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POLITICA 28 Agosto Ago 2014 0700 28 agosto 2014

Scuola, la riforma Renzi-Giannini in sette punti

Così il governo vuole cambiare l'istruzione.

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La riforma dell'Istruzione del governo di Matteo Renzi - al momento è in fase di discussione - è destinata a rivoluzionare non solo il sistema delle supplenze e delle assunzioni, ma tutto l'universo scuola.
Nei progetti dell'esecutivo e del ministro dell'Istruzione Stefania Giannini ci sono, infatti, la meritocrazia e i finanziamenti privati. Ma pure l'insegnamento dell'Informatica sin dalle scuole primarie e il potenziamento della lingua inglese negli istituti superiori.
Ecco cosa è destinato a cambiare con la riforma dell'Istruzione, che il governo ha fatto slittare a settembre a causa dell'agenda troppo fitta del Consiglio dei ministri di venerdì 29 agosto.

1. Supplenze: «L'obiettivo è azzerare il precariato»

In Italia sono circa 120 mila i supplenti (©ImagoEconomica).

Il punto più delicato della riforma dell'Istruzione riguarda le supplenze. Nei piani del governo c'è l'idea di «azzerare il precariato», come ha spiegato Giannini, riferendosi ai circa 120 mila supplenti dell'istruzione italiana.
In pratica una parte di questa folta truppa sarà trasformata in docenti «funzionali allo svolgimento dei compiti». Tradotto significa che saranno assunti, ma non avranno una cattedra: quindi il posto resta disponibile, mentre il supplente non cambierà ogni anno. Poi ci saranno gli insegnanti che possono pure svolgere corsi di recupero e affiancamenti didattici.

2. Assunzioni: concorsi a cadenza biennale

La riforma prevede assunzioni con scadenze biennali (©ImagoEconomica).

Risolto il nodo delle supplenze e svuotate le graduatorie, il governo spera che sia più facile procedere alle assunzioni. Le intenzioni del ministero sono quelle di offrire le cattedre attraverso concorsi a cadenza biennale (ora la legge prevede che si attinga per il 50% dei posti dalle graduatorie a esaurimento).
Il progetto in realtà era già stato iniziato dall'ex ministro della Scuola Francesco Profumo e Giannini vuole completarlo. Dunque, in futuro, l'unica via per aspirare a insegnare dopo aver conseguito l'abilitazione sarà proprio quella proposta del governo.

3. Meritocrazia: premi economici ai più bravi

Il ministro dell'Istruzione, Stefania Giannini (©Ansa).

Nella 'rivoluzione' dell'insegnamento, il governo sta valutando anche a una soluzione per premiare le capacità dei docenti. Giannini, per questo, vorrebbe introdurre un sistema di «scatti» che offra agli insegnanti più meritevoli incentivi economici. In fondo, come ha spiegato l'Associazione dei presidi, «i docenti italiani sono gli unici in Europa che entrano nel mondo del lavoro come soldati semplici e ne escono con la stessa qualifica». Ecco perché è necessario mettere mano al portafoglio per premiare i più bravi.

4. Autonomia: potenziare gli istituti professionali

Giannini vuole potenziare anche l'insegnamento di Geografia.

Un punto al vaglio del governo è pure quello dell'autonomia degli istituti e dei programmi scolastici. Per il primo aspetto, Palazzo Chigi vuol puntare sugli organici funzionali, mentre il ministero, per quanto riguarda i programmi, vuole rilanciare l'insegnamento di Storia dell'arte e Geografia, materie sacrificate in passato.
Svolta anche per le scuole professionali che devono essere potenziate per dare vita a istituti di specializzazione collegati a enti culturali, creando, sull'esempio della Francia, un nuovo rapporto tra cultura e istruzione.

5 Materie: potenziare l'informatica e l'inglese

La riforma vuole potenziare l'insegnamento di informatica e inglese.

Il governo ha intenzione di avviare una sperimentazione in autunno per introdurre l'insegnamento dell'informatica sin dalle scuole primarie. Il progetto è una sorta di versione ridotta del percorso Hour of Code: sarà una lezione interattiva di un'ora per 200 istituti. Poi i corsi potranno essere estesi a tutte le scuole che vorranno partecipare al progetto.
Altra materia fondamentale per il governo è la lingua inglese. Uno dei punti della riforma riguarda proprio il potenziamento dell'insegnamento alle scuole elementari. Ma è allo studio anche una materia dell'ultimo anno delle superiori da portare alla Maturità che sia insegnata in una lingua straniera.

6. Coperture: serve almeno 1 miliardo di euro

Il premier Matteo Renzi (©Ansa).

Le ombre principali della riforma riguardano le coperture. Da quanto si è appreso le linee-guida, che devono essere presentate venerdì 29 agosto, non avranno ripercussioni sull'anno scolastico 2014-15. Di certo c'è che non si tratterà di un 'pacchetto' a costo zero, ma servono risorse.
Renzi ha ventilato la possibilità di investire circa 1 miliardo di euro che potrebbe essere inserito nella legge di Stabilità. In fondo, come ha detto Giannini, «investire sull'istruzione in un momento di crisi profonda vuol dire preparare la svolta radicale dei prossimi anni». Per farlo, tuttavia, servono i soldi.

7. Scuole private: finanziamenti e detassamento delle iscrizioni

Il governo vuole migliorare le strutture del 50% delle scuole italiane entro il 2015 (©ImagoEconomica).

La riforma dell'Istruzione, infine, ha deciso di affrontare anche il rapporto tra gli istituti pubblici e quelli privati. Per dirla con le parole del ministro, serve superare «i pregiudizi ideologici che pesano più dei soldi». Quindi nessun taglio ad altri comparti dell'istruzione per finanziare le spese, ma è spuntata l'ipotesi di un finanziamento privato nella scuola pubblica, come avviene negli Usa, e pure l'idea di un detassamento delle iscrizioni. Per esempio uno sponsor può finanziare i laboratori degli istituti tecnici, ma pure aumentare i fondi alle scuole dell'infanzia e il rafforzamento delle connessioni per tablet e lavagne multimediali.
Senza poi dimenticare il progetto di Palazzo Chigi per portare entro il 2015 ad avere edifici più belli, sicuri e nuovi (l'obietto è di migliorare le strutture di un istituto su due).

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