stato, il quale non potrebbe opporsi a un uomo di esperienza in quel ruolo, che è oltretutto capace di aprire molte porte a livello continentale e non, al giovane premier, grazie al suo ruolo di vice presidente dell'Internazionale socialista.
Certo, il lìder maximo farebbe saltare la mosca al naso di molti sostenitori del segretario, ma sarebbe un ottimo ufficiale di collegamento tra diversi governi europei ed extraeuropei. La sua nomina, infatti, non è scartata a priori anche dagli alti vertici del Pd, che in camera caritatis suggeriscono di prendere in considerazione D'Alema, ma «senza confondere il possibile con il probabile».
PISTELLI, IL MENTORE RENZIANO. Nei file renziani, comunque, esiste anche un'altra possibilità concreta, che risponde all'identikit di Lapo Pistelli, mentore proprio di Renzi a metà Anni 90, e prima 'vittima' della rottamazione nel 2009 ai tempi delle primarie per la scelta del candidato sindaco a Firenze.
Pistelli ha una lunga esperienza sia in Italia sia a Bruxelles, e da Letta in poi ha sempre ricoperto il ruolo di sottosegretario agli Esteri. Lui è il preferito dei funzionari della Farnesina, i quali - riferiscono fonti interne - «fanno il tifo per la Mogherini come mrs Pesc pur di non lavorarci più insieme».
Cosa la ministra abbia combinato per ricevere questi 'complimenti', però, resta un mistero.
IL RITORNO DI EMMA BONINO? Con Renzi non è da escludere, comunque, qualche finale a sorpresa. «Magari con il ritorno di Emma Bonino, che farebbe molto piacere al capo dello Stato», racconta un deputato dem di estrazione radicale specificando, «anche se Matteo non la vede assolutamente di buon occhio».
La corsa è dunque aperta, e da qui alla metà di settembre tutto può ancora accadere. E il nuovo corso renziano impone prudenza nelle previsioni. I file, quelli salvati nella sua testa, sono ancora tutti aperti.

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